FirenzeIl teatro nella Chiesa

Quella teatrale sembra un’attività eminentemente profana, eppure un tempo nelle chiese venivano con grande efficacia messe in scena rappresentazioni sacre. Nella Firenze dell’umanesimo cristiano Filippo Brunelleschi progettò e costruì macchine sceniche di singolare interesse, che testimoniano un impegno tecnologico assai notevole. Una mostra a Palazzo Medici Riccardi le ripropone. Il titolo è: “Teatro e spettacolo nella Firenze dei Medici. Modelli di luoghi teatrali”.

Già anni addietro, nel 1975 e nel 1980, vennero allestite due esposizioni, rispettivamente sui temi “Il luogo teatrale a Firenze” e “La scena del principe”, coordinate da Ludovico Zorzi. Per quelle mostre vennero preparati dei modelli che riproducevano gli apparati scenici: tali modelli sono ora stati ripresi e diventano i protagonisti del nuovo allestimento voluto e curato dalla Provincia fiorentina, visibile dal 1 aprile al 9 settembre nel Palazzo Medici Riccardi, che potrebbe trovare nella stessa sede un luogo espositivo permanente. La mostra propone una ricognizione degli spazi teatrali della Firenze medicea, nel periodo che va dalla prima metà del Quattrocento alla metà del Seicento. Si tratta di spazi non costruiti appositamente per le rappresentazioni, ma usati occasionalmente per questa finalità, trasformati da specifici apparati che sono riprodotti nei modelli. Sono 14 i modelli in legno che riproducono apparati che furono collocati in diverse occasioni in sei tipi diversi di spazio: le chiese (della SS. Annunziata, Santa Maria del Carmine, San Felice in Piazza e in San Lorenzo, dove venne approntato un sontuoso apparato funebre); il cortile-giardino di Palazzo Medici; il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio; il Teatrino per le Compagnie dei Comici dell’Arte; il Teatro Mediceo degli Uffizi; Palazzo Pitti, nel cui cortile vennero ospitati i più importanti spettacoli barocchi. Gli “ingegni”, ovvero l’insieme di macchinari in movimento predisposti per rendere in immagine visiva alcuni misteri religiosi, segnano, per quanto si riferisce al teatro, l’avvio di una scena articolata e mobile. Erano chiamati “meravigliosi”, atti cioè a suscitare meraviglia, e sono l’espressione di un’esperienza tecnologica maturata nel clima culturale della Firenze quattrocentesca: la loro invenzione è opera di Filippo Brunelleschi. Il 1439 fu un anno di cruciale importanza. Si concluse in Firenze il Concilio per l’unione della Chiesa, cominciato venticinque anni prima a Basilea, con la partecipazione di delegati delle Chiese orientali. La ritrovata unione tra la Chiesa di Roma e le Chiese ortodosse fu un evento straordinario.

 

Nella chiesa dell’Annunziata, il 25 marzo di quell’anno, vi fu una rappresentazione che ebbe come attento testimone e cronista il prelato russo Abramo di Souzdal: l’ipotesi di ricostruzione dell’ingegno si basa sulla sua relazione. L’azione scenica si spostava nello spazio della navata tra due luoghi. Il primo, raffigurante l’Empireo con i Cieli e il Padreterno in gloria tra gli angeli, consisteva in una tribuna costruita sopra la porta d’ingresso della chiesa. Il secondo, la cella della Vergine dove avveniva la disputa dei Profeti e la scena dell’annuncio, era predisposto sul piano del tramezzo (un pontile in muratura allora presente in alcune chiese conventuali). Congiungevano i due luoghi alcuni canapi tesi, sui quali scorreva, al momento dovuto, un fanciullo in figura di angelo annunciante, simulando il volo dal Cielo verso la Vergine; l’ardito movimento si svolgeva sopra il capo degli spettatori che affollavano la navata, coinvolgendoli subitaneamente nell’azione. Finita la scena dell’annuncio, mentre l’angelo veniva fatto risalire, un razzo di fuoco, simboleggiante lo Spirito Santo, partiva a sua volta dalla tribuna e, appeso ad altri canapi tesi, percorreva la navata in senso inverso a quello dell’angelo. La sua luce, che aumentava lungo il percorso fino a illuminare tutta la chiesa, si spegneva quando il razzo era giunto ai piedi della Vergine. Nella chiesa di Santa Maria del Carmine, sempre nel 1439 e sulla base di quanto riferito da Abramo di Souzdal, veniva rappresentata l’Ascensione di Cristo. Il palcoscenico era costituito dal tramezzo su cui poggiavano le costruzioni della città di Gerusalemme a sinistra (dalla quale uscivano all’inizio Gesù, la Madonna e gli Apostoli) e a destra il monte degli Ulivi (dal quale Cristo si sarebbe involato per ascendere al Cielo). Anche nella chiesa di San Felice in Piazza fu messa in scena l’Annunciazione. L’ingegno brunelleschiano era costituito da un elemento emisferico: una cupola di legno collocata tra le capriate del tetto e rotante su se stessa mediante ingranaggi nascosti suggeriva, con il colore azzurro e le luci che simulavano le stelle, la visione della volta celeste. Dodici fanciulli, assicurati all’imboccatura dell’emisfera, fingevano una danza di angeli cantori. Dal vano della cupola si staccava un secondo congegno, detto il ‘mazzo’, che reggeva otto fanciulli di statura inferiore ai primi; infine, dal centro del mazzo che restava sospeso a mezz’aria, scendeva un sostegno di forma ovale, contornato di luci e detto la ‘mandorla’ entro il quale stava un giovane (l’arcangelo Gabriele) che recitava l’annuncio. La ricostruzione di questo ingegno è basata sulla descrizione di G. Vasari.
(Elena Tantardini)

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