Dott. Claudio Barbaro, Ing. Dario Bugli, Arch. Gjlla Giani, Arch. Massimo Gallione, Arch. Nevio Parmeggiani


Dott. Claudio Barbaro
Presidente ASI
Alleanza Sportiva Italiana

Vi sono parrocchie che dispongono di impianti aggiornatissimi, altre che non ne dispongono affatto… Ma il paragone non va posto con le strutture pubbliche: queste sono significative in molte realtà urbane del Nord Italia, ma forse lo sono meno nel Centro e nel Sud. Direi che oggi un peso crescente lo hanno gli impianti privati: c’è una domanda crescente di sport e per molti privati questo è un business. Certo è difficile pensare che le strutture pubbliche a base solidaristica
come gli oratori possano, o meglio debbano reggere il confronto con le strutture private a scopo di lucro. La domanda di sport è però talmente cresciuta che se non ci si attrezza per livelli di efficienza minima, c’è il rischio che strutture di questo tipo possano essere scarsamente frequentate.

Ing. Dario Bugli
Direttore Generale SCAIS
Società per la Consulenza e l’Assistenza nell’Impiantistica Sportiva

Gli impianti sportivi di pertinenza delle chiese hanno una funzione sociale e culturale importantissima, alla quale rispondono in modo egregio. Date le limitate risorse economiche, e anche i limiti fisici di spazio, nelle parrocchie spesso si trovano tipologie di impianti dal costo relativamente contenuto: come campi di calcio o di pattinaggio. Tuttavia nel corso degli anni sono avvenute parecchie evoluzioni: sono sorti centri per il fitness e persino piscine. Ci sono spesso impianti di prim’ordine. Ritengo che, ampliandosi le prospettive, gli impianti di pertinenza delle parrocchie potranno avere un ruolo sempre più centrale nel movimento sportivo nazionale. (…) Per sopperire alle carenze di risorse economiche, in certi casi si possono usare al meglio gli spazi, per esempio costruendo parcheggi interrati (che forniscono
un margine di introito) sopra i quali ci sono campi di calcetto, di tennis o persino piccole piscine.

Arch. Gjlla Giani
Direttore Restauro e Patrimonio Culturale
CHIESA OGGI architettura e comunicazione
(nella foto con Bob Noorda)

Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, assieme alla Direzione di CHIESA OGGI architettura e comunicazione, hanno pensato a Bob Noorda per la comunicazione del nuovo Premio Nazionale di Idee di Architettura sugli spazi per la cultura e lo sport di pertinenza delle chiese. Prima che partisse per il Canada, per l’incarico della segnaletica dell’Università del Quebec, ci siamo incontrati con Noorda, che ha capito subito lo spirito dell’iniziativa e la complessità della sintesi: al ritorno lo ha tradotto in un marchio. I due lati colorati di uno spazio architettonico che richiamano un tetto a capanna; uno stacco verticale che diventa croce e indica che è una chiesa cattolica; due ragazzi che giocano e parlano di sport…

Arch. Massimo Gallione
Vicepresidente del CNAPPC

Il progetto per un centro culturale, sportivo e aggregativo incide sull’estetica della vicina chiesa e sulla sua relazione con le persone e col territorio, offrendo agli architetti la possibilità di esercitarsi nei contesti più svariati: prossimi a chiese monumentali di valore storico artistico, come anche in luoghi di scarsa qualità architettonica. In ogni caso offre ai
professionisti l’opportunità di accostarsi a un tema sul quale difficilmente hanno avuto occasione di esercitarsi con la loro opera professionale. (…)
Chiunque sa quanto l’architettura delle chiese segni il nostro territorio, nelle diverse epoche. E chiunque si rende conto di quanto anche oggi l’architettura delle chiese possa contribuire a migliorare le zone periferiche, che dal dopoguerra sono state dimenticate dalla qualità architettonica.

Arch. Nevio Parmeggiani
Presidente Giuria
Premio ARCHITETTURA CULTURA & SPORT

Fin dall’ultimo anno di studi prima della laurea, ebbi la possibilità di partecipare all’iniziativa lanciata dall’allora vescovo di Bologna, Card. Giacomo Lercaro, al fine di dotare di luoghi di culto adeguati, le periferie che stavano crescendo in modo tumultuoso, sotto la spinta della ricostruzione dopo le devastazioni della guerra e dell’emigrazione interna. Nel gruppo di tecnici costituito da Lercaro per sostenere l’iniziativa operai al fianco di personaggi come Glauco e Giuliano Gresleri, il sociologo Ardigò, il compianto prof.Trebbi che coordinava il gruppo. Si lavorava con approccio multidisciplinare anzitutto per coordinare con l’Amministrazione locale la pianificazione dell’espansione urbana, così che la chiesa occupasse nei nuovi quartieri il luogo centrale che le spetta: ed è significativo che pur essendo gli amministratori di orientamento
in prevalenza laico e comunista, l’intesa fu sempre raggiunta egli spazi riservati furono sempre centrali rispetto ai nuovi quartieri che andavano sorgendo. Oltre a questa funzione tecnica, il gruppo ebbe una funzione culturale, a partire dall’organizzazione del congresso di Bologna sull’architettur
a sacra del 1955, allo scopo di documentare le architetture
di chiesa del dopoguerra, così da preparare il terreno per una ricognizione critica che consentisse una solida riflessione di base per progettare le nuove chiese bolognesi. Nacque allora anche la rivista “Chiesa e Quartiere”, forum di dibattito e strumento educativo per generazioni di progettisti, ancor oggi valido strumento di riflessione. Infine, facemmo
venire a Bologna importanti personalità straniere. Furono chiamati Alvar Aalto (che progettò la nota chiesa di Riola di Vergato), Le Corbusier (che per Bologna progettò una chiesa non costruita, ma ripresa e completata nel progetto per
Firminy) e Kenzo Tange. Fu un’epoca eccezionale: il dibattito sull’architettura delle chiese affiancò l’epoca del Concilio Vaticano II col grande fermento di idee e di proposte che ne seguì. Fu un periodo di svolta, vissuto da tutti all’insegna della cooperazione per la ricostruzione. Lo spirito religioso si traduceva in architetture schiette, prive di esibizionismi
formali ma accurate nella ricerca della finalità liturgica e cultuale. Confido che quella esperienza possa ancora oggi insegnare qualcosa ai giovani. La bellezza nel progetto delle chiese sta nell’equilibrio, la bruttezza nel tentativo di introdurre il superfluo per il solo gusto di stupire.

 

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