DISTACCATI MA COLLEGATI


Giappone – Prefettura di Shizuoka – Realizzazione di una villa – Progetto di Kazuhiko Kishimoto, architetto

Servizio di Shiho Sakai
Testi di Leonardo Servadio
Foto Hiroshi Ueda

Gli ambienti che si alternano lungo
il corridoio accolgono il giardino.

Giocare con la luce, attraverso un ordine costruito che si adagia in contesti naturali con netta contrapposizione, ma conservando una riservatezza e una discrezione che rendono leggera l’architettura, quasi sfuggenti le superfici.
L’architetto giapponese Kazuhiko Kishimoto disegna con la sensibilità di chi sa mettere assieme piano generale e dettaglio minuscolo.
E la casa RSH 4 (River Side House casa sul lungofiume) a Shizuoka si compone di tagli netti, come quelli che impone il disegno industriale: la superfici esterne in acciaio pongono questo aspetto ben in risalto, sottolineandolo con evidenza. La conformazione del progetto è tale che da alcune angolature l’edificio appare come una serie di container affiancati: che cosa più di questo può richiamare l’industrial design? Ma l’architettura va ben al di là dell’impressione esterna.
L’attenzione al rapporto con il luogo fa parte del DNA concettuale del progettista, che tra l’altro ha ricevuto diversi riconoscimenti per questo motivo. Così, il volto metallico dell’edificio nasconde un’anima di legno: questo è il materiale della struttura, mentre le pareti interne sono intonacate.
L’edificio occupa poco meno di 90 dei circa 264 metri quadrati del lotto, che ha forma irregolare. Il contesto è parzialmente agreste e vicino gorgoglia un corso d’acqua, sotto un salto di circa 4 metri rispetto alla quota del terreno.

Costruita per una famiglia di quattro persone, genitori e due figli, la particolarità della casa si rivela nella pianta. La forma è a doppio pettine: un lungo corridoio lineare apre verso ambienti che si protendono lateralmente. Così ogni ambiente è definito su tre lati da pareti “esterne” e su un lato dall’innesto col corridoio.
L’ampia e variegata distribuzione di finestre e lucernari garantisce che alla facilità di comunicazione tra gli ambienti interni, si aggiunga lo scambio immediato con l’esterno: col cielo e col giardino. Anzi, le stanze diventano, per questa particolarità, specie di “cannocchiali visivi” che offrono viste selezionate su quanto attornia la casa. In tal modo, se all’esterno l’architettura appare nella sua valenza di complesso dal taglio industriale, all’interno si rivela quale articolazione in cui l’atto del separare e quello dell’unire si sovrappongono.
Secondo una logica che è radicata nella tradizione dell’abitare nipponico, le stanze restano come ambienti separati più simbolicamente che realmente; l’interno della casa è permeato delle immagini del verde circostante che penetra nel corpo dell’edificio grazie ai brevi “chiostri” in esso ritagliati. E solo le camere da letto e i servizi sono dotati di porte: per il resto, lo spazio è libero.
La casa ha un solo livello, e di metratura non particolarmente ampia, tuttavia ospita diversi ambienti.

Ci si può isolare sul tatami: ma non ci sono porte che dividono.

Vista esterna laterale della casa RSH3 (River Side House casa sul lungofiume) di Gifu, costruita prima della casa RSH4 illustrata in queste pagine e facente parte dello stesso concetto basato su tecnologie e design dal sapore industriale.
Vista esterna laterale della casa e vista sulla copertura. Dall’alto è possibile notare la forma “a pettine” degli ambienti che si innestano sul corridoio centrale.
Vista dell’area giorno: di scorcio si osserva sulla destra il salotto, sulla sinistra l’ambiente col tatami; di fronte, la vetrata a tutta altezza dà sullo spazio esterno intercluso tra le pareti che definiscono i due ambienti.
L’ampia sala tatami.

In Edicola

Vista dal salotto verso la zona pranzo.
Le aperture a tutta altezza nel corridoio si contrappongono ai tagli orizzontali più esterni e accentuano l’intensità luminosa nel centro della casa. Nelle immagini si evidenziano alcuni particolari: il tatami isolato dal soggiorno da una cortina; la panca che segue l’andamento delle pareti; l’albero leggero contenuto nel “chiostrino”.

Un disimpegno d’entrata, una camera doppia con bagno proprio per i ragazzi, la camera matrimoniale con doppia
cabina armadio, un salotto del tatami, una sala da pranzo con cucina a vista, un soggiorno, un bagno doppio padronale con doccia e vasca, un balcone.
La camera dei ragazzi di per sé è un piccolo universo. Assertore dell’idea che non siano necessari ampi spazi per
ogni persona (30 per 50 centimetri basterebbero per lavorare), l’architetto ha disegnato una camera sdoppiata:
all’ingresso un bagnetto cieco divide a mezzo l’accesso.

BIOGRAFIA

KAZUHIKO KISHIMOTO,
architetto
Laureatosi nel ‘91 a Tokyo, ha aperto lo studio “acca” nel ‘98. Ha progettato molte case unifamiliari di pregio e ambienti di carattere commerciale. Ha vinto numerosi premi, tra cui Tokichiro per il panorama urbano di Kawaguchi City.

Superfici metalliche all’esterno, intonaco e vetro all’interno. Separazioni senza barriere.

Ognuno dei due ragazzi dispone del proprio spazio per lo studio o il gioco. In cambio la loro “zona notte” è ricavata sul soppalco che sovrasta la “zona giorno” della duplice stanza. Non un secondo piano: è una protuberanza che si eleva sopra la quota della copertura, una specie di cockpit che consente di separare le attività del giorno dal momento del riposo e certamente favorisce i sogni dei ragazzi, che entrano letteralmente in un’altra dimensione rispetto al resto della casa. Un’invenzione, insomma, che trasforma con fantasia la limitazione dettata dalla necessità.
È una casa che sorge dalla misura. Vi si misura il tempo nella scansione dettata dall’alternarsi di stanze sui lati del corridoio: il tempo della meditazione nella sala tatami, il tempo del pranzo nella sala con cucina a vista, il tempo del relax nel salotto prospiciente il pranzo… Ma le prospettive interne non sono mai semplici, perché ogni ambiente “vede” altri ambienti vicini solo di scorcio: per esempio, dalla sala da pranzo si intravede il salotto da un lato e il tatami dall’altro, ma secondo una prospettiva frontale, si vede la finestratura che dà sul “chiostrino” incavato verso la zona pranzo; mentre sopra la cucina il taglio orizzontale apre un’altra prospettiva sul giardino, dal lato opposto. Insomma, il gioco degli snodi, delle propaggini che s’innestano sul corridoio dà luogo a combinazioni totalmente nuove.
Grazie al continuo interporsi di pareti e finestre e lucernari, la casa appare più grande di quel che è. E grazie alla presenza del soppalco e alle sue finestrature che aprono sopra il tetto, la casa a un livello acquista anche una propensione alla dimensione verticale che è accompagnata dalle varie aperture zenitali. La molteplicità di spazi e
scorci libera la fantasia: anche questa è una nuova dimensione dell’abitare.

 

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