Dialogo tra artisti e committenti

Simposio in Val Gardena del “Gruppo Unika”

Nel Santuario di Maria Weissenstein, in Val Gardena, si è aperto un confronto sull’arte sacra. Promosso dal Gruppo Unika, la cui funzione è proteggere la qualità della produzione locale, dal simposio sono emerse diverse linee guida: necessità di attenzione ai linguaggi contemporanei, capacità di dialogo coi committenti, importanza di “educare” il mercato.

Per gli artisti della Val Gardena, associati nel “Gruppo Unika”, la cultura del legno ha forza atavica e impulso novatorio. Se il termine cultura indica la volontà ancestrale dell’uomo per ordinare a propria misura l’ambiente dove abita, la cultura della Val Gardena desume dalla natura forza, purezza, splendore, oltre che la materia prima – il legno – dando vita ad una propria tradizione di artigianato artistico, la cui origine si perde in un passato assai remoto. L’aspetto fascinoso e severo del paesaggio montano coperto da boschi di latifoglie e, soprattutto, di conifere, fino al sommitare della vegetazione sulle quote più alte, nasconde la difficoltà di procacciarsi, in tempi ormai lontani, il sostentamento quotidiano, poiché tale territorio si dimostrava non troppo idoneo alla pastorizia e all’agricoltura. Lunghi inverni, grandi silenzi, spettacoli assoluti, disponibilità spirituale hanno così favorito l’estro artistico e la perizia artigianale degli abitanti di queste valli. Costoro, per poter sopravvivere, per avere merci di scambio, per trascorrere il tempo ed anche per esprimere i moti dello spirito, hanno generato una cultura del legno di grande respiro, la cui fama ha ormai varcato di molto i confini della mittel-Europa. Per queste genti austere, laboriose e semplici l’albero assume dignità sacrale. È ricordo simbolico della vita, è fonte di ispirazione, è materia di produzione. La cura dell’albero è esemplare ed il suo sfruttamento totale, senza sprechi. Avvolti di introversa forza creativa, gli artisti della Val Gardena scolpiscono il legno per continuarne l’esistenza in manufatti artistici. La particolare sensibilità religiosa fa uscire dai tronchi opere dedicate al sacro di particolare suggestione figurativa.

"Avvolti di introversa forza creativa, gli artisti della Val Gardena scolpiscono il legno per continuarne l’esistenza in manufatti artistici"

Nella foto: Un momento di contemplazione durante il Simposio. Da destra, nello spazio centrale dell’aula, in piedi: Prof. Romano Perusini, Don Lino Pacchin, Carlo Malaspina, Rev. Prof. Carlo Chenis, Don Ambrogio Malacarne.

La sapienza del quotidiano permette loro di scolpire, oltre ai soggetti religiosi, la quotidianità delle persone e gli utensili domestici. Il “Gruppo Unika” vuole salvare l’originalità creativa della scultura che porta l’imprimatur della Val Gardena, per arginare la tentazione di una produzione seriale volta agli interessi del mercato. Per questo la natura, il sacro e il domestico ritornano ad essere il modello e la forza di un impegno artigianale in grado di garantire originalità, unicità, vitalità. Particolarmente l’artigianato religioso costituisce l’interesse abituale e il terreno fecondo per una rinascenza della produzione lignea. Ma la creazione di manufatti destinati al sacro, oltre ad esigere disponibilità ai valori spirituali, consolidata perizia tecnica, nuova effervescenza creativa, obbliga gli artisti ad introdursi nei segreti della liturgia per assimilarne l’animus iconologico e per conoscerne l’organizzazione istituzionale. Per questo gli appartenenti al “Gruppo Unika” hanno organizzato, nel bel Santuario di Maria Weissenstein, un primo simposio interattivo, al fine di confrontarsi con i temi dell’arte sacra. Alle lezioni seminariali del sottoscritto sui principi teologici ed estetici dell’arte cultuale e alle comunicazioni di esperienze pratiche da parte di don Ambrogio Malacarne, delegato episcopale per l’arte sacra della Arcidiocesi di Trento, e del professor Romano Perusini, ordinario dell’Accademia di belle arti di Brera, si è associato il dibattito degli artisti partecipanti. In un clima di confronto serrato e amichevole si sono felicemente coniugati l’assunto teorico della visione ecclesiale con l’esperienza pratica della produzione artigianale. La sinergia di informazioni e l’offerta formativa hanno generato diverse domande e suggerito nuove sperimentazioni. Di contro alla logica meramente commerciale, la cui professionalità è ordinata all’aumento della produzione e del mercato, il “Gruppo Unika” studia come dar vita a manufatti unici cercando una nuova tipologia di acquirenti. Si tratta di una produzione nicchia, che intende presentarsi con un marchio di qualità. Aspetto fondamentale per quanto concerne l’arte religiosa è allora la maggiore preparazione iconografica e liturgica, conservando la freschezza artigianale e il senso tradizionale.

