Editoriale

Tratto da:
Il camino N° 84
Editoriale

Se lasciamo parlare la storia, è facile essere presi dal fascino che esercita quel vorticoso succedersi di eventi, quel dipanarsi di creatività che costituisce l’avanzamento dell’uomo attraverso il tempo. Vediamo le testimonianze del passato, le pietre miliari del cammino della civiltà: ritroviamo i primi focolari attorno ai quali si è raccolta la famiglia, i primi camini in pietra al centro delle case erette quando i flussi dei migranti si tramutarono in vita sociale stanziale. Gli antropologi sono unanimi nel confermare quanto affermo: intorno al fuoco domestico troviamo le prime terrecotte, i primi manufatti. Ma, manovrando il fuoco, dominandone l’energia, l’uomo trova anche la prima luce per mezzo della quale ribellarsi, contrastare e vincere le tenebre. E’ alla luce del fuoco domestico che l’uomo osserva le danze magiche delle prime ombre, e lì trova allora le favole, le storie, i miti. In questo numero abbiamo colto l’occasione di una splendida mostra ideata e curata da Flavio Caroli e tenutasi al Palazzo Reale di Milano, per sottolineare quanto proprio la luce, con i colori e le ombre di Caravaggio, diventi mezzo di comunicazione e di grande arte. Pensando a quelle magnifiche opere d’arte, desideriamo attirare l’attenzione del lettore su un aspetto che non è complementare, accessorio o secondario nel progetto della casa: il significato, l’importanza, il peso nella definizione dello spazio, di un camino acceso che con la sua luce modula la penombra del soggiorno che diventa diventa eloquente, vivo, ricco di passione. L’architettura si trasfigura e ritrova in sé potenzialità nascoste. La luce è come un’altra dimensione aggiunta, qualcosa di più che si muove nella fiamma e diventa protagonista e compagna di momenti di riflessione. Certo, il fuoco del camino riscalda: ma è la luce che comunica al cuore la rassicurante sensazione del calore. E mentre la fiamma troneggia, la fantasia cavalca. Si apre uno spazio di libertà, il pensiero si svincola dalle angustie della necessità, sgorgano splendide favole, ma anche l’ingegno razionale si esercita nel piacere dell’invenzione e ai problemi si trova soluzione. Per quanti millenni l’uomo ha sognato di volare? Sono stati i fratelli Montgolfier coloro che hanno tradotto questo sogno in realtà: proprio davanti al camino, osservando il movimento ascendente dell’aria calda. Il pensiero creativo nasce nelle pause che fanno sognare, nella suggestione di un fuoco vivo acceso, con le sue luci e le sue ombre. E qui, nel libero creare, si manifesta la nobiltà dell’uomo, con la sua ricchezza inesauribile di idee, con la sua capacità di progettare il futuro. Per questo coloro che disegnano, costruiscono e installano i camini compiono qualcosa di più di un’opera di alto artigianato specializzato: il loro lavoro è un impegno morale. Chi si dedica al “CAMINO”, nel realizzare questo luogo che è fulcro della casa, manifesta la propria nobiltà di pensiero e di azione: la nobiltà di chi crede nella casa, nella famiglia, e nel domani.

Giuseppe Maria Jonghi lavarini

Il camino di Montgolfier

I fratelli Joseph Michel, Jaques Etienne Montgolfier, nati entrambi a Vidalon Les Annonay, il primo nel 1740, il secondo nel 1745, avevano ereditato dal padre una fiorente carriera. Entrambi si erano dimostrati particolarmente aperti alle novità ed alle invenzioni: a Joseph si devono un calorimetro, un apparecchio per l’essiccazione della frutta a freddo, una pressa idraulica, a Etienne l’invenzione della carta velina. Joseph aveva osservato più volte che l’aria calda del caminetto faceva gonfiare la sua camicia posta lì davanti ad asciugare; provò con sacchi di carta aperti in basso e vide che si sollevavano. Nel novembre del 1782 tentò ad Avignone, con un cubo di taftà sempre gonfiato con aria calda proveniente da un fornello posto al suolo: il cubo si sollevava. Etienne fece allora il gran passo : il 4 giugno 1783 ( altri dicono il 5 giugno) ad Annonay collegò il fornello direttamente ad un involucro di grandi dimensioni:12 metri di diametro ed 800 metri cubi di volume . Ed il primo pallone ad aria calda del mondo si sollevò lentamente in aria salendo fino a 500 metri: era nata la mongolfiera.

   
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