DESIGN D’AUTORE

Carla Venosta, da anni indomita designer di frontiera, ha creato per la sua casa milanese una geometria di linee diagonali e prospettivea cannocchiale per proiettare l’interno verso l’esterno.

Tre interni caratterizzati da design d’autore. Tre luoghi dove progetti elaborati dagli inizi del ‘900 ad oggi disegnano scenari suggestivi e personalizzati.

“La mia casa – ci spiega la designer Carla Venosta – è nata secondo i criteri della mia professionalità: dalle funzioni che io voglio dare, dalle situazioni preesistenti e dal mio amore per la libertà. Affacciandosi su un vecchio giardino milanese, ho cercato di aprirla il più possibile verso lo spazio verde, come fanno le mie piante che vanno a prendere la luce alle finestre con le dita.
Ho aperto a ventaglio lo spazio verso la parte finestrata, una parete che io ho voluto annullare e, infatti, chi entra si sente proiettato verso l’esterno. Sono riuscita a farlo incamerando un ascensore e dilatando lo spazio con delle forme in diagonale che forzano la prospettiva, con fessure che penetrano tra i grandi prismi in ferro, con una serie di controsoffittature che partono basse all’ingresso e si alzano sempre più avvicinandosi alle finestre.
Ho studiato, insomma, una geometria dell’apertura. Qui ci sono tutti gli oggetti che progetto, uno stimolo ad andare avanti perché sono arredo, ma anche idee.”

Sopra, un ritratto della designer Carla Venosta.
Poltroncina “Helleu” di François Russo, Poltrona Frau.

Entrare nella casa di Marco Zanini significa entrare in contatto con una delle filosofie del design più anarchiche e sovversive mai conosciute. L’architetto è uno dei componenti dello storico nucleo di Memphis, ed ecco il suo loft: un laboratorio dismesso con pochi mobili. Contrariamente a quanto ci si aspetta da un “teorico” del design, egli annienta codici e categorie.
Zanini si proclama anarchico nel progettare, è per il collage di segni, non ha importanza l’origine o l’importanza dei pezzi, è sufficiente che si compongano armonicamente tra loro, dall’esemplare d’autore a quello in plastica di largo consumo. Intorno al tavolo disegnato dal padrone di casa, le sedie “45” prodotte da Olivetti. In primo piano la poltrona gialla, nera e blu “West Side” della Sottsass Associati e la lampada da terra disegnata da Ettore Sottsass nel ‘70, il primo a considerare il progetto come “atto liberatorio”.
“Abitare qui – ci spiega il designer – va molto bene per invitare gente che si muove liberamente. È un grande volume che sta meglio vuoto, un modo per ripulire la mia esistenza, per disegnare semprecose nuove.”

Un laboratorio dismesso è stato trasformato dall’architetto Marco Zanini in un piacevole loft. All’interno creazioni di Sottsass e del nucleo storico di Memphis.

Il ritratto dell’architetto milanese Marco Zanini.
“Gli specchi di Dioniso” di Ettore Sottsass, Glas.

“Questa casa non l’ho scelta ma, come spesso accade, mi ci sono trovata – ci spiega Angela Riccio – e non è detto che mi ci fermi ancora per molto, perché io amo cambiare casa in quanto mi piace farle, e quando le ho fatte ricomincio a pensare alla prossima.
Sono i mobili e gli oggetti che mi porto dietro. Negli anni ‘70 ho scelto alcuni pezzi straordinari della storia del design come la chaise longue di Le Corbusier, le sedie e il tavolo in materiale sintetico di Saarinen, i tavoli di Caccia Dominioni, le lampade “Parentesi” di Achille Castiglioni e Pio Manzù. Tutte cose che io trovo perfettamente attuali e più che mai valide. Cose che oltre ad essere funzionali sono anche degli oggetti scultura che si possono leggere in positivo e in negativo. Si possono cioè vedere nella loro solidità fisica o come silhouette ritagliata nello spazio, come pura forma che si relaziona con le altre forme. Vederli in due modi è una specie di esercitazione visiva che aiuta a leggere gli oggetti.
Cambiano a seconda di come si muove l’osservatore.”

Angela Riccio, esperta di comunicazione e relazioni esterne è indissolubilmente legata agli oggetti d’arredo che ha scelto nel tempo e che porta con sé di casa in casa come membri della famiglia.

Un ritratto di Angela Riccio nella sua casa milanese.
Lampada a sospensione a luce diffusa con coni in vetro soffiato “Nebula”, design Joris Laarman, Flos.

 

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