RITROVARE LA CAPACITÀ DEI BOEHM

Dopo aver pubblicato su CHIESA OGGI architettura e comunicazione 86 e 87 le due nuove cattedrali di Oakland e di Houston, è sorto un dibattito: quale dei due approcci fosse migliore. Ora Glauco Gresleri, tra i massimi esperti di architettura ecclesiale, propone di rivolgersi ad altre soluzioni, dei maestri contemporanei.

Va premesso che la totale disimmetria tra i due edifici è fenomeno corrente. Per entrambe le opere, valgono due osservazioni: l’accurata perfezione tecnica della costruzione e l’ostentata disponibilità dei mezzi finanziari, che hanno fornito alle due realizzazioni il segno di un impegno costruttivo eccelso.
Circa la direzione dei principi che nelle due soluzioni hanno adottato committenti e progettisti, in evidente coincidenza di orientamento, si apre invece una divaricazione impressionante.
Inutile tentare il raffronto attraverso l’analisi dell’impianto architettonico nei suoi elementi.Vale prima di tutto cercare di osservare e capire “per quale liturgia” sono state pensate queste due architetture.
Allora, la risposta è immediata: la Cattedrale di Cristo la Luce a Oakland (California), per una liturgia glorificante, una esaltazione del significato dell’esistenza universale, non per una cerimonia liturgica, ma una festa ad alto livello. La Cattedrale del Sacro Cuore a Houston (Texas), per una liturgia del tenebroso, un’esaltazione del sentimento di colpa, una pietà verso il sofferente e il colpevole. Le due tipologie architettoniche sono perfette. Tutte e due hanno dato risposta ai rispettivi temi in modo esatto… se è vero che fossero quelli gli intenti concordati. Oakland è solo aria e luce. Il parterre, pure se tutto massiccio e di pietra, non “pesa” nel vuoto architettonico dove tutto galleggia nell’aria, tutto è leggero e festoso, è un momento di esaltazione dove l’idea del Mistero è talmente rarefatta da confondersi con la luce. La gente è elegante, le donne sono belle, qui forse tutti cantano con voce spensierata. Qui forse macchine nascoste immettono nell’aria profumi afrodisiaci.Houston è catacombale, ma senza i segni di spiritualità che i graffiti hanno inciso nelle pareti degli antichi luoghi di “Offerta”. Qui la catacomba è per i morti. La materia cupa, le luci offuscate o negate ma soprattutto l’atmosfera greve e pesante, danno al visitatore il senso di un luogo di penitenza e di colpa, ma soprattutto… senza speranza. Qui non si canta, si mormora qualche parola a bassa voce. Si guarda in basso, ci si vergogna di esistere. Immagino il senso di liberazione e di sollievo che il visitatore occasionale o – peggio – il fedele trova… nell’uscire all’esterno e ritornare nell’aria libera. E magari, guardando in alto ritrovare il cielo con le nuvole bianche e qualche uccello che vola nello spazio. Mamma mia come sono lontani gli Emil Steffan e i Dominikus e Gottfried Boehm! …Certo che ben altra risposta, a tutte e due le soluzioni, si sarebbe potuta dare se il tema fosse stato posto in modo diverso, quale quello della chiesa come spazio di comunicazione del mistero dell’offerta di Cristo per l’incontro dell’Uomo con lo spirito di Dio. Perché allora, forse, la soluzione avrebbe anche potuto essere quella che la Chiesa vera sta con tanta fatica cercando.

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