Dalla sofferenza alla luce

Architettura – Chiesa Sacra Famiglia a Pianoro (Bologna)

Una Casa di Riposo per anziani, pensata come una residenza gioiosa e piena di luce. E la sua chiesa, intesa quale luogo dove l’identità della persona ritrovi il proprio significato. L’architetto Gianfranco Masi ha impostato il suo progetto sulla luce e sul concetto di percorso: che non vi sia la sensazione della stasi. Lo spazio della chiesa è completato dalle vetrate interne che aggiungono colore e significato alla luce.

La Chiesa fa parte di una casa adibita a “Residenza Sanitaria Assistenziale” (Casa Protetta “Sacra Famiglia”) che ospita 95 anziani autosufficienti e non autosufficienti. L’edificio è stato inteso come una residenza cioè il più vicino possibile ad un abituale ambiente di vita ed il più lontano possibile da una immagine di stampo ospedaliero e include:
locali per assistenza non visibili; camere da letto con immagine di alloggio (con salottino); rispetto della privacy dei residenti; distinzione fra aree diverse (notte, giorno, ricreazione, ecc.); massima accessibilità; eliminazione di barriere architettoniche; individuazione e caratterizzazione di percorsi. I consulenti ascoltati allo scopo di individuare quale
tipo di personalità dovesse avere il complesso, hanno insistito sul “fare in modo che l’anziano non rimanga confinato nel proprio letto”.

L’ingresso della chiesa. Ambientazione campestre e
facilità di accesso ricercano la serenità.
La planimetria

Il complesso è pensato perciò come un “percorso” che si snoda, collega gli spazi del piano terra e sale sinuoso con pendenza al massimo del 5% affacciandosi da una parte e dall’altra sugli ambienti che man mano contatta. E’ una “strada” che si snoda lentamente, che lentamente sale e scende e lungo la quale ritrovi piccoli slarghi di sosta o di panorama, i negozi, la piazzetta coi servizi. Non si può ignorare che la Casa Protetta in genere è luogo di dolore e di sofferenza; dolore e sofferenza che prendono un po’ tutti: per primo l’anziano, poi tutti quelli che vi sono intorno, personale e parenti. In questa Casa, in questi spazi, in questa luce lo spirito è che si trovi l’aiuto, che si ritrovi la fiducia, la serenità, la gioia e la speranza. La chiesa è anch’essa luce. Si entra da uno slargo interno, vi è un primo spazio buio, poi in fondo la luce è tanta. E’ luce riflessa e diffusa non diretta da grandi finestroni orientati a nord con funzione di “shed”.

Le prospettive laterali nelle due foto in alto pongono in evidenza l’immagine familiare
che il progettista ha voluto dare all’insieme.

La chiesa “Sacra Famiglia” benedetta dal Cardinale Giacomo Biffi il 19 Aprile 1999, pur essendo pensata essenzialmente per i residenti ha anche un accesso laterale che consente agli abitanti dei dintorni di accedere alle funzioni festive dall’esterno. E’ la luce l’elemento generatore. In questa luce spero che lo spirito ritrovi l’aiuto che cerca. L’altare, l’ambone, il tabernacolo sono pensati come volumi essenziali, nei materiali e nelle forme. Di quarzite rosa (proveniente dall’Argentina) l’altare e l’ambone, di legno rivestito con foglia d’oro il tabernacolo (dà riflessi cangianti a seconda della luce e della posizione da cui lo si guarda, è quindi più “vivo” dell’altare e dell’ambone).

Questa luce però non poteva reggere da sola. Sin dall’inizio ho cercato qualcosa.Avevo bisogno di colore sullo sfondo della chiesa tutta bianca. Sia con la luce del giorno che con quella artificiale. Dopo tante ricerche ho individuato l’artista-scultore Sergio Colleoni. Sono andato a trovarlo. La mia spiegazione l’ha convinto ed entusiasmato. Ha
cominciato ad eseguire bozzetti raffiguranti la Sacra Famiglia (soggetto individuato dalla Madre Generale della Congregazione) con l’immagine della Santa Vergine, di San Giuseppe e del Figlio Cristo Redentore.
Le posizioni della Santa Vergine e di San Giuseppe svolgono un ruolo di supporto alla grande figura del Cristo, che con la sua presenza frontale e retta contribuisce a dare uno slancio verticale all’intera composizione.

Chiesa Sacra Famiglia a Pianoro, Bologna

Indirizzo: Via L. Fantini, 45/47, Pianoro (BO)
Progetto architettonico: Arch. Gianfranco Masi
Artista per le composizioni in vetro: Sergio Colleoni
Anno di inizio e completamento lavori: 1995/1998
Impresa edile: COGEI Costruzioni, Bologna
Copertura lamellare: HOLZBAU, Bressanone (BZ)
Campane: CAPANNI Fonderie, Castelnovo né Monti (RE)
Panche: GENUFLEX, Maser (TV)
Portoni e bussole di ingresso: ZINI, Imola (BO)
Fotografo: Oscar Ferrari

E’ un Cristo ascendente ed accogliente insieme, una figura che scaturisce dalle due sottostanti e che definisce con loro un diretto rapporto di attenzione. Le tre figure vanno considerate strutturalmente autonome ma al tempo stesso unite. La rappresentazione della Sacra Famiglia con il Cristo adulto, pur uscendo dagli schemi iconografici tradizionali, valorizza sul piano simbolico la dimensione redentiva: Gesù si presenta in atteggiamento accogliente con la gestualità della mano destra, mentre con la sinistra invitando indica il percorso di salvezza verso il Padre.

Sezione longitudinale. Si noti il disegno della carrozzella sul coro.

Poi per non lasciare questa “scultura di vetro” sola ed isolata si è pensato di eseguire con la stessa tecnica la Via Crucis con le stazioni staccate e concentrate tutte sul lato di sinistra entrando, perché il più compatto e non interrotto da ingressi. Cromaticamente il racconto della Via Crucis è reso dal passaggio di tonalità chiare delle prime stazioni, a tonalità scure e cupe delle ultime, proprio per sottolineare la drammaticità dell’evento. La stessa sequenza della Via Crucis trova un completamento ideale con la figura del Cristo dell’abside, Figlio Redentore e insieme Risorto.

L’aula è concepita anch’essa come un percorso:
verso l’altare, accompagnato
lungo la parete dalla Via Crucis.
Le vetrate artistiche sono presenti come sculture di
luce, illuminate da fibre ottiche.

La Via Crucis e le immagini della Sacra Famiglia, sulla parete absidale, sono eseguite con la medesima tecnica: struttura di metallo a traliccio nel retro e sostegni predisposti per fissaggio a parete distaccati per alloggi luci. L’illuminazione retrostante l’immagine della “Sacra Famiglia” è stata realizzata con fibre ottiche.
In questa casa dovrebbero venir separati il dolore dalla sofferenza. Il dolore è curato, la sofferenza lenita. L’uno discende dalla integrità fisica-biologica dell’uomo e viene curato. L’altra è invece fatto emotivo di disagio, apprensione
che consegue alle privazioni di un bene o solo al timore di essere privato. L’ambiente ed il clima creano serenità, salute, certezza, stima di sé stesso, aspettativa di futuro e quindi pace familiare, successo.
Tutta la Casa è un “meccano” costruito per questo. La Chiesa è il luogo ove ognuno è solo con i suoi pensieri, luogo pensato per aiutare gli anziani ad essere sempre più dispensatori di messaggi, di riflessione e di meditazione perché essi sono dispensatori di sapienza, testimoni di speranza e operatori di carità.

Gianfranco Masi, architetto

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