Faccio i camini… come un melo fa le mele

Tratto da:
Il camino N° 85
Faccio i camini…come il melo fa le mele

“Faccio i camini come un melo fa le mele: senza riflettere, senza pormi problemi metafisici, senza sapere perché”. Dominique Imbert non ama le interviste. Gli artisti, si esprimono con le opere, con i fatti, non con le analisi, che spettano ai critici. Ma la sua produzione di designer, che nel campo dei camini è assolutamente sconfinata, è quanto di più eloquente si possa richiedere. Una produzione che potrebbe riempire un museo d’arte contemporanea – e sarebbe un museo visitatissimo. Come ha cominciato, Maestro? “Ho realizzato una volta un camino per me, in un rustico che avevo riadattato: è successo che diverse persone mi hanno chiesto di farne uno anche per loro. E così, camino dopo camino, finora ne ho realizzati più di 15.000. Non che mi sia limitato a questo: ho prodotto anche mobili, case, sculture, qualche bebè… Ma se ci penso seriamente, devo dire che ho sempre amato il fuoco tanto quanto amo le donne, e l’acciaio, tanto quanto amo la pelle delle donne”. Nel camino spesso vediamo oltre l’aspetto funzionale, quello simbolico… “Per me è evidente che la funzione di un vero camino è di carattere eminentemente simbolica. Era così per i camini lombardi del XIII secolo, per i camini della Bretagna francese del XV secolo, ed è così anche per il camino che ho realizzato per Norman Foster, nella periferia londinese di questo inizio del XXI secolo. Certamente la funzione di riscaldamento scompare in quest’ultimo caso, ma la funzione simbolica resta la stessa nei secoli. Perché il fuoco porta la calma e invita alla serenità. Il fuoco fa fuggire i lupi che tutto il giorno si sono aggirati attorno al vostro ufficio, e quelli che in metropolitana vi sono passati vicini trasudando malvagità, quelli che in automobile vi hanno sgarbatamente superato senza scusarsi… Il fuoco è come un risarcimento, un confidente muto, un cantastorie senza parole. Figlio della follia e dell’amore, il fuoco è l’ultimo rifugio della memoria. Il suo valore simbolico, così, ha un’importanza funzionale fondamentale. Per quel che mi riguarda, il fuoco mi riconcilia con l’umanità e spesso mi aiuta a non diventare l’assassino di quei lupi di cui parlavo. Berlusconi, Chirac, Blair e Schroeder, dovrebbero obbligare tutti gli Europei a dotarsi di camino…” Che importanza hanno i camini antichi nella formazione dei suoi progetti? “Adoro i camini antichi: quelli autentici, che hanno veramente un’anima, quelli onesti, attorno ai quali ci si può veramente raccogliere e restare in silenzio, di fronte ai quali si possono allacciare conversazioni a tre, a quattro, a cinque, con il fuoco che è uno degli interlocutori. Devo aggiungere che provo solo disprezzo per i falsi camini falsamente antichi, di falsa pietra, con falsi alari e falso fuoco: adatti agli uomini falsi. Non mi interessano”.

(Leonardo Servadio)

Norman R. Foster. “Il design può essere qualcosa di molto diverso a seconda di chi lo guarda. Per noi, è un mezzo per integrare e risolvere i conflitti, per evitare situazioni tipo o questo o quello, per riconoscere necessità spirituali oltre che materiali e per riconoscere che bisogna riconciliare le cose più belle con le necessità dei costi, dei tempi e del controllo di qualità” scrive Norman Foster. Per lui l’alta tecnologia in architettura non rappresenta un fine in sé, bensì un mezzo per raggiungere obiettivi di carattere sociale. Specializzato in produzioni architettoniche di alta tecnologia, Foster le progetta con la stessa cura di un artigiano. Suoi sono alcuni dei grattacieli più belli d’Europa, quali quello della Commerz Bank a Francoforte. È stato nominato Lord dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra. Ha progettato alcuni tra gli edifici più importanti d’Europa come la Millennium Tower e il Millennium Bridge sul Tamigi e la moderna ristrutturazione del Reichstag a Berlino.

Volli spiegare a questa persona che non mi interessava fare quel che lui voleva, e cominciai dicendo: Life is too short to make shits (la vita è troppo breve per progettare della merda). Allora Foster mi ha invitato personalmente a un’altra riunione e mi ha chiesto che idee avessi in proposito. Gli ho mostrato il progetto. L’ha guardato e m’ha detto: “Bene, fatelo” e abbiamo parlato d’altro. E quando è stato realizzato ha avuto la delicatezza di scrivermi che ammirava la mia creazione, che la trovava magnifica e che desiderava che disegnassi un camino per la sua casa sulla Costa Azzurra: cosa che sto facendo ora. La vita può essere molto semplice…”

Il camino nello studio Foster and Partners

Come si è evoluto il suo pensiero progettuale e dove immagina potrà arrivare? “Io creo per il piacere di creare. Spero di essere come un musicista che ama fare musica, un pittore che ama dipingere, un pastore che ama le sue pecore, un usignolo che si diletta nel canto, un viticoltore che ama fare il vino e berlo… Posso vivere e dar da vivere a qualche altra persona che lavora con me. Non mi chiedo quale sarà la mia evoluzione. Non ho mai imparato a disegnare e neanche a dirigere un’impresa. Non comincerò certo a farlo ora. Il piacere del fare (e spero di fare bene) è per me quel che il vento è per un veliero. Non andrei avanti, senza di lui.”

Dominique Imbert, designer dei camini FOCUS (distribuiti in Italia da Celsius), ha creato un esemplare unico per lo studio di Norman Foster. Una stupefacente struttura che si protrae in tutta la sua verticalità verso il cielo e scandisce il vasto l’ambiente alto 13,5 metri. Norman Foster è uno dei grandi architetti della nostra epoca. Come si è sviluppata la collaborazione tra di voi? “Norman Foster è più che un Lord, è un autentico signore… In un primo tempo uno dei suoi collaboratori voleva farmi cambiare mille particolari del mio primo progetto presentato.


Dominique Imbert.
“Sono felice che le mie creazioni siano amate in Russia, Estonia, Giappone, Canada. Sono fiero (spero non troppo) quando vedo che le mie creazioni esposte in musei d’arte moderna come il Guggenheim di New York, o il museo di Bordeaux o di Stoccolma. Questo significa che le nostre concezioni, le nostre forme, le nostre idee non parlano solo al pubblico francese (…). Ancor più orgoglioso sono del fatto che è proprio in Italia, la nazione guida del design, dove i miei modelli sono più apprezzati…” dice Dominique Imbert della sua esperienza professionale di designer e di produttore di camini. La sua carriera è costellata di prestigiosi riconoscimenti: da quello di Miglior artigiano d’arte della Languedoc-Roussillon (1976), alla Selezione del Premio Design Italiano (1992) dal Mercurio del Design (Parigi, 1993) al Trofeo dell’Esportazione (Avenir 2000, Parigi). Con Dominique Imbert collaborano Daniel Fournier, Gilles Molina e Dominique Bartholi.

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