Gabriele De Giorgi




La città-continua tra Roma e il mare, pochi decenni fa soltanto allo stato embrionale, è oggi una realtà consolidata. Il che significa che Roma metropoli confina ormai con il Tirreno e che la sua è una dimensione geografica. Questo fenomeno tuttavia non deve far credere che si tratti di una vera espansione metropolitana, così come si intende comunemente per le grandi capitali europee o mondiali; è invece il risultato di un modo negativo di crescere, venuto su alla rinfusa, senza veri numeri o veri aggettivi degni di una grande città in linea con le altre capitali europee. Come è potuto accadere?
La sua storia moderna, piena di contraddizioni, è iniziata più di un secolo fa nel periodo post-unitario, quando, dopo secoli di abbandono e indifferenza, il territorio esteso fino alla foce del Tevere fu oggetto di grandi interessi, ma anche di dispute violente. Se da una parte infatti la nuova classe politica emersa con l’unità d’Italia voleva dare di Roma un’immagine prestigiosa, contrapposta allo squallore dei luoghi ereditati dalla politica papale; se essa puntava alla valorizzazione del litorale invaso da paludi malariche e intendeva trasformare la campagna, promuovere lo sbocco al mare, dotare Ostia di un porto e di attrezzature e insediamenti industriali; se furono perciò studiati molti progetti di risanamento e bonifica, di irrigazione e di edificazione; dall’altra parte uno spettro minaccioso e in agguato si aggirava nelle stanze del potere: la speculazione, venuta alla ribalta in vista dei grandi affari che avrebbero arricchito le casse di società nate a tale scopo, non tanto interessate alla qualità quanto al bottino da realizzare. Esplosero in quel periodo i noti conflitti tra forze contrapposte (principalmente tra i vecchi latifondisti e i nuovi imprenditori) e seguirono le altrettanto note vicende delle battaglie parlamentari e delle leggi promulgate, ma inevase, sugli obblighi di bonifica e di intervento migliorativo. Per questi motivi molte iniziative si bloccarono a favore dei forti gruppi di pressione che ebbero mano libera nello sfruttamento frammentario del territorio. L’impasse durerà molti anni, prima che si intravvedesse una prospettiva d’intervento strategica unitaria, fino a che cioè non venne alla luce durante il fascismo l’idea forte dell’espansione di Roma verso il mare: la Terza Roma ‘dilatata’ verso i sacri lidi del Tirreno (secondo quanto leggibile ancora sul fronte del Salone delle Fontane dell’EUR di Gaetano Minnucci), memore dei fasti dell’antico Impero Romano, sognata da Mussolini in versione grandiosa, rappresentativa del nuovo corso, da proporre all’ammirazione degli italiani e del mondo intero. Intanto già prima, nel 1919 era nato lo SMIR (Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale di Roma).
Nel 1924 ere entrata in funzione la ferrovia Roma-Ostia, nel ’27 a Ostia era già stato realizzato l’Idroscalo per idrovolanti, nel 1928 era già stata inaugurata la Via del Mare, nell’ottobre del ’32 era stata iniziata via dell’Impero, nel ’33 era stato approvato il piano di Ostia. Nello stesso anno Castel Fusano diventava parco pubblico. Nell’agro
si erano costruite le prime borgate per gli sfollati degli sventramenti al centro di Roma e vi si rilasciavano licenze fuori piano. Tra il 1934 e il 1935 maturarono varie ipotesi progettuali, tra le quali la città lineare di Virgilio Testa, poi ripresa da Gustavo Giovannoni nel 1939, con la ben nota direttrice di sviluppo configurata a Coda di cometa, incentrata sulla strategia d’espansione in più fasi per nuclei satelliti. Inoltre si era già delineata l’idea di un’Esposizione Universale da varare in occasione dei 20 anni dell’avvento del fascismo: l’E42, cerniera strategica per l’espansione. Fu in parte costruita prima che gli anni della guerra e la caduta del fascismo ne bloccassero il completamento.
Tale canovaccio di anticipazioni, che – fatto importantissimo (purtroppo senza esito) – si sarebbero completate con l’esproprio dei terreni da edificare, costituì la premessa all’espansione del dopoguerra.
Ma con la fine del fascismo gli interessi degli speculatori si risvegliarono, i suoli, non più espropriati, rimasero ai vecchi soliti proprietari terrieri, che anzi si avvalsero delle nuove recenti infrastrutture per trarre vantaggio dal loro valore aggiunto. Le vicende del dopoguerra (ricostruzione, immigrazione, sviluppo economico, abusivismo) favorirono la formazione di altre teste di ponte, saldature, occupazioni illegali.
Oggi la visione che si presenta ai nostri sguardi sgomenti è quella schizofrenica di una città realizzata con edilizia senza qualità, molto diversa dall’architettura che la cultura fascista soleva destinare alla città, retorica quanto si vuole, intrisa di magnificenza, regressiva e antistorica, ma tuttavia controllabile e di buona qualità, anche se improntata ai vecchi canoni accademici.
Le amministrazioni via via succedutesi senza proporre alternative credibili hanno gestito il territorio con le tipiche procedure delle politiche del momento, che, parafrasando il vecchio detto, possiamo così sintetizzare: tra Roma e il mare ha vinto il fare. Un fare senza cultura urbana, senza un piano o un disegno o un’idea generale di città, il cui carattere diffuso è, nel migliore dei casi, quello di un anonimato generalizzato con punte di desolante squallore edilizio. Un fare che fa rimpiangere le occasioni perdute per non aver tenuto conto delle conquiste dell’urbanistica e dell’architettura contemporanea.

