Ecoefficienza e sostenibilità nel rapporto tra Progetto e AmbienteEco-efficiency and sustainability in the relationship betweenPlanning and Environment


SALVATORE DIERNA
UNIVERSITÀ ROMA – SAPIENZA – PRESIDENTE ATENEO FEDERATO DELLE SCIENZE UMANE, DELLE ARTI E DELL’AMBIENTE

Il nucleo centrale di una breve riflessione, quale è questa, sul rapporto tra Progetto e Ambiente che tenga conto della indissolubile relazione tra questioni ambientali e questioni tecnologiche e che si voglia rivelare proficua tanto dal punto di vista teorico-metodologico quanto da quello applicativo-strumentale, è costituito essenzialmente da due termini che si attestano sulla necessità di un profondo reciproco dialogo: la tematica della ecoefficienza e sostenibilità ambientale e delle sue possibili linee strategiche di sviluppo; e la tematica del ruolo della Tecnologia e in particolare dell’innovazione tecnologica quale strumento principale per dare voce ed attuazione a tali obiettivi strategici.
Prendiamo in considerazione il primo termine di riferimento.
Possiamo definire ecoefficiente una parte di territorio, un organismo urbano, un sistema architettonico, un prodotto edilizio, quando le alterazioni morfologiche, strutturali e funzionali, dirette e indotte, del sistema ambientale, nelle fasi di approvvigionamento, produzione, consumo e smaltimento, siano riequilibrate naturalmente o artificialmente in termini quantitativi e qualitativi; quando siano perseguiti un’ottimizzazione ed un risparmio dei consumi energetici (di estrazione, produzione, trasporto ecc.), una drastica e generalizzata riduzione dei gas inquinanti e degli scarti, ed un’attenta valutazione e preservazione delle materie prime in via di esaurimento; ed infine quando sia al contempo garantita la salute psicofisica degli operatori e dei fruitori in tutte le fasi, i momenti e gli aspetti precedentemente
elencati.
In questo senso l’architettura nuova, e più in generale la nuova consapevolezza progettuale per il singolo manufatto, lo spazio urbano, il territorio, non sorgerà per revisioni parziali e microspostamenti degli equilibri presenti nel
contesto, ma per l’intervento su queste dinamiche dirompenti, che convergono da due fronti fondamentali già richiamati all’inizio. Il macroscopico elemento di rottura è con ogni evidenza la questione della sostenibilità ambientale.
Con consapevolezza crescente dell’urgenza e delle dimensioni del problema, nella cultura contemporanea è filtrato, ormai a livello di massa, il tema della salvaguardia attiva del pianeta e dell’urgenza di strutturare secondo modelli diversi l’azione di esso come unica garanzia di continuità per la vita stessa. È un processo lento, che conosce momenti di vistosa accelerazione quando nelle cronache ricorrenti dei disastri ambientali giungono le conferme sull’insostenibilità di questo sviluppo predatorio, e che sembra poi venire a lungo inghiottito dai percorsi carsici del silenzio, o deviato sugli aspetti minuti e secondari, anche se più diretti, del quotidiano disagio ambientale. Ma è una
presenza che non può più uscire di scena, né concedere spazi alle rassicurazioni trasversali, attivamente operanti, di chi ha interesse all’inerzia.
La prudenza ecologica, la necessità di un uso delle risorse della Terra in armonia con la continuità e la rigenerabilità dei suoi sistemi ambientali e dei suoi processi biologici, si afferma nell’immaginario e si costituisce in un patrimonio culturale di significato decisivo, anche se è un patrimonio che, contraddetto da urgenze d’uso grandi e piccole, sedimentate nel costume e fondate sulla continuità di utilizzazioni improprie, fino a dieci anni fa è stato sostanzialmente incapace di tradursi in concreti e diffusi comportamenti alternativi, e solo in questo passaggio di secolo ha iniziato a dimostrare le sue incredibili potenzialità operative- applicative nel cambiamento di alcune realtà
paesaggistiche urbane e architettoniche di eccellenza.

The core of this brief remark concerning the relationship between Planning and Environment, that takes into account the indissoluble connection between environmental and technological issues and that wants to prove itself fruitful from both the theoretical-methodological and enforcement-instrumental point of view, consists essentially of two terms that need a deep mutual dialogue: the issue of eco-efficiency and environmental sustainability and its possible strategic lines of development; and the issue of the role of Technology and in particular of technological innovation as the main instrument to implement these strategic objectives.
Let’s consider the first term of reference. We can define a part of a territory, a urban organism, an architectural
system, or construction product as eco-efficient when the morphological, structural and functional, direct and induced changes of the environmental system, in the supply, production, consumption and disposal stages, are rebalanced naturally or artificially in quantitative and qualitative terms; when there is the pursuit of optimization and saving of energy usage (in the extraction, production, transport, etc… phases), of a drastic and generalized reduction of pollutant gases and waste, and a careful evaluation and preservation of those raw materials that are running out; and when the mental and physical health of operators and users at all stages, moments and aspects previously listed are guaranteed.
In this sense, the new architecture, and more generally the new awareness in designing the single construction,
urban space or territory, will not originate through partial revisions and micro-movements of the balances in the context, but through the intervention on these disruptive dynamics, converging from two fundamental fronts ,already quoted at the beginning.
The macroscopic element of breakage certainly is the issue of environmental sustainability.
With growing awareness of t
he urgency and the size of the problem, in contemporary culture, the theme of an
active protection of the planet and the urgency of structuring according to different models its use, as the only
guarantee of continuity for life itself, has filtered massively.
It is a slow process, that encounters moments of big acceleration, when the recurring news of environmental disasters confirms the un-sustainability of this predatory development, and that seems to be swallowed by silence, or diverted towards secondary, but more direct, aspects of the everyday environmental discomfort; but it is a presence that can’t retire from the stage, nor grant spaces to the crossing reassurances, actively operating, of who has interest to be inactive.
Ecological caution, the need to use Earth’s resources in harmony with the continuity of its environmental systems
and its biological processes, assert them selves in the imaginary and form a decisively significant cultural heritage, even though it’s a heritage that, contradicted by large and small urgencies of use settled in costume and based on continuity of improper uses, up to ten years ago was essentially unable to lead to concrete and popular alternative behaviors, and only in this turn of a the century has begun to demonstrate its incredible operational-applicative potential in changing some excellence urban and architectural landscape realities.

 

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