Editoriale

I colori della tavola in festa

Non c’è pioggia, o giornata bella, o nottata stellata o coperta, uggiosa o freschissima, quando si torna a casa, specie nei giorni di festa, e il camino ti aspetta.
Camino acceso vuol dire amici, trovare qualcuno con cui scambiare parole, fatti, sogni, emozioni.
L’accostamento di tavolate imbandite con il piacere del cibo abbondante che diventa spettacolo, sposa la fiamma del focolare.
Ho scelto una tavola, “La cuoca”, una natura morta di un grande artista olandese del 1500, Pieter Aertsen, per ricordare che il tempo che passa è sempre uguale, quello dei nostri giorni e quello di oggi, quello dei nostri nonni e quello dei nostri figli: il camino acceso, il profumo delle pietanze, il piacere di fare della tavola un’ orchestra di colori e profumi è sempre emozionantemente uguale.

Il camino, la sua fiamma, i suoi ciocchi di legna, le fascine sono in festa.
Calore, luce, luce che danza, suoni, lo scricchiolio e lo schioppettare, il profumo della resina o dell’incenso che maliziosamente si butta sulle braci sono il tempo che non passa mai, sempre uguale. Questo numero lo dedico alla montagna, alle nostre Alpi, alle abetaie e ai suoi nevai, a quell’aria irripetibile che fa diventare rosso il naso, che invita a rincantucciarsi nella grande poltrona di casa con un libro in mano.
Ecco perché abbiamo voluto giocare in redazione scegliendo delle giovani poesie di montagna quali didascalie di camini; diverse poesie scelte correndo qua e là fra le migliori località di montagna.

Pieter Aertsen o Aertszen, detto Pietro il Lungo
(Amsterdam, 1508 circa – Amsterdam, 1575) è stato un pittore fiammingo. In giovane età si distinse per la raffigurazione di oggetti domestici, riprodusse con dovizia di particolari parti di arredi, utensili di cucina e altri oggetti di uso quotidiano; in seguito riprodusse scene di eventi storici. L’artista fu allievo di Allaert Claesz ed operò in un primo momento nella sua città natale, ma è ad Anversa che svolse gran parte della sua carriera tra il 1535 e il 1560. L’artista fu poi in Italia dove forse entrò in contatto con Jacopo Bassano, uno dei maggiori pittori veneti del Cinquecento, il quale fu incline alla rappresentazione di scene pastorali, dove acquisivano particolare rilievo naturalistico piante e animali. Aertsen lavorò tantissimo ad opere di carattere popolaresco: scene di mercato, feste paesane e scene di cucina; egli infatti non si conformò al diffuso gusto manierista ma, elaborando questi temi con forte realismo, se ne distaccò tanto da poter essere considerato un precursore di Pieter Bruegel e un pioniere della natura morta come genere pittorico.
Nei suoi lavori più celebri, che passano alla storia come “nature morte invertite” o “immagini raddoppiate”, le figure iniziano a perdere peso compositivo, mentre la scena narrata viene rimpicciolita e spinta in secondo piano per lasciare il posto ad incredibili bancarelle di opulenti mercati o a cucine ben fornite.

Mi ricordo una antica filastrocca walser della val d’Ossola, di Ornavasso o di Macugnaga, che trovai un giorno fra gli appunti, fra le carte di mio nonno; la filastrocca dice: “intricca la lola stanca, passa dalla matta al Boden, intricca la lola stanca”. Traduco: “intricca” nel suo linguaggio tedesco walser vuol dire “rumina”, “la lola” è la mucca bruno alpina, la si chiama per nome, quasi perché di famiglia. “La matta”, sempre in dialetto walser, è il prato basso, il pascolo fondo valle. “Il boden” è il prato alto, la piana verde di foraggio in montagna. Morale: il tempo passa, le vicende umane si aggrovigliano, si susseguono, i giornali ogni giorno riempiono la nostra attenzione con vicende che al 90% cadono nel dimenticatoio; ecco allora la morale, per chi sa scegliere l’antica
filosofia di montagna: passeggiare nei boschi e guardare da lontano il mondo che si agita, per trovare nel proprio animo una propria filosofia che addolcisce la vita.

Il camino ti aiuta, la fiamma non solo riscalda l’aria, ma riscalda in fondo in fondo il cuore. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

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