Foto satellitare della città-continua
tra Roma e il mare
R. Koolhaas. Progetto della Casa dei Giovani all’Ostiense

Vi propongo di andarli a visitare questi 20 chilometri tra Roma e il mare. Dall’alto si vedono pianeggiare fino alla costa, occupati da una ‘non-città’ che negli anni recenti ha inglobato e alterato elementi appartenenti a contesti storici e paesaggistici, ha
lambito i margini dei parchi e le rive del Tevere, ed è pronta a prolungarsi sul mare con isole artificiali, come si può dedurre da alcuni progetti che circolano sulle riviste. Appare evidente come in molti casi, salvo rare eccezioni, il tutto sia stato generato dall’abusivismo, dai colpi di mano, dall’edificazione di quartieri residenziali fuori piano mescolati alle architetture omologate dei centri commerciali, delle multisale, degli uffici, secondo cortocircuiti strutturali e sintattici, scarti paradigmatici, complessi ‘impuri’, radicati nell’humus vischioso, insicuro, indefinibile dell’insieme. Si sa che in parte è il frutto di investimenti di denaro anche di incerta provenienza (illecita), innestati nel nervo vitale della città e nel ciclo dell’economia romana. ‘Roma è un luogo appetitoso per la criminalità organizzata’ ha dichiarato di recente il procuratore nazionale antimafia.
L’aeroporto di Fiumicino si è sovrapposto all’antico porto di Claudio.
Vi sono sorte accanto le città delle merci, del terziario avanzato, delle misere borgate. È inoltre la Roma delle nuove ‘centralità’ previste dal PRG in via di realizzazione, dei parchi bruciati come Castel Fusano, delle rive del Tevere dimenticate.
Via terra possiamo attraversare questi agglomerati in più modi: in auto, in treno, in metropolitana, in autobus Atac. In auto, per il traffico, i tempi necessari alla loro percorrenza rendono difficili le modalità di attraversamento. Nelle traverse laterali ci si imbatte in labirintiche circonvoluzioni e interferenze, in percorsi interrotti, senza uscita. Molti i vuoti di risulta, i recinti improvvisati, i contorni indefiniti senza punti di riferimento nel sempre uguale delle lottizzazioni. È evidente e chiaro il mito della casa individuale, a bassa densità, che ha generato abitati mal serviti da strade piccole e strette, frutto di una piccola economia cieca e sorda, attenta al solo profitto, per nulla all’ampia visione di un’organizzazione civile della città. Con l’avvento dell’era post-industriale, che rappresenta l’ulteriore fase di trasformazione, questo territorio ha assorbito tutte le tendenze e le procedure della deregulation, come risulta chiaramente dalle più
esplicite immagini satellitari. Vediamone una campionatura.

