Domotica

Pierluigi Molinari

Designer con studio professionale a Milano dal 1961. Progetta per Aziende Italiane ed Estere. Consulente per Enti ed Istituzioni come: Assolombarda, Assarredo, Cosmit, Smau ecc. Relatore in numerose Conferenze e Seminari sul Design in Italia ed Estero (Europa, Stati Uniti, Sud America, Cina e Giappone). Curatore di Pubblicazioni e Mostre di Design in Italia, Europa, Stati Uniti e Giappone. Membro di Giurie di Premi internazionali di Design in Italia ed Estero. Presidente di Giuria del Compasso d’Oro 1987/91 e del Premio Smau dal 1991 al ’98. Docente al Politecnico di Milano, Università
di Barcellona, Elisava Barcellona, Bauhaus Dessau, Design Akademie Rhur. Cariche ricoperte nell’ADI: Membro Direttivo 1977/79, Vice Presidente 1982/85, Presidente 1988/91. SIE (Società Italiana Ergonomia) Presidente Sez. Lombardia 1995/98.

Da qualche anno ormai il termine “domotica” è entrato a far parte del linguaggio comune. Vediamo di chiarirne meglio il significato evidenziandone anche i problemi.

Il problema grosso della domotica è la comunicazione del servizio che ne è anche l’identificazione. La domotica non si esaurisce nel poter accendere la luce a distanza col telefonino. Ciò che ci interessa è una casa sicura, una casa che dà un certo tipo di servizi a certe categorie di utenti. Le persone anziane piuttosto che gli handicappati sono fortemente interessati a queste “utilities”, se col telefonino possono aprire e chiudere le finestre o accendere la cucina a gas, allora vuol dire che questa tecnologia è utile e quindi tanto più valida anche per un utente “sano”.

Come si è arrivati a concepire “la casa intelligente”?

Queste tecnologie vengono dall’esperienza dell’office automation, un modello di servizio che va però “aggiustato” ed allargato alle esigenze domestiche. Per esempio in ufficio non ho il problema di dimenticare aperto il rubinetto dell’acqua o del gas. Al contrario, in casa, queste funzioni di controllo sono fondamentali.

Quando si parla di domotica si pensa soprattutto agli elettrodomestici “intelligenti”.

Per ora l’approccio alla domotica è alquanto superficiale, mi riferisco per esempio al frigorifero che ti comunica quello che c’è e quello che manca, una cosa che posso facilmente verificare di persona. Un altro capitolo è quello che riguarda gli elettrodomestici che possono autodiagnosticare i loro possibili guasti ed essere collegati in rete con il Centro Assistenza. Tutte le aziende più grosse stanno facendo questo discorso ma ognuna si è mossa per conto suo. Ciò che occorre veramente è un approccio globale al problema. Un altro discorso ancora, più complesso ed utile è invece
quello che stanno portando avanti alcune aziende (come la Whirlpool o l’Elettrolux) che, forti dell’esperienza sul mercato americano, hanno già interfacciato, attraverso il PC, la diagnosi del frigo con il supermercato che ti fa la consegna a domicilio in una cassa con accesso esterno. L’ordine della spesa passa via internet e si paga con la carta di credito. Il problema è che per ora quest’operazione è possibile solo nella casa unifamiliare dove ci sia la possibilità di ubicare un piccol box con compressore all’esterno che mantenga la spesa fresca almeno 24 ore. Nel caso degli appartamenti occorrerà attrezzare collettivamente il condominio.

Cos’è la domotica? A chi mi devo rivolgere per avere una casa automatizzata? Esistono figure professionali di riferimento? La domotica muterà il panorama domestico? A queste e ad altre domande risponde l’architetto e
designer Pierluigi Molinari.

Dietro la domotica c’è quindi un discorso progettuale. Volendo una casa automatizzata a chi mi devo rivolgere? Esiste una figura di riferimento?

Comufficio (l’Associazione di categoria che raggruppa più di 2500 aziende di distribuzione di elettronica) ha costituito una commisione tecnica, della quale io faccio parte, che comprende tutte quelle aziende che fabbricano domotica ed elettrodomestici. L’obiettivo è quello di costituire una rete di installatori specializzati in domotica. Una figura di riferimento importante quindi, capace di alte prestazioni. L’installatore coinciderà con il punto vendita. Ma soprattutto, i grandi show room di elettronica, dove è già possibile trovare i singoli prodotti, diventeranno anche i luoghi del progetto. Qui, nel prossimo futuro, l’utente potrà trovare delle figure di riferimento. L’idea generale è di tenere una serie di corsi che coinvolgeranno anche gli architetti per creare delle competenze che possano portare a realizzare la casa automatizzata su misura, ma con prodotti seriali.

Facciamo un esempio.

Io posso avere un’appartamento, piuttosto che un ufficio o una villa unifamiliare e voglio cablarla perché ho certe necessità che possono essere: di sicurezza, di comando a distanza del riscaldamento o di controllo oppure di tutte queste cose messe insieme. Voglio insomma un impianto “su misura”. Ciò che mi occorre allora è una figura di riferimento, un installatore che sia un service omologato dalle aziende che, secondo i diversi tipi di richieste, costruisce un impianto ad hoc, più semplice, più complesso, gestibile automaticamente, in una parola “su misura”. Ciò che noi ipotizziamo è la creazione di una nuova figura professionale, l’installatore appunto, che diventa il gestore dell’impianto. Lui usa i componenti industriali, cioè gli allarmi li compra da uno, il frigorifero da un altro e così via,
poi, se l’utente ha un guasto, chiama il suo installatore e sarà lui, di volta in volta, a chiamare il tecnico necessario a riparare quel guasto.

Un altro problema legato alla domotica è il rapporto tra elementi d’arredo e tecnologia.

Occorrono dei mobili che si adeguino al gran numero di spine e di fili elettrici presenti nella casa domotica.
Un esempio per tutti, il televisore oggi è ancora concepito come un mobile a sé stante ma domani sarà uno schermo piatto profondo tre centimetri che fa da monitor e da TV. Dove lo colloco? Ma soprattutto come nascondo i fili penzolanti? Occorre dunque un’evoluzione anche in questo senso, che cambierà il panorama domestico. Io ho cominciato quest’anno a fare un corso al Politecnico che si chiama “Design per la casa intelligente” per vedere che cosa bisogna progettare perché queste cose entrino in casa con una loro specificità. Questi mobili inoltre, devono avere anche certi tipi di riflessi prestazionali. Un conto è progettare una sedia per scrivere una lettera, un altro è progettarla per chi lavora molte ore a casa, davanti a un computer, con un risultato soddisfacente non solo dal punto di vista ergonomico ma anche estetico, non posso mettere in una casa la sedia da ufficio. Il problema è che la convivenza con la tecnologia elettronica presuppone una riflessione su tutto, nel senso che il contenitore non è secondario, è fondamentale, occorre insomma un approccio globale al problema. Occorre, in altre parole, un progetto. Il problema di fondo è che il progetto devono farlo delle persone formate, che oggi ancora non ci sono, questa commissione dello Smau (di cui parlavamo poc’anzi) si pone quindi come obiettivo di fare formazione, non solo per i tecnici ma anche per gli architetti.

L.P.

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