Della Professionalità

Diretto da: Carlo Chenis
Periodico allegato a Chiesa Oggi architettura e comunicazione

Presentiamo l’ultimo dei sette progetti segnalati, tra quelli realizzati a conclusione della prima annualità del MASTER post-laurea organizzato congiuntamente dall’Ufficio Beni Culturali della Chiesa della Conferenza Episcopale Italiana e dalla Facoltà di Architettura "Valle Giulia" de "La Sapienza" di Roma, sponsorizzato da Targetti Sankey illuminotecnica. Per l’esercitazione pratica si diede agli iscritti la possibilità di scegliere una tra cinque aree selezionate d’intesa con l’Ufficio Tecnico del Vicariato, tra quelle nelle quali saranno realizzati nuovi centri parrocchiali. I siti prescelti sono quelli destinati alle chiese di S. Patrizio al Colle della Mintuccia in zona Prenestina, S. Cirillo a Tor Sapienza,
S. Massimiliano Kolbe in via della Magliana, S. Maria delle Grazie in via di Casal Boccone (zona Bufalotta) e un’area nei pressi di Prato Fiorito, in zona Prenestina. I primi sei progetti sono stati pubblicati su MASTER n. 2 e MASTER n. 3.

Laboratorio – Architetto Stefania De Benedictis
Della Professionalità

La chiesa parrocchiale di S. Cirillo a Tor Sapienza, progettata dalla De Benedictis, occupa un lotto prossimo ad un’ex-167, in un’area urbana densamente abitata, a ridosso di un capannone ed in prossimità di un piccolo giardino di quartiere. Questo è un progetto assai poco ideologizzato, che non corre dietro a tematiche alla moda, né fa prevalere l’architettura
sulla funzione liturgica. Un approccio al progetto di chiaro stampo “miesiano” come premesso chiaramente nella relazione di progetto, anche se di un Mies tardo, quello che non esce dal perimetro dell’edificio; il Mies delle multinazionali, anziché quello dei padiglioni e delle ville anni ‘30. Un impianto chiaro: un muro di cinta appena accennato che introduce al sagrato – che si sviluppa trasversalmente al lotto – e la semplice successione dei volumi: la chiesa avanti e le opere parrocchiali leggermente defilate, più indietro, sullo stesso asse ma secondo un diverso allineamento che riconduce alla geometria del lotto, che qui scarta improvvisamente per qualche insondabile mistero di proprietà e catasti. E su questo scarto repentino termina anche il paragone col maestro, che preferiva allineare gli edifici senza disassamenti. Alla scala dell’edificio, poche ma chiare istanze progettuali. Il volume della chiesa è spesso rotto qua e là dalle pensiline, e marcato dall’inclinazione del tetto che sottolinea la zona dell’altare, ma nondimeno si presenta compatto all’osservatore. L’apparente regolarità della pianta quadrata deve fare i conti con l’inserimento della ”platea dei circumstantes” a matrice circolare, a sua volta “stressata” dal forzato inserimento di un impianto liturgico a due poli, tre se consideriamo la posizione centrale della sede a far da mediatrice fra l’altare e l’ambone.

La disposizione dell’aula liturgica. Altare e ambone sono allineati al centro.
Planimetria dell’area
Vita esterna dell’edificio

Contraddizione geometrica voluta dal progettista, che così la giustifica:“E’ bene evidenziare che il processo che si è voluto imprimere, ha come punto di partenza l’unità. E proprio dall’unità della regola geometrica, dal modulo, dall’equilibrio, si giunge ad un’"esplosione" verso l’esterno (…) (estratto dalla relazione di progetto). Un’esplosione assai poco “rumorosa”, che si concretizza nello slittamento verso l’esterno di una serie di volumi minori (è il caso dell’atrio e del luogo per la partecipazione dei minori), e di due semplici volumi maggiori: la cappella feriale – posizionata correttamente prossima all’ingresso – e la cappella sagrestia, altrettanto facile da raggiungere.
Un’abside “al contrario”, concava anziché convessa, enfatizza correttamente la posizione dell’altare, impossibilitato ad appropriarsi del centro geometrico, costretto dall’apparente “scorrettezza” dell’impianto geometrico a godere perlomeno della centralità celebrativa, sempre visibile da ciascuna posizione e ben calibrato nelle dimensioni. Come l’ambone, finalmente luogo (vedi modello tridimensionale), che sembrerebbe per forma indifferente alla posizione del celebrante, rivolto ora all’altare, ora alla fonte, a seconda del tipo di liturgia. Alla scala del quartiere, si sottolinea la copertura che si apre,“simboleggiando il coperchio inclinato del sepolcro, secondo la linea simbolico ascensionale che dalla Porta attraversa l’ambone e l’altare; i due poli liturgici vengono così inglobati dall’assemblea partecipante, ottimizzando il tema dei “circumstantes” (ibid.). E ancora:“Lo spazio architettonico si trasforma senza predeterminate regole; l’oggetto da “razionale” diventa “emotivo”, da “univoco”“ plurimo”. (…) Anche il campanile si anima, “inchinandosi” nella direzione dell’altare, verso la punta più alta della copertura, chiaro riferimento alla Salvezza.” (ibid.). Cosicché, sempre secondo l’autore,“il complesso parrocchiale risulta esplicitamente contestuale rispetto alla linearità dell’intorno urbano,ma altrettanto “riconoscibile” nella sua dimensione morfologica”. Un serio esercizio professionale, scevro dalle mode, che si apprezza soprattutto per la concretezza. Si prenda esempio.

Arch. Stefano Mavilio

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