Eccentrica tradizione

 

 

In una casa dai colori caldi, nelle tonalità decise del mondo d’oggi, si mescolano memorie del passato e oggetti di design del secolo scorso.

La padrona di casa, Daniela Marino, collabora con la Galleria Colombari di Milano per il design di tendenza. Ha sempre abitato in case d’epoca poiché le reputa già di per sé ricche di personalità e comunque di grande respiro proprio per i loro caratteristici soffitti alti, considerati da altri un difetto. Quando si è trattato di scegliere la nuova dimora milanese per la sua famiglia composta da lei, marito e due bambine, ha voluto continuare la tradizione instaurata ai tempi della sua prima casa romana. Ha optato per un appartamento, né grande né piccolo, situato in un palazzo dei primi del ‘900 nella zona centrale di Milano tra via Carducci e via Boccaccio, una zona signorile che chiamano “La piccola Parigi” pro-prio per la sua atmosfera tra aristocratica e festaiola che traspare al di là delle facciate austere. Per sottolineare l’aspetto giocoso che avrebbe dovuto caratterizzare lo spirito della casa, frequentata, di giorno, da frotte di compagne di scuola delle ragazzine e di sera da amici dei giovani genitori, che amano la vita di relazione, è stato chiesto l’intervento di Elizabeth Campbell, docente all’Università di Architettura di Milano, perchè aiutasse nella scelta delle tinte che avrebbero rallegrato pareti e soffitti e perché portasse una ventata di colori in una casa che avrebbe potuto rischiare di apparire elegante ma un pò troppo classica. Un primo tocco di colore appare subito, non appena si varchi l’ingresso dell’appartamento, chiusa dietro di sé la porta dell’ascensore in ferro battuto a vista, comune a tanti palazzi della zona. Un bel cassettone ottocentesco di famiglia sovrastato da un ritratto di gentiluomo spiccano su un intenso verde lattuga. Un colore che sembra uscire da un tessuto di Tricia Guild, esistente in natura, ma che difficilmente si oserebbe introdurre in una casa di città, specialmente accostato a mobili e dipinti antichi. Lo scopo di questa scelta decisa era in questo caso, il creare una zona filtro tra il vano scala e la casa vera e propria, attraverso la colorazione intensa della parete che focalizza l’attenzione. A sinistra del minuscolo vano d’ingresso, si accede al lungo corridoio che conduce, da un lato alla sala da pranzo, alla cucina, alla camera delle ragazzine e a quella dei genitori, dall’altro all’ampio soggiorno. All’estremità sinistra dal corridoio è posto un antico busto in marmo che fa da protagonista e, troneggiando incontrastato, richiama le origini romane della famiglia. Dietro di esso appare come sfondo una parete color magenta che fa risaltare il candore del marmo. Un colore così vivace in quella posizione, oltre che valenze estetiche, ha la funzione di raccorciare visivamente la lunghezza del corridoio. La tonalità del colore proviene da un ritaglio di un servizio fotografico, conservato, per anni, della casa di Elsa Schiapparelli, una famosa sarta romana dell’e-poca di Chanel: “Elizabeth Campbell ha concretizzato quello che volevo. Mi ha dato il coraggio di uscire dai canoni.” Daniela Marino sente infatti la propria casa come un “work in progress”, un recupero di scelte accarezzate per anni, a volte di riutilizzo di vecchie situazioni come i pensili della cucina della casa precedente, nobilitati da nuove, ironiche maniglie disegnate appositamente da Cagianelli e promossi a mobili bassi contenitori nella camera delle ragazzine. Qua e là nella casa non mancano in realtà interessanti pezzi di design come l’opera a specchio “Les grands transparents” di Man Ray, posta a tagliare la lunga parete del corridoio in corrispondenza della prima porta del salone, creando curiose prospettive e riflessi. Nel salone il colore del soffitto è stato scelto in nouance a quello del rivestimento dei divani: un giallo chiaro ma intenso che mette in risalto gli stucchi.

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