Dalle idee alla formazione, alla discussione

Non solo un momento di confronto, ma un’occasione di autentica formazione, di aggiornamento permanente. Il Premio di Architettura infatti costituisce prima ancora che una proposta di concrete realizzazioni, un modo per generare e far circolare idee. Da qui discende la capacità di incontro tra mondo professionale, società civile e Chiesa. Ne parla il Vice Presidente del CNAPPC, Massimo Gallione.

Lei ha seguito diversi concorsi. Che novità ravvisa nel Premio sui sagrati?
Distinguiamo: altro è un concorso, altro un Premio come questo da
poco concluso sui sagrati d’Italia. I concorsi sono condotti secondo le direttive della Legge sui Lavori Pubblici e hanno carattere specifico: sono indirizzati alla realizzazione di un’opera individuata. Questo Premio aveva l’obiettivo di far sorgere e circolare idee. È stato pensato e realizzato in modo tale da sveltire al massimo le procedure e facilitare l’accesso: la gestione completamente elettronica aveva proprio questo scopo. Il raffronto quindi non è pensabile: è stato un "primus". Ha dato ottimi risultati e altri Premi seguiranno.
Arch. Massimo Gallione

Un aspetto che mi preme sottolineare è che il fatto stesso di sollecitare idee e di farle circolare ha un effetto di carattere pedagogico: sollecita i singoli professionisti a informarsi ed esercitarsi su terreni a loro nuovi. In tal modo allarga gli orizzonti, crea letteratura, promuove insomma una formazione e un aggiornamento continuo.

Come si manifesta concretamente questo aspetto formativo?
Oltre che nel necessario lavoro preliminare che ogni professionista deve svolgere, per assumere tutte le informazioni specifiche del caso, per esempio nel confronto che si instaura con gli altri concorrenti, nel confronto delle proposte realizzate. Nel ripensamento, che a premio concluso necessariamente si pone in essere, sulle varie soluzioni proposte.

L’effetto formativo/informativo si allarga al di là della cerchia degli architetti?
Nella misura in cui del concorso si parla e altri sono coinvolti nella discussione o anche soltanto nell’interesse per l’argomento, il dibattito si allarga. Importante al proposito è il ruolo dei mass media.

Questa funzione di fornire l’occasione del dibattito non è oggi in particolare delegata a eventi come la Biennale di Venezia, attorno alla quale si genera sempre più un’amplissima discussione?
Certamente. La Biennale è il terreno su cui si incontrano diverse grandi firme, proposte significative delle parti e sugli argomenti più disparati. L’impatto di pubblico è certamente molto importante. Il Premio sul sagrato ha rimesso sul tappeto un tema dimenticato: l’ha proiettato sotto gli occhi di tutti a livello nazionale, come forse mai era avvenuto
prima. Il Premio è stato un invito perché l’intera categoria degli architetti riflettesse sull’argomento.

Il motivo della mancanza di riflessione deriva forse dalla lontananza interpostasi tra Chiesa e mondo delle arti?
Naturalmente. Ma il fatto stesso della grande risonanza riscossa dal Premio testimonia il riavvicinamento in corso. Qui il problema d’altro canto prima che di carattere religioso o culturale è di altra natura. La Chiesa è stata per secoli il maggiore committente di architettura. Oggi non lo è più: le chiese sono opere che richiedono investimenti cospicui
e la Chiesa non ha più le disponibilità economiche che aveva un tempo.

Ma forse la società oggi richiede questo genere di interventi…
Il sagrato è uno dei tempi più importanti per la vita urbana: pensiamo all’aspetto fisico delle città europee. Chiese e sagrati le segnano in modo inequivocabile. Nel medio evo la città si raccoglieva attorno alla chiesa, la cui presenta segna in modo forte la città storica. oggi questo segno forte sembra essersi smorzato. Il sagrato come segno urbano è rimasto sempre più confuso e soverchiato da altre funzioni, è diventato sempre meno riconoscibile, c’è persino il rischio che appaia stonato nel grigiore dell’intorno….

Ma oltre agli aspetti urbanistici il sagrato presenta aspetti morfologici di natura religiosa…
Ed è certamente questo l’aspetto oggi meno compreso. Agli architetti si richiede di ricomprendere a fondo le problematiche del sacro, della religione, dell’ecclesiologia e la loro evoluzione a opera del Concilio Vaticano II. D’altro canto: come dicevo, l’architetto è anzitutto stimolato dalla committenza e questa oggi è nelle mani dei nuovi "Principi": grosse imprese commerciali, banche, stato… non più la Chiesa.

Abbiamo diversi casi nella storia (il Duomo di Milano, la Sagrada Familia di Barcellona…) dove il committente della chiesa è la città stessa: i cittadini che poco alla volta si pagano il proprio luogo di culto…
In questo senso il Premio senza dubbio serve anche a riproporre una maggiore attenzione verso il sagrato anche da parte della cittadinanza. In considerazione del fatto che, a differenza dello spazio della chiesa, che solo i fedeli sentono proprio, lo spazio del sagrato è aperto anche a chi praticante o fedele non è. Quindi il sagrato può essere un tema importante di condivisione. La comunità parrocchiale essendo strutturata, organizzata può essere capaci di interloquire attivamente col progettista su un tema come quello del sagrato. Sono convinto che la cattiva progettazione sia sepre frutto di una mancanza di identificazione del programma progettuale. In questo il dialogo tra
progettista e comunità parrocchiale diventa momento fondante per raggiungere opere significative e adeguate.

Il che ci riporta a come questo specifico Premio già svoltosi può diventare occasione per promuovere discussioni pubbliche…
Il Consiglio nazionale Architetti si impegna a diffondere il risultato del premio in tutta la propria rete, non solo a livello nazionale ma anche all’estero. A partire dal Congresso Mondiale degli Architetti che si terrà a Instanbul tra qualche mese. Ma sicuramente potreb
be essere utile organizzare mostre sul premio anche nelle parrocchie: noi possiamo
reperire tutto il materiale necessario e favorire il costituirsi di momenti di incontro e dibattito anche tramite gli Ordini degli Architetti locali. Una vasta discussione di questo genere nelle parrocchie farà sì che non solo i professionisti traggano motivo di giovamento dal premio, ma anche la cultura del committente ecclesiastico.

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