Editoriale

Tratto da:
Case di montagna n.49
Editoriale

A volte capita che un momento vissuto molto tempo prima riaffiori improvvisamente….Sdraiati, sotto un cielo terso, sul prato profumato dell’Alpe di Siusi, ci interrogavamo sul nostro avvenire. Mancava poco all’esame di Maturità e ciascuno di noi, com’è giusto a quell’età, aveva grandi progetti ed era convinto di poter contribuire, chi in un modo chi nell’altro, a cambiare il mondo. La più indecisa ero io, mi sembrava impossibile capire tra tante possibilità quale mi si addicesse di più. Erano gli anni ‘70, quelli in cui il problema di uno diventava il problema di tutti. I miei dubbi diventarono così i dubbi del gruppo e furono presi tanto a cuore da far sembrare che dalla mia scelta dipendesse il futuro della società. All’improvviso, una ragazza dai lunghi capelli biondi e grandi occhi azzurri, ebbe un’idea: perché non fai l’architetto e lotti (allora vivevamo tutto, o quasi, come una lotta) contro la speculazione edilizia e ti batti per il rispetto dell’architettura alpina? Ci parve una buona idea, me ne innamorai e mi iscrissi ad architettura. Questo semplice episodio, dimenticato per anni tra i tanti che compongono una vita, in questo caso la mia, mi è improvvisamente tornato alla mente quando l’editore mi ha raccontato del suo progetto di sottolineare con più forza sulle pagine di questa rivista l’importanza del rispetto e della rivalutazione della cultura alpina. Sarà forse perché mi diverte credere che dietro alle coincidenze ci sia un disegno più vasto, ma in questa proposta ho visto un segno del destino, una sorta di predestinazione che mi ha spinto ad aderire all’iniziativa con particolare entusiasmo. Raffaela M.A. Borghi

Noi tutti della redazione di CASE DI MONTAGNA, siamo convinti che la casa non sia semplicemente l’insieme di quattro mura e un tetto, ma un tutt’uno armonioso tra interno ed esterno, tra architettura e natura circostante soprattutto in un ambiente naturale “forte” come quello alpino. Per questo motivo è proprio nelle case di montagna che diventa indispensabile un inserimento intelligente che non vada a scontrarsi con la geografia locale e che tenga conto della cultura del luogo fatta di tradizioni, in certi casi nate forse per caso ma per lo più frutto dell’esperienza diretta dei nostri nonni che, con la saggezza di un tempo sapevano guardarsi intorno e agivano di conseguenza. Siamo convinti che possedere una casa in montagna possa costituire un’esperienza a 360°; abbiamo pensato di allargare i temi trattati, di parlare anche di abbigliamento, bellezza e sport perché secondo noi questi argomenti testimoniano non solo le mode ma piuttosto i… modi di vivere! Siamo inoltre convinti che il progresso debba attingere al passato. Naturalmente sarebbe assurdo dormire, come facevano i Walser, su materassi di foglie di faggio (sapevate che allontanano gli insetti ed essendo asciutte contribuiscono a combattere i reumatismi?) od utilizzare la segale come copertura delle case, ma è ancora più assurdo non sfruttare quello che la natura ci mette a disposizione, ignorando la cultura del luogo, le sue tradizioni, la saggezza popolare che è fatta anche, perché no, di proverbi e leggende. Siamo disposti a posizionare uno specchio in un determinato punto della casa per far circolare le energie positive -secondo le regole del Feng-Shui – come possiamo dunque dimenticare i buoni consigli delle nonne, che esponevano, ad esempio, la biancheria ai benefici raggi del sole o prevedevano il tempo osservando fiori come la carlina? Riscoprire e riproporre antiche saggezze, relative all’architettura e al modo di vivere delle diverse zone alpine, esaltandone le differenze, può farci considerare dei vecchi sentimentali, ma può contribuire a vivere meglio. E secondo noi vale la pena correre il rischio. La Redazione

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