Studio Altieri e M. Cucinella. Progetto del Campidoglio 2 all’Ostiense
S. Cordeschi e D. Sabatello. Piano di recupero alla Magliana

Interventi entro il Grande Raccordo Anulare
Partiamo dagli interventi entro il GRA. Sono costituiti dalle centralità di Piano Regolatore e dai Piani di Recupero. Al quartiere Ostiense è la città dei Giovani, nell’area degli ex mercati generali, progettata da Oma, Rem Koolhaas, con cubatura di 323.000 mc., destinata a prevalenti servizi commerciali, centro anziani, asilo nido, biblioteca.
Ancora all’Ostiense è il Campidoglio 2, nuova sede del Comune di Roma, nell’area a ridosso di via Capitan Bavastro (vicinissima alla futura Città dei Giovani) con progetto vinto dallo Studio Altieri e Mario Cucinella, risolto soprattutto in chiave ambientale e bioclimatica.
Tra i Piani di recupero urbano (PRU, art.11 legge 493 del 1993), tra viale Newton e via della Magliana, di Stefano Cordeschi e David Sabatello, è un intervento privato, che prevede la demolizione di volumetrie industriali dismesse e la realizzazione di un complesso edilizio ad uso commerciale, turistico-ricettivo e servizi privati.
All’EUR è previsto il noto progetto di Renzo Piano che riguarda la demolizione delle torri del Ministero delle Finanze progettate da Ligini e la sostituzione con edifici bassi, ecologici, con destinazione residenziale e terziario-commerciale, accanto all’altrettanto noto Centro Congressi di Fuksas.
Adiacente all’EUR, la Centralità di Castellaccio è il prodotto dell’urbanistica contrattata, per cui in cambio di metri cubi, un costruttore si impegna a cedere e allestire un parco o un sevizio pubblico. Il progetto è dello studio Transit Design e di Purini-Thermes, autori anche di una delle torri, l’altra è di Gianni Ascarelli. A Castellaccio sono destinate attività commerciali, uffici, residenze. Gli interni del centro commerciale Euroma 2, realizzati dalla società Sadi S.I. in collaborazione con lo studio di progettazione Chapman-Taylor, rappresentano una vera e propria caduta di qualità. Domina lo stile egizio-romano, con uso di marmi policromi, obelischi, stucchi, rifiniture in similoro non pertinenti con i volumi contemporanei dell’insieme di Purini-Thermes. In un luogo pubblico, si sa, l’architettura deve avere una funzione critica civile e non di mistificatorio recupero di forme morte e seppellite pensate per accattivare il consumatore. Euroma 2 è un’occasione mancata sotto quest’aspetto e contribuisce a dare un volto all’inadeguata gestione della città contemporanea. Fatto manifestatosi anche con un altro episodio: 500 cariche di tritolo hanno demolito il Velodromo Olimpico di Ligini, Ortensi e Ricci, costruito per le olimpiadi del 1960. Negli anni trascorsi dal ’60 ad oggi è stato fatto marcire. Vi si costruirà un centro polifunzionale, alcune scuole, una piscina, un centro benessere. La vicenda ha riempito con giusta indignazione gli spazi di tutti i media e di internet. A nulla sono valsi appelli e proteste di architetti, critici,
associazioni culturali e sportive.
Adiacente a Castellaccio, nel 1976 è stato realizzato il quartiere di saldatura del Torrino, un insediamento urbano di vaste proporzioni, di 3.000.000 di mc, molto popolato, con morfologie variate e tipologie prevalentemente a palazzine.
Dall’altra parte, alla Muratella, già sede di edifici fortemente caratterizzati, la centralità specializzata Alitalia (se si realizzerà) concorrerà a costruire, con un progetto di Rogers, una piazza dalle forti connotazioni architettoniche, delimitata da 9 edifici residenziali, spazi commerciali, un complesso ricreativo e una torre di 30 piani. Il Warner Village multisala fronteggia la Muratella dalla parte opposta dell’autostrada per Fiumicino, come scheggia a sé, secondo la tipica morfologia con spianata di parcheggi e padiglioni isolati tra i campi.

Studio Altieri e M. Cucinella. Progetto del Campidoglio 2 all’Ostiense
S. Cordeschi e D. Sabatello. Piano di recupero alla Magliana
Il centro commerciale di Castellaccio
Transit Design, F. Purini e L. Thermes.
La nuova Centralità di Castellaccio

