FANTASIE E SOGNI IN CITTÀ


Italia – Il nuovo Quartiere Coriandoline a Correggio (RE). Progetto di Andria s.c.r.l.

Foto Fabrizio Cicconi, courtesy Andria scrl
Servizio e testo di Leonardo Servadio

Progettata insieme con i bambini, la casa trova una dimensione di cui ci si era dimenticati. All’estremo opposto dell’idea di “machine à abiter”: dominano la varietà, i colori e un pizzico di disordine.

C’è qualcuno che, dopo essersi accorto di come gli spazi abitati siano sempre meno abitabili, sta cercando di correre ai ripari. In un territorio in cui praticamente non c’è più campagna – almeno come era conosciuta sino a una cinquantina di anni fa – e in cui la dilatazione delle aree edificate sta raggiungendo ogni dove, è evidente che occorre cominciare a cercare di immaginare una situazione in cui questo nuovo ambiente urbano diffuso sia reso consono al vivere: variato a sufficienza per non indurre plumbea rassegnazione; ampio a sufficienza per permettere allo sguardo di respirare all’intorno; dotato di servizi adatti; denso di abitato ma anche ricco di natura. Quel che il geografo greco Dioxadis già negli anni ‘70 individuò come il destino inevitabile degli ambienti urbanizzati: il convergere verso “ecumenopoli”, la città globale priva di confini, il territorio reso totalmente abitato ma, proprio per questo, anche capace di offrire quel carico di suggestione e di libertà che oggi ancora conosciamo come l’uscire dalla città alla ricerca di panorami più ampi e aria più pulita.
A Correggio, in provincia di Reggio Emilia, è stata lanciata un’iniziativa che offre uno spunto importante per riflettere sul possibile futuro della città globale. Andria, una Cooperativa di Abitanti, ha realizzato un insediamento – un nuovo quartiere – il cui progetto deriva non solo dalla matita (o dal programma Autocad) dell’architetto, ma anche da un intenso dialogo con gli abitanti.

Il quartiere ha nome Coriandoline ed è sorto dalle esigenze dei bambini. “Gli è stato chiesto quali fossero le loro idee e le loro esigenze, e le abbiamo ascoltate, discusse e accettate, conferendo loro valore e interesse” dicono gli organizzatori dell’iniziativa.
L’ascolto si è rivolto ai bambini perché mai erano stati ascoltati prima: sono soggetti deboli (cioè non i professionisti
dell’immobile, progettisti costruttori, amministratori o speculatori che siano), ma coloro che, “proprio perché reduci da un lungo silenzio, sono una miniera inesplorata di idee”.
È emerso anzitutto un decalogo di richieste. La casa deve essere: 1 trasparente (“così guardo fuori”), 2 sicura ma 3 morbida dentro (accogliente), 4 bambina (a misura di bambino), 5 grande (per accogliere amici e idee), 6 giocosa (vi si può giocare liberamente dentro e attorno), 7 decorata (“per metterci le cose più belle”), 8 intima (per potervisi ritirare), 9 tranquilla (non “trafficosa”), 10 magica (per stupire). Tali criteri hanno informato il progetto, sulla base della convinzione che, se vivono meglio i bimbi, tutta la famiglia ne guadagna.

Le case hanno il profilo semplice di quelle che si trovano nelle campagne. Nel quartiere non circolano automobili.
Alcuni disegni ispiratori di Coriandoline.
I box sono interrati sotto colline artificiali: le auto scompaiono; sopra le colline dominano i profumi e i colori delle piante cangianti nelle stagioni.
Ogni abitazione è dotata di atelier trasparente; il passaggio conduce alla corte centrale.
Una torre dà all’insieme il tono del castello.

“I bambini hanno il coraggio e la libertà di chiedere prestazioni che gli adulti gradirebbero ma ormai fanno fatica anche a sognare”: frase rivelatrice di una filosofia; l’implicazione è che il design del nucleo abitativo non segue le mode correnti: non è hi – tech né postmodern, è la “fantasia al potere” nella sua espressione più disinibita.
Anche altrove sono stati compiuti esperimenti per mettere in gioco i bambini affinché manifestassero i loro desideri per la città. Assolombarda propose un’iniziativa simile una decina di anni fa a Milano.
Qui a Correggio la cosa è stata compiuta: ed ecco tetti di altezza diversa, loggiati e verande fantasiose, viuzze tra le case e tanti disegni murali da favola.

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BIOGRAFIA

EMANUELE LUZZATI, artista
Il team di Andria scrl (i progettisti Arch. Luciano Pantleoni con Arch. Riccardo Nizzoli e Arch. Francesco Munari, i direttori lavori Ing. Marco Cappellini e Geom.
Steni Bertani) ha collaborato con la pedagogista D.ssa Laura Malavasi e ha affidato all’artista Emanuele Luzzati (nella foto) l’apparato pittorico.
Luzzati (Genova, 1921 – 2007) è stato anche scenografo, illustratore e animatore. La sua opera ha un tono giocoso che ricorda Kandinskij. Ebreo, dovette trasferirsi a Losanna dove si diplomò all’Ecole des Beaux Arts. Tra i molti film per cui ha collaborato, si ricordano “Il flauto magico” e le due opere di Monicelli su Brancaleone. Ha illustrato racconti di Calvino e di Rodari. Ha curato allestimenti teatrali in tutta Europa. A Genova è aperto un museo a lui dedicato.

 

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