Dal cinema alla chiesa

Testimonianze – La forza della comunicazione

L’architettura comunica, ma i mass media attuali, con la loro capacità di mostrare oggetti non facilmente accessibili, vi aggiungono una dimensione nuova.Anche la Chiesa se ne giova. Parla Peter Malone, Presidente di SIGNIS, "The World Catholic Association for Communication".

Sorta nel 2001 dalla fusione di due organismi, Unda (radio e televisione) e OCIC (cinema e audiovisivi), SIGNIS, con sede a Bruxelles, è dedicata alla promozione della comunicazione con tutti i mezzi più moderni, dal cinema a Internet. Dalla produzione di programmi all’aiuto per l’installazione di studi radiotelevisivi, all’educazione dei professionisti. Raccoglie membri da 140 paesi. Peter Malone è un missionario del Sacro Cuore.
P. Peter Malone

C’è un modo particolare per comunicare, attraverso l’arte e l’architettura. Come ritiene che si sia evoluta questa particolare forma di comunicazione negli ultimi decenni?
Per alcuni, l’arte costituisce un’esperienza di grande impatto. I sensi rispondono ai colori e alle forme, al disegno e allo spazio. C’è un coinvolgimento immediato e totale nell’opera. Questo porta a un’ulteriore riflessione e comprensione. Vi sono persone tendenzialmente intuitive (io mi colloco tra questi) e altri più percettivi. Gli intuitivi tendono ad avere un’impressione globale, generale, ma magari certi particolari sfuggono alla loro attenzione. Un
intuitivo può essere mosso da un dettaglio a stabilire una connessione, ricercare un significato, creare un’associazione che appare particolarmente soddisfacente. Ma gli altri dettagli magari sfuggono, a meno che non vengano messi in rilievo da altri. Carl Gustav Jung ha evidenziato questi modi di porsi, individuando diversi "tipi psicologici". Questo mi ha aiutato a capire come la gente risponda alle opere d’arte in modo assai diversificato.
Ma certamente nel corso degli ultimi decenni il modo di percepire l’arte, sia nel mondo accademico, sia tra la gente, è migliorato grazie a due fattori. In primo luogo perché è aumentata la possibilità di viaggiare e di compiere l’esperienza di vedere personalmente opere d’arte e di architettura. Questo migliora il gusto personale, aumenta
l’informazione e permette di paragonare gli stili. In secondo luogo il cinema e la televisione ci hanno dato la possibilità di osservare da vicino oggetti e architetture che altrimenti sarebbero difficilmente godibili. Chi potrebbe mai guardare con attenzione il rosone di Notre Dame o della cattedrale di Chartres?

Le sembra che arte e architettura trovino spazio adeguato sui media?
Mi sembra che in particolare la televisione, tramite per esempio i programmi di viaggi, mostri luoghi altrimenti poco accessibili dal vasto pubblico. Un programma che mostri i siti archeologici di Creta, può portare molti a decidere di recarvisi per le vacanze e così visitare uno dei luoghi più importanti per la storia dell’arte. Non solo, con i disegni fantasiosi della grafica moderna, dai cartoni animati alle coreografie dell’epica fantascientifica aperta da
"Star Wars" negli anni ’70, si è ritornati su una visione che sembrava relegata nella letteratura medievale. Questo ha portato a una rinascita del simbolo, che dalla fine del XIX secolo era stato dimenticato. Tutto questo fa sì che le nuove generazioni abbiamo un’esperienza maggiore della diversità e del disegno, rispetto alle generazioni anziane.

E i media veicolano cultura, oltre che informazione?
L’approccio documentario è veicolo di informazione ma fornisce anche il contesto storico e morale dell’arte e dell’architettura. L’approccio della "fiction" può invece essere "olistico" nel dare un taglio morale alle architetture. Per esempio, mostrando i"templi di vetro" del commercio come simbolo di avidità e la chiesa, seppure vista in modo strettamente laico, come luogo paradisiaco, un santuario. Non sono pochi i film in cui la figura del cattolico, emerge come simbolo di bontà, a fronte della corruzione e del male.

C’è un’architettura che le pare particolarmente comunicativa?
La Cattedrale di Coventry, con le sue rovine lasciate dal bombardamento del 1940 e gli interventi artistici realizzati in seguito, quali "San Michele e il diavolo" di Epstein o l’arazzo di "Cristo in Gloria" di Sutherland.

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