Interventi fuori il Grande Raccordo Anulare
Vediamo ora gli interventi fuori dal GRA. Tra i quartieri di saldatura, Mezzocammino si sta sviluppando con palazzine in costruzione in fitto addensamento. Attualmente si vedono edifici appena ultimati e molte gru al lavoro, tra il GRA e Vitinia, cittadina appartata tra alberi e case, nata subito dopo la prima Guerra Mondiale, con una morfologia tipica dell’orografia collinare, tra strade sinuose e terreni ondulati. Altro quartiere di saldatura è Casalbernocchi nato nel 1961 con la costruzione di un complesso edilizio dell’INA-Casa il nome è preso da un casale delle vicinanze di proprietà dei conti Bernocchi). Un recentissimo complesso residenziale è sorto nelle sue adiacenze. Puri metri cubi, di cui forse è la toponomastica a darne un’immagine amica perché di nomi di attori del cinema e del teatro cari pubblico.
La vicina pineta accanto alla via C. Colombo sembra un parco con sottobosco naturale e libero. Invece all’ombra dei pini una serie di casette ben allineate e fittamente affiancate forma un vero e proprio villaggio residenziale con strade e servizi, piscine, minimarket, navetta per l’aeroporto, ristorante, campi sportivi.
È il camping Fabulous di via di Malafede. Vi si affittano casette in legno di vari tagli.
Malafede a sud di Acilia comprende il complesso delle Terrazze del Presidente, grosso insediamento abusivo sequestrato dalla Procura di Roma nel dicembre scorso.
Tra i quartieri di lottizzazione è Casalpalocco, quartiere residenziale per ceti abbienti, realizzato dalla Società Immobiliare, società molto potente legata al Vaticano, tra il 1961 e il 1975 su progetto di Libera, Luccichenti, Paniconi-Pediconi, Vaccaro. È la prima volta in Italia che un intero quartiere viene costruito da una società privata. È formato da
case basse e palazzine destinate al ceto medio-alto. L’insediamento, diviso in settori, a loro volta divisi in isole, è stato progettato con servizi centralizzati a scala di quartiere. Al margine è il noto drive-in oggi in disuso.
Accanto a Casalpalocco, analogo per standard abitativi, è nato tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70 il quartiere AXA, quartiere-consorzio con case per la media e alta borghesia romana dotate di piscine, centri commerciali, discoteche, polisportive. È tagliato in due dalla Via dei Pescatori, antica strada che collegava Acilia al Borgo dei Pescatori usata da Mussolini per raggiungere la sua darsena personale.
La centralità urbana di Acilia Madonnetta, progettata da Gregotti con stanchi repertori di modernariato su un’area di proprietà del Gruppo Pirelli, punta su funzioni rare e pregiate: commerciali, terziarie, universitarie, ospedaliere. Comprende inoltre un palazzo di giustizia, una scuola superiore, un centro culturale, piazze, portici, aree pedonali.

O. Carpenzano. Interporto a Fiumicino
Plastico del Centro Congressi di M. Fuksas e del Progetto di R. Piano
di sostituzione delle Torri di Ligini all’Eur

Tra i quartieri abusivi Dragona (prende il nome da grossi rettili presenti un tempo) che nell’800 d.c. papa Gregorio IV chiamò ‘Colonia Draconis’, è una borgata abusiva di case isolate basse sorte da una lottizzazione a scacchiera con massimo sfruttamento del suolo. Si affianca, con la sua morfologia elementare, ad attrezzature e manufatti di altra scala in chiave del tutto casuale. Risultato: miscugli e compresenze eterogenee.
Acilia, abusiva in parte, un mix di case basse, palazzine, INA Casa e IACP, (prende il nome dell’antica famiglia degli Acilii che vi risiedevano) antico scalo romano lungo la via Ostiense, ex area paludosa bonificata tra il XIX e XX secolo quando nacque la borgata, poi sviluppatasi intorno al nucleo fondato durante il fascismo, tende ad espandersi in tutte le direzioni. Notiamo alternanze di pieni e di vuoti e di grandi smagliature del tessuto.
Infernetto è un recete quartiere abusivo di lusso costruito su terreni una volta paludosi. (Si tramanda che il nome sia stato dato a questa zona per i fumi delle carbonaie che si potevano vedere numerose in tutta la campagna). Case individuali o a schiera, residence, palazzine non mancano di piscine e giardini.
La Piana del sole, recentissima borgata povera abusiva, sorta ai lati dell’autostrada per Civitavecchia sui bordi dell’aeroporto, è costruita con morfologie elementari ripetitive, adiacente al complesso Fiera di Roma Commercity Parco Leonardo. Anche qui brani di dimensione molto diversa.
Nel 1978, con le giunte di sinistra, è iniziata l’opera di risanamento delle borgate abusive con la variante di PRG per il recupero delle zone O, in una serie di casistiche e situazioni diversissime che hanno richiesto programmi articolati e complessi. Si è trattato per lo più di interventi di prima necessità per dotare questi nuclei dell’indispensabile
rete idrica, elettrica, per il metano, dei servizi sociali, del centro civico, scolastico, di un parco. Forse si sarebbe dovuto fare di più con interventi di riqualificazione edilizia delle abitazioni.
Successivo al risanamento delle borgate, l’intervento pubblico dell’IACP, con la legge 167, ha realizzato abitazioni giudicate poi a volte in contrasto con le intenzioni d’integrazione con il preesistente.