Lo specifico dell’arte sacra

20 artisti del Trentino e dell’Alto Adige si sono riuniti sabato 25 gennaio 2003 presso il santuario di Pietralba per riflettere su cosa sia e su come creare arte sacra oggi. In un tempo di secolarizzazione diffusa, quando tutto, anche le cose più sacre e consolidate vengono “profanate”, risulta difficile trovare il senso del sacro nella creazione artistica. Eppure il senso religioso ha ispirato le più grandi opere del passato e l’esigenza di creare opere sacre per l’uomo moderno, pur se secolarizzato, è ampiamente sentita. Nella loro riflessione, gli artisti (o artigiani, è difficile distinguere; perfino Michelangelo si definiva “uno scalpellino”) sono stati guidati da mons. Carlo Chenis, segretario della Pontificia commissione per l’arte sacra, da don Ambrogio Malacarne, responsabile dell’Ufficio diocesano di Trento per l’arte sacra, e dal prof. Romano Perusini, docente di scenografia all’Accademia di Brera a Milano. Particolarmente interessante è risultata l’osservazione di mons. Chenis, che ha definito l’arte sacra semplicemente come “arte destinata al culto”, perché ogni opera veramente artistica ha in sé sempre qualcosa di sacro. La distinzione quindi tra arte sacra e arte profana non si riferisce al contenuto,ma unicamente all’uso o alla destinazione delle opere d’arte. Sono state criticate realizzazioni importanti, anche se fondamentali nella st
oria dell’arte moderna, come la cappella di Ronchamp di Le Corbusier, perché lì l’architetto ha fatto tutto da solo. “Architetto, non essere egoista”, titolava recentemente la rivista CHIESA OGGI architettura e comunicazione. L’esperienza avrà un seguito, giacché gli artisti interessati sono ora invitati a pensare un’opera da realizzare nella chiesa parrocchiale di Laghetti, presso Egna, dove è parroco don Luigi Tosi, dell’Ufficio liturgico diocesano di Bolzano. I progetti verranno esposti in una mostra e, se trovati interessanti dalla parrocchia, realizzati.

Don Lino Pacchin
Padre Priore del Santuario di Pietralba

Ecco allora in elenco i possibili criteri su cui impostare il lavoro professionale.

1. Occorre attenzione ai linguaggi della contemporaneità confrontandosi con i grandi maestri dell’arte contemporanea che hanno affrontato i temi del sacro e il disagio della civiltà. Lo scollamento di Chiesa ed arte non ha infatti condotto all’estinzione di una soggettiva volontà di dare espressione ai moti dello spirito.

2. Occorre attenzione alla propria tradizione conservando il genius loci della Val Gardena dove il legno è “materia vitale”, tanto da specificare stile compositivo, resa cromatica, impatto contestuale. Le molteplici soluzioni dell’arte contemporanea vanno dunque assimilate e tradotte in forme sapientemente “ingenue” e candidamente spirituali.

