Due filoni principali

L’edizione di Archiprix 2010, le cui premiazioni si sono svolte a Napoli nello scenario metafisico della Fiera d’Oltremare, ha consolidato il successo dell’iniziativa promossa dal CNAAP. Essa testimonia l’impegno degli architetti italiani nel promuovere il concorso di architettura quale efficace strumento per innalzare la qualità delle opere pubbliche e private e per fare emergere nuovi talenti.

Per quanto riguarda le tesi di restauro il panorama che emerge traccia sostanzialmente due filoni principali: quello “conservativo” dal quale peraltro traspare una capacità professionale degli studenti, sempre più raffinata, nell’analizzare l’oggetto del progetto di restauro in tutte le proprie minime componenti e proporne una sostanziale conservazione accompagnata da proposte di uso talvolta alternative alle destinazioni originarie;

quello “valorizzativo” in cui gli studenti si cimentano maggiormente con la sperimentazione di inserti di architettura contemporanea nei manufatti antichi proposti per il recupero, dimostrando di sapere coniugare l’utilizzo dei materiale e delle forme della contemporaneità, garantendo altresì la non invasività e la reversibilità degli interventi proposti, con risultati talvolta di grande suggestione e di effettiva realizzabilità.

Merito sicuramente anche dei docenti delle scuole di Architettura che dimostrano un costante impegno e un “credo”, è il caso di usare tale termine visti i progressivi continui tagli di bilancio da destinare alla didattica, i cui effetti sono evidenti nella preparazione degli architetti del presente e del futuro.

L’impegno del CNAAP dovrebbe essere raccolto da tutte le amministrazioni pubbliche e si dovrebbe, finalmente, fare prevalere l’istituto del concorso di architettura proprio per stimolare, fare crescere e diffondere quella qualità architettonica, il cui disegno di legge si è ormai arenato nelle secche delle commissioni parlamentari.

I segnali che vengono dal legislatore vanno peraltro in altre direzioni, prova ne sia il recente DPR che elenca le tipologie di opere che devono essere sottoposte a procedura semplificata di verifica di compatibilità paesaggistica ma non rinvia, in quanto non può farlo, perché non ne esistono i presupposti, anche a strumenti di verifica qualitativi, ossia estetici, ma esclusivamente urbanistici, ovvero quantitativi, aumentando la discrezionalità, caso per caso, del valutatore, e limitando ulteriormente le poche certezze professionali dei progettisti.

Tale necessità di imporre elenchi da parte del Governo deriva dalla scarsa volontà delle Regioni di trovare un comune denominatore, pur nel rispetto delle proprie autonomie, con lo Stato nelle materie di Pianificazione Paesistica; infatti quel fermento di iniziative che erano proliferate a seguito dell’apertura alla firma della Convenzione Europea del Paesaggio nel 2000, cui l’Italia ha aderito e di cui si sono svolte a Firenze, a fine ottobre scorso, le cerimonie per il decennale, non ha dato i risultati attesi, ovvero la ridefinizione del Piani Paesistici concordata con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, così com’era previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004.

Tale mancata sinergia priva i progettisti dei necessari parametri normativi per coniugare in modo certo la propria fantasia progettuale con la propria capacità professionale di interpretare i desiderata della committenza, sia pubblica che privata, e di tradurli in progetto efficace e sostenibile.

Al presente, pertanto, il terreno su cui il CNAPPC deve continuare a confrontarsi con le Istituzioni competenti, a mio avviso, non può che essere questo, proprio per consentire di mantenere vive nel futuro le capacità dimostrate dai giovani architetti del presente, selezionati e premiati da Archiprix 2010.

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)