Tra i vari servizi commerciali, per lo svago, il consumo di massa, tra la via Portuense e l’autostrada di Fiumicino, sono da poco sorti la Nuova Fiera di Roma, dai grandi contenitori, progettata dallo studio Valle, Commercity, grande centro all’ingrosso con magazzini e piattaforme logistiche, per il franchising, l’intermediazione commerciale, Parco Leonardo, ancora in parte incompiuto, che riassume l’orientamento generale dei nuovi grossi centri plurifunzionali: funzioni commerciali, direzionali, residenziali, tempo libero e intrattenimento, servizi, alberghi, parchi, piazze pedonali, cinema con 24 sale con bacino d’utenza metropolitano. L’edilizia è di medio livello.
L’aeroporto di Fiumicino (come già detto costruito sulle aree archeo logiche del Porto di Claudio), Cargo City, Interporto, grandi strutture di dimensioni e funzioni frammiste per viaggiatori e per smistamento delle merci, occupano una vasta area a ridosso del litorale.
Scarti consistenti di dimensioni e carattere si notano nel singolare caso dell’abusiva Focene, le cui case si mescolano col megaparcheggio aeroportuale ‘Parching Blu’.
Tra gli insediamenti costieri l’Isola sacra, nata dalla biforcazione artificiale del Tevere risalente a Roma antica, con abitazioni basse monofamiliari, si estende tra Fiumicino e Ostia.
Fiumicino città è il recente comune indipendente da Roma ma, come parte integrante del sistema, svolge un ruolo importante come testa di ponte di tutta l’espansione. Vi è previsto tra l’altro un nuovo grande porto complementare a quello di Civitavecchia. Il Ponte della Scafa su Fiumara Grande, la vera foce del Tevere, con il suo porto canale conduce a Ostia antica, importantissima. Notiamo che la linea della riva era molto arretrata di circa 2 chilometri e corrisponde all’incirca all’altezza della linea del ponte.

Ostia oggi è una cittadina dal tessuto e dalla morfologia composti prevalentemente da palazzine. Ha svolto un ruolo decisivo nelle idee e nelle prospettive progettuali dell’espansione. È parte strategicamente nodale del destino del litorale. Il lungomare, le attrezzature balneari, le spiagge ne fanno la mitica meta di massa delle domeniche di molti romani. A nord di Ostia, lungo il Tevere è l’Oasi della LIPU, a ridosso
dell’entroterra dell’imponente Nuovo Porto di Ostia, attivo dal 2005 con 800 posti barca a pettine attestati su una lunghissima galleria di negozi, bar, ristoranti. Tra il nuovo porto e l’intorno c’è un forte contrasto di qualità, specialmente con l’Idroscalo (il nome è quello del porto di ammaraggio degli idrovolanti degli anni ’30), oggi connotato da squallide baracche, luogo legato alla morte di Pasolini.
Passiamo alla parte opposta di Ostia, a sud. Qui delimita l’abitato il canale dei pescatori, già presente in epoca romana, ma anche darsena privilegiata di Mussolini raggiungibile con quella via dei pescatori che attraversa il quartiere AXA visto prima. Terminale della ferrovia e dell’autostrada Cristoforo Colombo, il canale dei pescatori lambisce il parco di Castelfusano. La famosa pineta è accerchiata dall’edilizia abusiva che avanza, è seriamente minacciata dai piromani, bruciata più volte dolosamente, per metà incenerita, bivacco di fortuna di immigrati che vi si rifugiano a volte perdendo la vita, come recentemente accaduto a una famiglia bruciata in una baracca tra i cespugli. Si teme per il parco di Castelporziano, vicinissimo alle fiamme nei giorni scorsi.

