Un giardino che domina Capri

La mitica villa “La Gioia” dove ha vissuto Curzio Malaparte prima di costruirne una d’avanguardia in mezzo agli scogli.

Il bello di Capri è che ogni casa ha una sua storia fatta di personaggi famosi, spesso eccentrici, a cominciare da Tiberio l’imperatore romano che ha dato il nome al Salto di Tiberio a picco sul mare da dove gettava gli ospiti sgraditi.
In questa villa la storia ha portato negli anni ‘30 lo scrittore Curzio Malaparte, personaggio di grande talento, ma politicamente instabile. Era un fascista della prima ora e aveva partecipato alla marcia su Roma; ma per colpa del suo libro ironico “Tecnica del colpo di stato” nel 1933 fu condannato al confino sull’isola di Lipari.
Il modo migliore di ombreggiare una terrazza là dove batte forte il sole è ancora il tradizionale incannicciato perché assorbe poco l’irraggiamento solare e dalle fessure lascia passare l’aria che lo raffredda. Il divano è in muratura ammorbidito dai cusciniPer intercessione di Galeazzo Ciano gli fu poi concesso il trasferimento a Capri dove, in questa villa e sotto la protezione dell’amico e di sua moglie Edda Mussolini, aprì e fece fiorire un brillante salotto letterario. Fu in quel periodo che diresse i lavori della sua nuova villa inserita tra gli scogli che chiamò “Casa come me” (cioè completamente fuori schema).
Di quel periodo si ricordano ancora le abitudini naturiste di Malaparte, che faceva footing nella sua vigna e in quelle vicine completamente nudo (Capri aveva una tradizione di questi scandali).Centralità del progetto: per gli interni, essendo il progetto architettonico degli anni ‘30 molto classicheggiante, l’arredo risulta stratificato in vari momenti con aggiunte e completamenti. Molto solare il soggiorno che dà su una delle grandi terrazze con eleganti divani bicolori e una decorazione a rami di corallo che si ripresenta in più punti (pannelli, tappeto, vaso cinese con vero corallo).
Innovazione: mescola con maestria lo stile “classico moderno” con i mobili funzionali hi – tech come quelli della cucina o il dondolo a uovo del terrazzo.
Uso dei materiali: quelli tradizionali usati a Capri, dall’intonaco bianchissimo al cotto e alle piastrelle di Vietri. Molto bello l’opus incertum del giardino.
MASSIMO ESPOSITO, architetto
Nasce a Capri nel ‘54. Dal ‘73 al ‘79 vive a Firenze dove consegue la laurea con lode in Architettura con un’analisi su una media città italiana.
Appassionato di fotografia consegue il diploma di Istruttore di allievi fotografi e pubblica sue foto su importanti riviste del settore.
Dal 1980 vive e lavora tra Capri e Napoli. Di impostazione razionalista, ha grande rispetto per i siti naturali e antropizzati.
Da qui nascono le sue prime opere capresi come il Centro Culturale, il cinema “L’isola”, la discoteca “Number two”.NEGLI ANNI ‘30 GLI ARCHITETTI CHE PROGETTAVANO GIARDINI IN ITALIA ERANO POCHI; PER LE COMMISSIONI PIÙ IMPORTANTI SI PREFERIVA FAR VENIRE DALL’INGHILTERRA NOMI DI GRANDE FAMA COME RUSSEL PAGE O GEOFFREY JELLICOE. LO STILE IN VOGA IN QUEL MOMENTO ERA UN IBRIDO TRA IL GIARDINO ALL’ITALIANA SEMPLIFICATO E UN MODERNISMO SPERIMENTATORE CHE PROVENIVA DALL’ARCHITETTURA RAZIONALISTA.
SPESSO IL PUNTO MEDIANO LO SI TROVAVA IN UNO STILE SOBRIO E RAZIONALE CON VALENZE MAGICHE ALLA MAGRITTE, COME NELLE ARCHITETTURE COEVE DI GIO PONTI. PIETRO PORCINAI FU LA PUNTA DI DIAMANTE DELLE STILE ITALIANO DI QUEL MOMENTO,  E IL SUO PRIMO CAPOLAVORO FURONO I GIARDINI DI RE ZOG A TIRANA DEL  1935. IL SUO TALENTO LO PORTAVA A SEGUIRE L’ANDAMENTO DEL TERRENO E DELLA NATURA CIRCOSTANTE, CHE NON VOLEVA STRAVOLGERE MA COMPLETARE E IMPREZIOSIRE. QUESTO GIARDINO, FORSE ISPIRATO DALLO STESSO MALAPARTE, CON LE SUE SEMPLICI FORME RETTANGOLARI E L’OPUS INCERTUM DI PIETRE ED ERBA LO RICORDA MOLTO.Oggi invece chi la abita è una signora molto seria che fin da quando aveva 22 anni dirige il laboratorio di analisi e diagnostica di proprietà del padre. Poi, come hobby, ha trasformato con i fratelli la villa di famiglia, Villa Marina sempre a Capri, in un hotel di charme a cinque stelle. Molto impegnata nel business, la signora cerca naturalmente di demandare agli altri tutto quello che può: così per villa “La Gioia” ha chiesto a un suo amico, l’architetto Massimo Esposito, di curarne la ristrutturazione dando come tema decorativo il motivo dei rami di corallo rosso. Tale leit – motiv è diventato tenda, tappeto, pannello scorrevole, ma anche rami veri di corallo infilati in vasi cinesi.Lo stile dell’insieme è quello tradizionale caprese con alcuni elementi venuti di moda negli anni seguenti, come il muro in pietra a vista e il soffitto a balze di lino bianco per rendere la stanza più “calda”e con un’acustica migliore. Un arredo signorile e non alla moda, come è giusto che sia in una villa di famiglia dove tutto si conserva e si stratifica con naturalezza. Una parola va spesa per il giardino: sfrutta i dislivelli in modo scenografico per creare percorsi suggestivi e piattaforme per la sosta e la conversazione.
Un giardino che, “alla caprese”, alterna l’utile (le viti) al dilettevole (i fiori) con pavimentazione ad opus incertum.

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