Il veicolo della fantasia e dell’emozione

Era marginale, nascosto accanto ai pilastri: è diventato centrale, e lo si nota svettare in bella vista, in diverse strutture recenti. Penso per esempio al multicinema Arcadia di Melzo, al centro commerciale in Viale Sarca tra Milano e Sesto San Giovanni, al centro commerciale Le Porte Franche a Erbusco… tutte strutture, da me progettate, dove l’ascensore assume le caratteristiche architettoniche dell’elemento centrale: non della struttura portante, ma dell’organizzazione del luogo.
Gli ascensori, che evidenziano la verticalità dell’edificio e legano visivamente diversi piani su cui si snodano i complessi commerciali, esplicitano la novità apportata all’arte del costruire.
Essi rendono continue superfici che di per sé non lo sono. Piani alternati e sovrapposti, dove si svolgono funzioni diverse, assumono complanarità di fatto nel momento in cui consentono a chi vi cammina di continuare a muoversi orizzontalmente, pur quando avvengono cambiamenti di livello.
È più di un semplice aggiungere la dimensione verticale, che c’è sempre stata negli edifici: è trasformare i piani sovrapposti in un piano continuo nel momento in cui si delega esclusivamente al lavoro meccanico, togliendolo al lavoro fisico, il passaggio da un piano all’altro.
Così, per ricorrere semplicemente a un’immagine, un piano continuo lungo un chilometro può essere realizzato su un suolo di cinquanta metri di lato costruendo venti piani sovrapposti.
Non a caso è l’ascensore che rende possibile il grattacielo; non solo: più un edificio è sviluppato in altezza, maggiore è lo spazio occupato dagli ascensori.
Prima che gli ascensori acquisissero il ruolo preminente osservato negli esempi su esposti, non si dava la sensazione fisica di apprezzare con lo sguardo la vastità dei piani orizzontali interni.
Tale possibilità, di abbracciare l’edificio con lo sguardo, con la mente e con l’emozione, in questa nuova condizione di “verticalità orizzontale”, va ovviamente esperita con misura. Mi chiedo per esempio quali siano le conseguenze di arrivare a dimensionin esasperate come quelle di Burj Dubai, con i suoi 800 metri di altezza: si pensi per esempio solo ai tempi di salita…
Un altro esempio critico è quello dell’Arco de La Defense a Parigi: l’ascensore sale libero nel vuoto lungo funi tese e se il vento soffia a velocità molto elevata subisce spostamenti eccessivi e si ferma a mezz’aria.
Un’esperienza senz’altro avventurosa ma non sempre piacevole, e non adatta a tutti.
Ma, lasciando da parte queste esasperazioni, trovo che gli ascensori trasparenti che si muovono in ambienti ampi, come quelli dei citati centri commerciali, presentino diversi vantaggi anche di carattere soggettivo: La grande vetrata bombata che offre una vista panoramica nell’atrio, per esempio, toglie il senso di claustrofobia.Man mano che la cabina sale, si gode di un punto di vista nuovo sull’ambiente: di questo si apprezza sempre meglio la profondità, in tal modo acquisendo una prospettiva nuova
rispetto a quella che si ha quando si entra, e si guarda solo dal basso.
Nel valutare i vantaggi della cabina panoramica, consideriamo a mo’ d’esempio la ragione per la quale in una situazione come quella della Rinascente di Milano la stragrande maggioranza delle persone si muove sulle scale mobili, mentre gli ascensori, cabine chiuse che scorrono lungo i muri laterali, sono praticamente ignorati. Dalle scale mobili, in quel contesto si ha una visione relativamente completa dello spazio: dagli ascensori, invece, questa non si ha.
Proprio qui sta il vantaggio che offrono le cabine panoramiche: poter guardare attorno e, nel salire, acquisire prospettive cangianti. La tridimensionalità è pienamente apprezzata solamente con l’ascensore e vi sono luoghi nei quali questo aspetto è particolarmente importante.
Per esempio: chi va al multicinema Arcadia di Melzo, lo fa per entrare in un mondo dove domina la fantasia, un mondo di fiaba: l’ascensore con le pareti a specchio e il pavimento in cristallo diventano un mezzo che introduce in un mondo fantastico.
Sul piano progettuale, questa nuova centralità può essere rappresentata con l’immagine dell’albero maestro che regge tutte le vele di una barca. Fuori di metafora: il luogo su cui si articola il disegno.
E, come l’albero maestro e le vele, anche l’ascensore consente di partire per un viaggio: entro una nuova dimensione dell’edificio.
Quando si decolla in aereo si raggiungono nuove altezze: lo stesso avviene anche in ascensore. Per converso, come si atterra dopo il viaggio, e l’ascensore diventa “discensore”, si ritorna alla dimensione della consuetudine. Dal mondo costruito dalla fantasia, si ritorna, per così dire, coi piedi per terra.
E l’ascensore ha compiuto tutto il ciclo cui è chiamato: pronto a ricominciare in qualsiasi momento.

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