UN PONTE TRA PASSATO E FUTURO

Esposizione dinamica volta a rendere attuali le testimonianze storiche. La riflessione di S.E. Monsignor Agostino Superbo, Arcivescovo di Potenza, sottolinea l’importanza del museo per testimoniare il passato mecenatismo della Chiesa e la sua volontà di affrontare le sfide del tempo presente.

Prologo di se stesso e delle iniziative che ha in animo il direttore, don Antonio Laurita, il nuovo Museo di Potenza attualmente è confinato in una sala del seicentesco palazzo dell’ex Seminario. Con accesso da via Vescovado è annunciato da una insegna di acciaio cromato e da una elegante pensilina strallata in vetro, piccoli segni di una grande volontà, quella di appartenere al presente e guardare al futuro senza dimenticare il passato come testimonia il logo raffigurante San Gerardo Vescovo, patrono della città e dell’Arcidiocesi. Inaugurato a marzo 2011, è solo la parte iniziale dello spazio espositivo programmato; sarà allargato alla sala contigua ben più grande dell’attuale. La hall di forma planimetrica triangolare, è stata pensata per introdurre anche in questa nuova sala. Rispetto a tanti musei che si propongono di essere dinamici, questo di Potenza rifiuta la condizione statica. Il direttore intende proporre temi diversi in linea con quelli che la Chiesa annuncia anno per anno, museizzando ogni volta i beni sparsi nelle varie chiese. A seconda del tema dunque, sia esso la Fede, la Famiglia, il Sacerdozio o altro, il Museo cambierà aspetto: sia per quanto attiene agli oggetti esposti, sia per quanto riguarda il tipo di esposizione. A parer nostro è il modo più efficace per garantire i messaggi pastorali e catechetici che un museo diocesano deve offrire prima di ogni altra cosa. Ciò evita un’errata interpretazione di questi luoghi, che non sono contenitori di opere d’arte ma ambienti in cui l’arte è a servizio della pastorale. La biblia pauperum così continua a disvelare i propri effetti. La frase riportata sul muro “Lode all’Eterno Splendore” è chiara circa il ruolo che il museo intende svolgere. La chiarezza dei messaggi è evidente già all’entrata, nel manichino con paramenti sacri vescovili: per far comprendere le funzioni di ogni capo di abbigliamento e sottolineare l’imprescindibile  ruolo della guida spirituale. Le opere provenienti soprattutto dalTesoro della Cattedrale, generalmente risentono della cultura napoletana che per secoli ha influenzato il meridione. Sono esposte in teche con intento narrativo: all’inizio sono tre mitrie con un pastorale e due Crocifissi in argento, seguono un altarolo portareliquie di scuola umbra e due piccoli Crocifissi di cui interessante è quello in avorio, un Christus Patiens abbandonato in avanti come evidenzia la forte tensione nelle braccia. Seguono pissidi, calici, ostensori, reliquiari, cartagloria dorate, un registro dei battezzati della cattedrale del 1600 e una Bibbia del XV secolo.Sulla parete sinistra sono tre opere pittoriche di cui interessante è una Madonna col Bambino in cui alcuni tratti lasciano pensare a influenze Emiliane del XVII secolo. Sul muro di fondo, efficacemente colorato di rosso per far risaltare le opere esposte, sono tre quadri raffiguranti Maria e cinque tavolette lignee appartenute a una grande ancona, raffiguranti i miracoli di Sant’Antonio di Padova.
La presenza di alcune opere popolari come il San Gerardo dipinto su tavola, proveniente dalla porta di un fienile, esprime la volontà del curatore di esporre anche pezzi che, pur non essendo di grande fattura artistica, sono testimonianza di una intensa fede popolare. In fondo, un museo diocesano è in qualche modo anche antropologico soprattutto in senso religioso; esso testimonia l’amore del popolo verso Dio, la fede coltivata nei secoli, la devozione ai Santi che accompagnavano la vita di tutti i giorni nella solitudine degli umili lavori. Interessante è la selezione di musica sacra che don Antonio Laurita ha voluto per corroborare i significati delle opere esposte e interessante è l’idea di una sezione di architettura sacra, ancora da mettere appunto ma assolutamente possibile grazie ai moderni strumenti informatici. Questa sezione servirebbe a far comprendere gli adeguamenti liturgici che la Chiesa ha dovuto sostenere nei secoli per attualizzare la propria presenza tra la gente; servirebbe altresì a far comprendere meglio i significati degli arredi liturgici e delle sacre suppellettili. Il pavimento in lastre di Travertino Romano chiaro va bene sia rispetto alle opere esposte sia rispetto alla fioca luce naturale che giunge da alte finestre sul lato della strada. Il controsoffitto a volta ribassata con una rientranza lungo il perimetro, rende unico lo spazio espositivo sebbene sia interrotto da due gradini a circa un terzo della pianta; il colore avorio chiaro ben si armonizza al colore delle pareti e dello stesso pavimento.Dopo alcuni anni di attesa, il primo lotto del Museo diocesano è stato ultimato; sono occorsi gli sforzi di tanti protagonisti, dall’Arch. Carmela Petrizzi che ha progettato e diretto il restauro architettonico, a Luigi Di Vito che ha curato l’allestimento museale, a vari collaboratori che sarebbe troppo lungo elencare e che ringrazio con sincero affetto perché senza di loro nessun risultato sarebbe stato possibile. È doveroso ricordare che i lavori di consolidamento strutturale dell’intero edificio sono stati eseguiti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Potenza, che l’allestimento del museo è stato possibile grazie alle risorse FESR 2000 – 2001, che alcuni lavori decisivi sono stati finanziati con delibera CIPE 35/08 nell’ambito degli interventi programmati nel III Addendum all’Accordo di Programma sottoscritto nel 2006. Inoltre, i lavori sono stati realizzati a cura della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata – Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici – Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici – Soprintendenza per i Beni Archeologici. Tanto lavoro per raggiungere obiettivi straordinari che  vanno ben oltre il Museo diocesano di Potenza che si pone come avamposto di altri luoghi sacri dell’Arcidiocesi e della regione ecclesiastica. Tra gli obiettivi infatti, c’è la creazione di un lungo itinerario strutturato sull’intero territorio regionale. Questo comprende 8 musei diocesani Acerenza, Melfi, Venosa, Muro Lucano, Tricarico, Tursi, Matera, Potenza) e offre una interessante e, per certi aspetti, inedita lettura tematica della storia e della cultura lucane.
Come è noto, la Chiesa è stata per secoli mecenate di arte e se oggi l’Italia vanta la maggior parte delle opere nel mondo, ciò è stato possibile proprio grazie all’impegno della Chiesa che, sia chiaro, ha lasciato spazio alla creatività pur nell’alveo della propria cultura di fede. Ma la Chiesa, con i musei diocesani, vuole andare oltre l’arte; non vuole fermarsi al dato estetico, non vuol far cogliere l’aspetto ludico, ma vuole raccontare la fede dei propri figli e la devozione popolare. Non solo: vuole trasformare queste testimonianze in nuovo materiale per rinnovare la pastorale e la catechesi.
Il museo diocesano dunque come “testimone” di una vita dedicata a Dio che sa restituirla più ricca e generosa. Con la speranza che il Museo di Potenza abbia la forza economica di accogliere sempre nuove opere e diventi un organismo dinamico nel tempo, bisogna pregare affinché gli artisti contemporanei sappiano essere all’altezza dei propri predecessori e sappiano svolgere ancora il ruolo di “testimoni” di fede.

S.E. Mons. Agostino Superbo, Arcivescovo Metropolita
di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo

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