3. Occorre attenzione al contesto spaziale di un’opera, dal momento che l’arte sacra è fruibile solo nella sua complessità di elementi, ponendosi come spettacolo globale. Inoltre ogni architettura, oltre all’irriducibile valore simbolico, ha una propria personalità stilistica, per cui un’opera artistica deve tenere conto del linguaggio e delle caratteristiche dello spazio in cui si introduce. Perde infatti di dignità una scultura pensata per qualsiasi luogo.

4. Occorre attenzione all’ordinamento liturgico, poiché non si può inventare una propria visione religiosa bisogna sapere ciò che è capitato tra Dio e l’uomo, secondo la fede cristiana e nell’ambito del culto divino. Si tratta allora di ottemperare ai dettami della riforma liturgica, senza perdere la prospettiva storica dell’iconografia cristiana, in quanto l'”hic et nunc” del vissuto ecclesiale dà vita alla Tradizione.

5. Occorre attenzione ai destinatari assecondandone e, nel contempo, educandone la sensibilità, perché la liturgia postconciliare richiede l’attiva preparazione dei fedeli. Questa si realizza nello svolgimento dei sacri riti, i quali necessitano di una congrua configurazione sensibile. La fruizione artistica costituisce una condizione importante, per cui bisogna adeguarsi per quanto possibile al buon gusto delle singole comunità.

Tali criteri anziché inibire e vincolare i processi artistici li promuovono, poiché offrono con abbondanza contenuti storici, esistenziali, ecclesiali. L’arte sacra si pone come sfida che eleva la capacità creativa di un artista. L’impresa, a cui si è dedicato il “Gruppo Unika”, non manca tuttavia di aspetti problematici. Una prima difficoltà è data dal fatto che agli artisti della Val Gardena il lavoro è abitualmente commissionato da mediatori commerciali. Anche quando vi è un rapporto diretto con la committenza, non viene abitualmente offerta la possibilità di un sopralluogo. È importante allora educare il mercato, dimostrando che un prodotto contestualizzato è vantaggioso per lo stesso commerciante, in quanto qualifica l’immagine del suo esercizio. Vanno poi educati gli architetti e la committenza, affinché comprendano che un’artista deve assimilare personalmente – o, almeno, attraverso immagini, planimetrie, visualizzazioni, trasmesse anche per via informatica – la struttura dell’ambiente a cui è destinata l’opera richiesta. Una seconda difficoltà è data dal fatto che il prodotto unico ha costi produttivi più elevati, per cui sembra poco redditizio. Da una parte, quest’osservazione trova concreta giustificazione, dall’altra, bisogna però osservare che il prodotto unico innalza la fama dell’artista, così che la sua arte migliora le quotazioni sul mercato. Inoltre lo studio serio di prodotti unici, incrementa la stessa produzione convenzionale e ripetitiva. L’antica bottega si fondava infatti sui “capolavori” che mostravano la perizia dell’artigiano e aprivano una nuova serie di produzioni similari. Una terza difficoltà è data dall’impreparazione della committenza che abbassa molto l’equazione tra qualità e prezzo, accontentandosi sovente di banali riproduzioni. Bisogna perciò attivare processi formativi attraverso la visione di opere qualitativamente valide in se stesse e nel contesto cultuale. Su questo fronte devono impegnarsi, in prima istanza, le istituzioni ecclesiastiche, al fine di arginare l’effluvio di paccottiglia negli edifici cultuali. Quando si affronta un impegno diverso dal solito, dovendo percorrere i primi passi, ci si sente indifesi e impreparati. Ma l’avvio di una nuova stagione dell’arte sacra non può se non essere feconda per la collettività del nostro tempo, che è soffocata dalla massificazione. L’iniziativa formativa del “Gruppo Unika” è dunque encomiabile. Va promossa, va proseguita, va imitata.

Rev. Prof. Carlo Chenis
SDB Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

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