E la luce si fece annuncio

E la luce si fece annuncio

Le vetrate di per sé sono quanto di più vicino alla luce, al chiarore, alla leggerezza dell’aria. Ma tutti avranno avuto l’esperienza di trovarsi di fronte a composizioni pesantemente intelaiate nei piombi e dense di colori e forme disegnate con la grisaille che spesso finiscono per oscurare e trascinare nella pesantezza questo elemento quanto mai aereo qual è il vetro. «Io ho cercato di riattribuire a questo materiale la sua leggerezza; perché il vetro è un fluido raggelato,
un liquido che si fissa nella materia cristallina divenendo forma. Ma conserva la transitabilità della trasparenza»: così spiega l’artista Franco Bianchetti l’orientamento che lo guida nel confezionare vetrate artistiche.
Partire dalla materia stessa è basilare: l’artista deve dominarla per trarre da essa tutte le potenzialità espressive. E Bianchetti è tra coloro che con inusitata maestria conoscono la materia dal suo interno.Altro è pitturare su una vetrata e poi fissare il colore sulla superficie. Altro elaborare il colore nell’impasto per rendere spessore al vetro, ingenerandovi una precisa individualità. Presso l’Officina Santhomè di Stezzano (BG) c’è uno spazio espositivo dove nel corso dell’estate passata (ma alcune opere sono sempre visibili e veri e propri eventi espositivi sono realizzati ogni anno) si è tenuta una mostra di diverse opere di Bianchetti, che da sempre lavora con la vetreria bergamasca.

L’opera "Gratia Plena".
Sulla destra, l’opera "Ascesi", sulla sinistra, "Senza titolo".
(Le foto sono di Mauro Zanchi)

Accanto alle vetrate, alcuni studi su carta dove, all’astrattezza imperniata su forti suggestioni cromatiche, si sostituisce
una ricerca della forma, forse propiziata dalla bidimensionalità della superficie. Tra queste spicca un "Volto di Cristo", caratterizzato da un’espressione in cui all’intensità del sentimento si unisce una certa evanescenza nel tratto, che evoca forse un andare oltre: il superamento dei limiti dell’umano per ritrovare le stigmate del divino.
Questa sensazione dell’andare oltre invece, all’interno delle vetrate, non si esprime nella via figurativa, ma nel gesto creativo stesso: nel colore e nel gioco di trasparenze e modulazioni che addensano il colore trasfondendo nella luce mutevoli momenti di pregnanza, prima ancora che di gravità. Lo si vede per esempio nell’opera "Gratia Plena"
realizzata per un’esposizione itinerante del museo bresciano "Arte e Spiritualità" e acquisita dallo stesso museo. Il vetro si appoggia su una struttura di ferro che si compone di soli due lati, uniti in un angolo ottuso: così che il vetro sembra poggiarvi quasi provvisoriamente. La composizione resta aperta, misurata solo dal variare degli azzurri e dalla sottilissima croce che l’attraversa come un pacificato emblema che dice della missione di salvezza."Gratia Plena" è la parola dell’annuncio: ed ecco che il colore acquista significato. «C’è un grumo di azzurro intenso, tanto intenso da perdere quasi la trasparenza, nella parte bassa. La forma è ovulare. Un richiamo all’idea della nascita: l’uovo, simbolo della nuova vita, ma anche della resurrezione. In realtà sono tre le forme ovulari che si manifestano: una piccola
– primigenia – di un giallo intenso. La seconda, di maggiori dimensioni, di colore blu scuro e la terza, maggiore e ancora più diafana, sui toni di un azzurro più chiaro che vanno sfumando all’esterno». Sono immagini che rendono armonico, nel loro giustapporsi, il concetto della gravidanza di Maria che già prefigura la missione di Cristo; le tracce di questa
si ravvisano nelle macchie rosso intenso del sangue versato ai piedi della sottile croce che attraversa tutta la composizione. La suggestione del colore si somma così ai suggerimenti del simbolo, il tutto nel segno della ineffabile luce plasmata dal colore, a sua volta staccato dalla trasparenza sul piedistallo, come a sottolineare che vive di vita propria, che appartiene a un altro mondo: quello dello spirito, che nessuna forma può racchiudere.

L.S.

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