Editoriale

 
Tratto da:
Il ferro battuto N°24
Editoriale: Creatività e personalizzazione

per vincere nel mercato globale

In quest’epoca di globalizzazione l’arte fabbrile ci riporta alla consapevolezza che l’uomo e il suo estro tengono lontani l’uniformità e l’omologazione dalle sue opere. “ L’affermazione della Prof. Luisa Copercini,Presidente dell’Associazione d’Arte Fabbrile di Stia contenuta nel discorso di apertura della XV Biennale Europea d’Arte Fabbrile aretina mette in risalto ancora una volta la caratteristica peculiare dei manufatti italiani, la creatività e la personalizzazione che sempre di più, in un mercato così aperto e concorrenziale, acquistano valore. Sviluppare la qualità significa confrontarsi con altre culture e incentivare i giovani verso questo mestiere poiché, non solo secondo noi, sono i soli in grado di garantire una continuità tra presente e passato, tra tradizioni locali e innovazione. Fondamentali in questo senso le manifestazioni
che stanno acquistando col trascorrere del tempo un tono sempre più internazionale. Una delle conferenze tenutasi all’interno della Biennale di Stia lo scorso settembre “America – Europa – Giappone, l’anello mondiale del ferro” conferma tale tendenza facendo emergere la volontà di dare all’esposizione una dimensione internazionale. Alla luce di questo fenomeno anche la nostra rivista “Il Ferro Battuto” vuole contribuire alla crescita di questo comparto accogliendo servizi che mostrano come il ferro sia stato, e sia ancora, protagonista della storia dell’architettura mediterranea e mitteleuropea dando voce a tutti coloro che, a vario titolo, sfidano la tecnologia dei “tempi moderni” grazie all’abilità
e a una tradizione che si tramanda nel tempo.

La grande croce in ferro battuto è la Cruz de la Cerrajerìa, collocata al centro della piazza di Santa Cruz a Siviglia.

Quest’arte “minore” che tanto si avvicina alla scultura nell’identica peculiarità di “dar forma” alla materia, ha rappresentato un capitolo importante di tutte le civiltà che, al di là degli utilizzi bellici, hanno adoperato il ferro a fini domestici o per oggetti rituali. Sul tema le ricerche sono numerose ma tra le altre ci è parso interessante menzionare, seppur brevemente il lavoro di Tom Joyce (famoso artista e fabbro americano) che, con una meticolosa ricerca è riuscito a selezionare e archiviare numerosi oggetti che fanno parte dell’eredità di varie tradizioni metallurgiche ritrovate a sud del deserto del Sahara in Africa. In apertura del catalogo che ha illustrato la mostra da lui curata La forza della vita sull’incudine.
L’arte del fabbro in Africa, scrive:“Esistono circa mille lingue che rappresentano le diverse credenze sociali e religiose esistenti fra i membri delle comunità di questo grande continente. L’ar te del ferro prodotta da ciascuna civiltà, anima questi principi ed è inseparabile dalle loro culture for temente sviluppate. Ogni oggetto prodotto dal fabbro rivela una parte essenziale di queste tradizioni artistiche.” Questi oggetti trasmettono infatti le idee e il significato del loro utilizzo e aiutano a comprendere meglio, non solo il passato e il presente della società in cui sono state prodotte, ma anche il futuro. Un indirizzo di ricerca che può essere approfondito e sviluppato ed essere fonte di ispirazione anche per “l’evoluto” occidente.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

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