Due camini in villa. Tra le colline dove è dolce il silenzio

Era l’orciaia: il luogo dove si conservavano gli otri pieni di vino. E’ diventato il salone della casa: la volta a botte e la scansione delle colonne alle pareti offrono un ambiente raccolto e dotato di varietà. Questa unitarietà nella diversità trova il suo cardine nel camino, che si pone come l’elemento emergente: interrompe il fluire longitudinale dello spazio e ne diventa il cardine.

Progetto: Patrizia Giunti e Nohsem Tamadon Nejed, architetti
Località: Colline del Chianti, Toscana
Art Direction: Maria Luisa Carrara
Foto:
A. Lecce

Una villa del ‘700, eretta su impianto del XV secolo. E’ stata ristrutturata con attenzione all’esistente: pochi tratti nuovi riconoscibili soprattutto nell’ambiente cucina; per il resto diversi elementi di recupero conservano l’autenticità, nella più felice tradizione toscana. Due i camini: uno grande nel salone, l’altro nella cucina. Il primo è realizzato
in ghisa e gesso, così da mantenere inalterato il fascino del tempo. Il secondo si inserisce nel disegno modulare degli elementi funzionali, e ha il tono della contemporaneità solida, non eccentrica, ma pacata e ponderata. Il primo
si inquadra nella scansione del volume dettata dalle colonne; il secondo completa la linea dei mobili. Due interpretazioni coerenti, due modi per accendere un vero fuoco nella casa, e accedere alla fantasia.

Pavimento in cotto

Sulle colline del Chianti, e in particolare nella zona dell’Impruneta, si trovano terreni argillosi che hanno consentito alla popolazione di instaurare, sin dall’antichità etrusca, la tradizione del cotto: sia per la produzione di laterizi, sia per la confezione di orci e vasi. Il pavimento in cotto posto nel nuovo locale della cucina, aperto nella villa, raccoglie la autentica tradizione locale e ripresenta il colore variegato e terrigno dell’argilla trasformate dalla mano dell’uomo.

C’è qualcosa di casuale nell’accostamento delle diverse coloriture, nelle variegate tonalità di un medesimo colore. E’ proprio quest’apparenza di casualità che conferisce il tono dell’autenticità: il cotto, se è artigianale, non è mai uguale, mai ripetitivo. Le piastrelle diventano così espressione di un modo di essere, che all’immagine di una perfezione omogenea preferisce il marchio della singolarità, che è pure simbolo di creatività.

Nelle foto: Il sapore della modernità, si inserisce con discrezione nell’ambiente della magione signorile settecentesca. Pur nel confluire di diverse suggestioni, si mantiene il tono della sobrietà: è questo che accomuna e raccoglie. Lo ‘understatement’ diventa funzione della finalità del luogo. Il camino completa l’atmosfera. E’ il luogo fermo, il punto di riferimento: non sarebbe necessario né per riscaldare, né per cuocere. E’ presente con la sua valenza più moderna, ma forse più significativa, di “luogo” principe, di cuore pulsante della casa.

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