Prospettive
Ecco, Roma in espansione verso il mare continua a crescere senza tregua con quel carattere a volte desolante a volte pretenzioso assegnatole da amministratori sensibili al fascino delle tangenti, da potenti società immobiliari, da scarsi e ininfluenti interventi pubblici, da agenzie di compravendita, da demolitori, da mafia e camorra, da un mercato senza controlli.
In che misura questa sgangherata città-continua potrà in futuro ridiventare vivibile? Nessuno può dirlo con certezza. Osservarne lo scenario però fa pensare, in positivo, a quanto ci sia da fare per l’urbanista- architetto, alle ancora possibili opportunità di riqualificazione e di nuove impaginazioni.
Sarà necessaria tuttavia una nuova politica metropolitana, una nuova cultura di governo in grado di elaborare un Piano Territoriale, come ad esempio il Piano Territoriale Provinciale Generale, che è un telaio ben strutturato di grandi infrastrutture e nodi di scambio, di efficaci interrelazioni, di ambiti produttivi di sviluppo, di ecologie, di insediamenti abitativi esemplari, di programmi di riqualificazione del litorale e del paesaggio. Un piano che potrà avvalersi di quella nuova architettura, chiamata sempre più spesso oggi a compiti di ‘riparazione’, di ‘riqualificazione’, di ‘promozione’ e ‘rinascita’ urbana, di cui la complessità, il caos, il disordine, introiettati e rielaborati per ricucire e ricostruire intrecci, sono categorie utilizzabili per dare un volto nuovo alla metropoli. Però con una condizione preliminare: evitare altri danni, fermare ulteriori saccheggi, snellire l’apparato burocratico, rimuovere il marcio dagli uffici, riformare procedure.

1. Foto satellitare del Torrino
2. La Muratella
3. Mezzocammino in costruzione
4. Vitinia
5. Casalbernocchi
6. Camping Fabulous in via di Malafede
7. Malafede
8. Malafede. Complesso Le Terrazze del Presidente
sequestrato dalla Procura di Roma
9. Insediamenti di Casalpalocco, Axa, Infernetto e
parte della tenuta presidenziale di Casteporziano
10. Dragona
11. Acilia
12. Infernetto
13. Fiera di Roma, Commercity e l’abusiva Piana del Sole sul nodo Fiumicino-Civitavecchia
14. Il litorale con l’aeroporto di Fiumicino, i porti di Claudio e Traiano, la Nuova Fiera di Roma e Commercity
15. Parcheggio dell’aeroporto tra le case abusive di Focene
16. L’Isola Sacra
17. Ostia antica, la Foce del Tevere, l’Isola Sacra
18. Ostia
19. La baracche dell’Idroscalo
20. Il Canale dei Pescatori a Ostia
21. Il Canale dei Pescatori e la Pineta di Castel Fusano
22. La Pineta di Castel Fusano incendiata dolosamente, assediata da edilizia abusiva

Avranno allora un senso nuove possibili trasformazioni di scacchiere elementari dotate di tagli, varchi, aperture; di densità aumentabili con tipologie appropriate; di aree di bordo rimodellate in sistemi di passaggio e di scambio; di aree archeologiche e storiche incluse nella fruizione metropolitana con soluzioni ispirate alla tutela attiva; di nuove centralità previste dal nuovo PRG, ora troppo distanti tra loro, integrate da una rete di interventi intermedi che ne rafforzino le connessioni. Trasformazioni in cui il Tevere, elemento fondamentale del nuovo paesaggio, sia parte di un’ossatura attrezzata di giardini, edifici culturali e di svago con ponti, attraversamenti, tratti navigabili, oasi naturalistiche, musei; in cui i parchi, protetti dagli incendi e ripensati come sistema metropolitano, abbiano un ruolo strategico come elementi di rifruizione della vita urbana; in cui Castelporziano, Castel Fusano, il parco del porto di Traiano, il parco del Tevere, le campagne scampate al saccheggio siano punti di forza da sviluppare per la vita futura di questi comprensori; in cui l’estesa sequenza della palazzina volgarizzata e di basso profilo sia oggetto di ‘rottamazione’ (Aldo Loris Rossi docet) come strumento d’intervento nelle aree degradate, da sostituire con altra edilizia, altri tessuti, altre tipologie, altri spazi più strutturanti e qualificanti (incentivi e compensazioni potranno agevolarne la trasformazione); in cui l’agro romano sia tutelato come patrimonio non solo fisico, ma come testimonianza-documentazione della storia del luogo nei nessi con la cultura, l’arte, le modalità insediative e produttive; come volto di un paesaggio plurisecolare.
Infine, ma non ultime, che siano possibili soluzioni generalizzate per una città sostenibile, con edilizia bioclimatica, sempre più necessaria e auspicabile.

GDG

Studio Metamorph, Roma

 

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