Editoriale


Editoriale
sensazioni e modi di
vivere la casa felice

C’era una volta … “ così si legge nella famosa fiaba di Andersen “ l’imperatore della Cina che da un po’ di tempo si annoiava.
Conosceva tutti i saloni del suo palazzo, tutti i fiori che sbocciavano nei suoi giardini, tutti i suoi cavalli .. Un giorno, scoprì che c’era qualcosa, nel suo regno, che non conosceva: un usignolo dalla voce dolcissima, nascosto nel folto di un bosco, il cui canto, si diceva, era la cosa più bella del mondo.
L’imperatore : “ Come! Nel mio impero una simile meraviglia ! e nessuno gliene aveva mai parlato! Fece subito chiamare le guardie di palazzo. “Cercate l’usignolo dalla voce d’oro che vive nel bosco. Al tramonto l’usignolo dovrà essere qui !”
Il capo delle guardie ebbe la fortuna di trovare una fanciulla :
“Certo che conosco l’usignolo! Ogni sera quando vado a casa dalla mia mamma e, attraverso il bosco, sento sempre l’usignolo cantare!”” Tanto bella che, quando la sento, mi viene da piangere”.
Il capo delle guardie le promise un premio se lo avesse guidato là dove l’usignolo aveva il nido. La giovane donna accettò. Poco dopo i due erano davanti ad un grande albero. “Ecco l’usignolo, là, su quel ramo! ” esclamò,
” E’ piccino” disse l’uomo”ma canta bene”
Poi gentilmente si rivolse all’usignolo:
“Uccellino, l’imperatore vuole che tu canti per lui al palazzo reale.”
“Il mio posto è qui nel bosco, in libertà” rispose l’usignolo, ” ma se l’imperatore me lo ordina, verrò !”.
Si appollaiò sulla spalla del capo delle guardie e si lasciò condurre fino alla reggia.
E cantò così bene che l’imperatore piangeva di gioia.
“Caro uccellino” disse, quando l’usignolo ebbe finito di cantare, “devi restare sempre con me. Ti tratterò con tutti i riguardi, farò costruire per te un trespolo d’oro, vivrai nella mia camera”.L’usignolo chinò tristemente il capino: “I tuoi desideri sono ordini, maestà.”
Passarono i mesi. Un giorno, l’ambasciatore di un lontano paese portò in dono all’imperatore una scatola di legno smaltato. Dentro c’era un meraviglioso usignolo meccanico, tutto tempestato d’oro e di pietre preziose. Sotto le piume di madreperla c’era una chiavetta: bastava girarla e l’uccellino cominciava a cantare.
“I due usignoli canteranno insieme davanti alla corte” disse.
L’usignolo vero cantava come gli dettava il cuore, quello meccanico ripeteva le stesse note senza mai cambiare.
L’imperatore si entusiasmò tanto di quella precisione da ordinare che l’usignolo vero tacesse per far cantare, da solo, quello finto.
L’usignolo vero intanto aveva approfittato per tornare libero nel bosco.
Il piccolo usignolo, nascosto tra i rami degli alberi , riprese a gorgheggiare; se non c’era più l’imperatore ad ascoltarlo, poteva sempre rallegrare bambini e boscaioli.
Intanto l’imperatore aveva dimenticato il suo piccolo amico, preso com’era dall’usignolo meccanico. Lo teneva su un cuscino di seta, lo caricava di continuo.

Un giorno mentre L’usignolo meccanico mentre cantava la sua solita canzone, si udì un cigolio: una delle molle del delicato meccanismo si era rotta. Il più bravo orologiaio della capitale, chiamato in gran fretta, smontò l’usignolo, cambiò la molla rotta, poi scosse la testa:

“Maestà, ormai il meccanismo è consunto. Se volete che l’usignolo duri ancora, fatelo cantare solo di tanto in tanto.” Trascorsero cinque anni, poi, un brutto giorno, l’imperatore si ammalò da far temere per la sua vita. Nessun medico riuscì a trovare un rimedio.
Una sera, mentre l’imperatore era nel suo letto, ecco giungere la Morte: “Devi venire con me, Maestà: è arrivata la tua ultima ora.”
” Così presto? ” sussurrò l’imperatore. “Mi restano ancora tante cose da fare! Pazienza…potrei almeno ascoltare un po’ di musica?”
” E sia !” disse la Morte. L’usignolo meccanico era adagiato sul cuscino di seta, il bel giocattolo restava muto, mentre l’imperatore sentiva le forze abbandonarlo sempre più.
D’improvviso, dal giardino si alzò un canto dolcissimo….era l’usignolo vero. Aveva saputo della malattia del suo signore e, dimenticando i torti subiti, veniva a consolarlo . Trilli, gorgheggi, note limpide sgorgavano dalla minuscola gola dell’usignolo e tutto sembrava più bello: la luce del giorno, la trasparenza del cielo, i colori dei fiori. L’imperatore
si alzò a fatica dal letto e si affacciò alla finestra, la Morte lo seguì.
L’imperatore ascoltava e si sentiva rinascere; la Morte ascoltava e provava nostalgia del suo buio regno. Quando l’usignolo tacque, la nera signora era scomparsa silenziosamente nel nulla.
L’imperatore tornò a letto e cadde in un sonno profondo, quando si svegliò era perfettamente guarito. Accarezzò teneramente il piccolo usignolo che si era appollaiato sulla sua mano e gli sorrise.
“Usignolo mio, sono stato un ingrato, perdonami. Che cosa posso fare per dimostrarti la mia infinita riconoscenza?”
“Sono felice della tua guarigione e questo mi basta”, rispose l’usignolo.
“Una cosa sola vorrei: non essere costretto a tornare qui palazzo, prigioniero, ma vivere nel bosco e venire a trovarti ogni volta che lo desideri, mio signore. Canterò per te, ti racconterò tutto
ciò che accade nel tuo regno in modo che tu possa governare sempre meglio. “
“Sarà fatto” sussurrò, commosso l’imperatore.
Con un trillo gioioso l’usignolo volò via nel bosco; ma tornò ogni giorno, fedele alla promessa ed ogni giorno sparse ovunque gioia e saggezza intorno a sè.

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