E’ caduto il muro di divisione

Sono un teologo, dunque uno chiamato a mediare tra la storia e la Parola, il Verbo che si è fatto carne e ha alzata la sua tenda tra noi (cfr. Gv 1, 14 a). La storia, insegnava M.-D. Chenu, è il luogo in cui si incarna la Parola.
Sono un teologo nella santa Chiesa cattolica di uno dei Riti Latini, quello Romano. Ne tengo conto come riferimento fondativo.

Sono un teologo che procede Thoma magistro (cfr. OT, 16), avendo Tommaso qui non come maestro. In questo caso come astro specie di metodo, perché Tommaso non ha mai fatto cenno ai sagrati, e nella sua lezione su Ef 2, non si sofferma sul muro di divisione.

Frà Giacomo Grasso,O.P.
Teologo, Pontificia Università
San Tommaso D’Aquino, Roma

La mia, nel titolo, è una citazione di Ef 2, 14 b.
Si legge infatti in Ef 2, 14-22:
Egli (Cristo Gesù, Cristo), infatti, è la nostra pace,
colui che ha fatto dei due un popolo solo,
abbattendo il muro di divisione che era frammezzo,
cioè l’inimicizia,1
15. annullando per mezzo della sua carne,
la legge fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,2
16. e per riconciliare tutti e due con Dio
in un solo corpo, per mezzo della Croce,
distruggendo in se stesso l’inimicizia.3
17. Egli è venuto perciò ad annunciare pace a voi
che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.
18. Per mezzo di Lui possiamo presentarci,
gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.4
19. Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti,
ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio,5
20. edificati sopra il fondamento degli Apostoli e dei Profeti,
e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù.6
21. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata
per essere tempio santo del Signore;
22. in Lui anche voi insieme con gli altri
venite edificati per diventare dimora di Dio
per mezzo dello Spirito.

1 Il muro di divisione è quello che nel Tempio di Gerusalemme separava il cortile dei Giudei da quello in cui potevano
entrare anche i Gentili, cfr. At 21, 28.
2 La legge è quella giudaica. La nuova legge, quella dell’evangelo, è la grazia dello Spirito Santo, cfr.Thomae Aq., Summa Theologiae, I-II, 106, 1 c. La legge antica è stata portata a compimento, sulla Croce, da Gesù, cfr. Col 2, 14: il documento antico è stato eliminato, inchiodato sulla Croce. Il solo uomo nuovo è Cristo. Non c’è più il vecchio Adamo.
3 In un solo corpo tutti sono riconciliati in Cristo, nella sua realtà fisica, storica e tutti formano un solo corpo, la Chiesa.
4 Pace è pienezza di vita.Tutti si presentano, Apostoli che guidano la comunità, e semplici discepoli.
5 I Gentili diventano concittadini dei santi. Non ci sono più due popoli.
6 Apostoli e Profeti, a guida della comunità del Nuovo Testamento.

Dunque è caduto il muro di divisione. In Cristo e nella Chiesa che è “il Cristo diffuso e comunicato” (J.B. Bossuet, vescovo francese tra XVII e XVIII secolo), tutti, tutti, formano un solo uomo nella pace che è pienezza di vita.
Quindi anche l’edificio chiesa che è tenue, ma verace segno della Chiesa, tempio fatto di pietre vive (cfr. 1 Pt 2, 5), vede distrutto il muro di divisione, ed è luogo di quella accoglienza che è già eucaristia, rendimento di grazie, e provoca pace; è luogo di ascolto della Parola degli Apostoli e dei Profeti, ed è anche essa eucaristia; è luogo del memoriale della Croce, eucaristia per eccellenza; è luogo di comunione, ci si nutre dell’eucaristia; è luogo di missione.
Ogni edificio chiesa ha il suo sagrato. Ma “sagrato” ha diverse accezioni, altrimenti si cadrebbe nello standard che appiattisce. Il Vaticano II ha voluto la Riforma liturgica, e Paolo VI, e in qualche piccola cosa anche Giovanni Paolo II, la hanno attuata, inserendo oltre alla partecipazione, aspetto dinamico della comunione, la creatività. Senza di essa si
toglie alla comunità che vive il luogo chiesa. Un esempio. Indispensabile, perché non si dà intelligibilità se non partendo dal corporeo, dal sensibile, da quella materialità grossier, per usare l’espressione di M.-D. Chenu. Cesare Fera (1922-1995), ha realizzato il sagrato della chiesa parrocchiale di San Nicola in Castelletto, una chiesa con bella facciata in barocchetto genovese. La facciata si è salvata dalle incursioni aeree. Quello, dell’interno che si è salvato dai bombardamentiè stato distrutto da un penoso“adeguamento” alla necessità di spazio. La facciata è stata “ripulita” sapientemente da Fera che ha realizzato, in uno spazio assai ristretto, una piazzetta, polo aggregativo di tutti gli adolescenti del quartiere (è un quartiere “alto”, i più dei ragazzi ci arriva anche da altri quartieri, in moto).
E’ solo una piazzetta. Non ha nessuna pretesa di preparare al mistero, anche perché il mistero non c’è più. C’era, ma
è stato disgelato da Gesù. Il Verbo che si è fatto carne, il Rivelatore del Padre che invia il suo Spirito. E’ un vero sagrato. Aggrega anche quelli che poi entreranno in chiesa, e l’aggregazione c’è per tutti. Quelli che entrano in chiesa, vi entrano portando negli occhi, e nel cuore, quelli che restano fuori. Le pie donne che entrano in chiesa anche in giorno feriale, e le mamme e i papà che c’entrano coi bambini piccoli, e gli adolescenti che restano fuori entrano con loro perché non c’è solo la realtà materiale, seppur importante, ma qualcosa in più, e lo Spirito soffia dove vuole ed è in grado di entrare anche nei ragazzi e ragazze che stanno fuori a chiacchierare. La santa Chiesa vive dello Spirito del Signore, non del Reg
olamento di un Esercito (chi non c’è è un disertore), e lo Spirito unifica, sia quelli che stanno dentro sia quelli che stanno fuori, e rimangono sul sagrato, a giocherellare. Sul sagrato realizzato con sapienza di architetto da Cesare Fera. Molti architetti lo ricordano maestro. Ha lottato, civilmente, per l’Italia, come Partigiano, e per la cultura italiana come Presidente a Genova di Italia Nostra. Nel fare un buon sagrato denso di aggregazione non è, però, partito da Ef 2, 14-22, ma dalla sua sapienza di architetto. E’ stata, certo, una sapienza che ammetteva arrier penseés e non poteva fare a meno di precomprensioni ideologiche, purchè non superassero la soglia della scienza architettonica e urbanistica. Il sagrato deve essere frutto delle due arti, o tekné. Sempre a livello di elevata etiké, non necessariamente di catechismo.

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