COSTRUIRE UNA CHIESA OGGI

La scomparsa di regole certe, di norme e di sagge valutazioni che attribuivano alla “planctatio ecclesiae” un ruolo preciso nel disegno urbano, capace di condizionarne l’intorno, è ormai evidente. Le aree che vengono destinate a nuove chiese sono infatti spesso marginali, esigue e a volte morfologicamente problematiche. Raramente, quindi, l’architetto riesce a creare opere che abbiano un significato collettivo e a mantenere il significato simbolico che riveste una nuova architettura cultuale, luogo di preghiera e di contemplazione, in un contesto di crescita urbana caotica, casuale e spesso abusiva. Anche nel caso della costruzione della chiesa di San Paolo Apostolo a Frosinone mi sono trovato davanti a un siffatto quadro anonimo di sviluppo periferico, peggiorato dalla presenza di una strada statale, la Monti Lepini, che lambisce il lotto assegnato.
Con il complesso parrocchiale, formato da chiesa, casa canonica, locali per il ministero pastorale e auditorium, ho quindi provato a creare una centralità nel quartiere, prevedendo una piazza-sagrato posta al centro dell’intervento, recuperando, tra l’altro, una tradizione locale: quella del chiostro, tipica della comunità abbaziale del medioevo, che caratterizza decisamente la terra ciociara e definisce efficacemente lo spazio di aggregazione cristiano.
Nella configurazione spaziale ho pensato a una iconografia forte, non solo per la dimensione, ma soprattutto per la perentorietà dell’immagine geometrica.
Ho così raffigurato il sacro con volumi puri e senza sbavature: cilindro, cubo e parallelepipedo.
Lo skyline e la gamma cromatica dell’intero complesso enfatizzano una gerarchia formale e di contenuti facilmente leggibile, cosicché il bianco del cilindro emerge rispetto all’oro del cubo, più basso, e all’azzurro scuro del parallelepipedo, a sua volta di altezza inferiore.Il cilindro, nella sua semplicità è la chiesa; nasce dall’evoluzione del cerchio, la forma perfetta dell’infinito, che ha inizio e fine in sé. Nella fattispecie parte da una base di solida pietra, la cui ruvidità terrena sale, si raffina e smaterializza in un candore liscio e
pulito, che rappresenta la dimensione a cui tende.
Dentro chiude il cielo in una stanza per annullarne i confini.
Una memoria di colonne e il rosone reinterpretato rievocano la magnificenza e la tradizione di antiche architetture sacre.
Chi entra nella chiesa si purifica prima di accedere alla liturgia: ecco perché la penitenzieria è all’ingresso.
L’aula assembleare non ha corsie preferenziali, tutta quanta circonda l’altare, l’officiante, l’Eucaristia, creando una comunione anche fisica tra fedeli e celebrante, pur nella distinzione dei ruoli ministeriali.
Emerge invece l’asse tra il portale, che è icona architettonica di Cristo e l’altare, che è simbolo essenziale di Cristo, vittima e sacerdote. La stessa forma quadrata del piccolo altare, voluta dalla Commissione di Arte Sacra della Conferenza Episcopale Italia (CEI), attenua ogni linea di demarcazione tra le parti.
Da presbiterio, rialzato rispetto al piano della chiesa, si elevano gli arredi sacri, modellati in forme elementari con la stessa pietra del pavimento.
Tali sculture sono nate dalla stretta collaborazione con Fernando Rea, artista con il quale mi confronto ormai da tanti anni, nella convinzione che, se è vero che tutte le nuove architetture dovrebbero avere un progetto iconografico, come previsto per legge, ancor più una chiesa che ne fosse priva risulterebbe incompiuta.
Dall’alto del rosone penetra la luce dello Spirito Santo e la folgorazione di Paolo fa da sfondo, mentre una ritmica successione di chiaroscuri crea suggestioni geometriche sulla parete circolare. In copertura due travi di acciaio sottolineano il percorso dall’ingresso all’abside; la tessitura del solaio in travi di legno lamellare è interrotta da guglie trasparenti che mostrano il cielo.
Si tratta quindi di uno spazio pensato in maniera semplice e lineare, tale da permettere al fedele, tramite un solo sguardo, di orientarsi facilmente e di partecipare attivamente alle celebrazioni liturgiche, sentendosi a proprio agio.Anche il battistero, con la sua funzione di prima purificazione, ha forma circolare ed è appartato per valorizzarne la simbolicità.
La sua configurazione crea un iter: si scende nella gravità della pietra, ci si bagna e si riemerge purificati verso l’azzurro. L’ulivo che si intravede dalle vetrate incastonate nella pietra, dà un senso di pace e di raccoglimento.
Il campanile con la sua croce, fortemente voluto da tutti per identificare la sacralità del luogo, se fisicamente denuncia la corruttibilità della materia con l’acciaio ossidato, concettualmente esprime la tensione dell’anima verso l’alto, svettando come un faro nella notte.
Il sagrato, come detto, definisce lo spazio di aggregazione: fa da filtro tra la strada, il mondo con i suoi affanni e il luogo della preghiera e del rasserenamento.
In concreto, esso diventerà un punto baricentrico per il quartiere, la “piazza” dove intrattenersi all’uscita della chiesa anche al riparo del porticato nei giorni di pioggia, oltre che nucleo di attività che daranno impulso vitale alla cittadinanza.
Sul sagrato si attestano i cubi ruotati fra di loro adibiti ad auditorium. Il cubo, nella tradizione cristiana, rappresenta il mondo terrestre.
L’edificio ha un foyer vetrato e luminosissimo che si innesta nella rigida corposità della sala. La platea in pendenza e la galleria balconata ospitano in tutto 450 posti a sedere, che potranno essere al servizio sia della comunità parrocchiale, sia dell’intera comunità diocesana.
A chiudere il perimetro del chiostro-sagrato, due lati di un angolo retto disegnano la geometria del posto con i parallelepipedi che contengono la casa canonica, i locali di ministero pastorale e un centro di accoglienza di varie istituzioni benefiche e di solidarietà.
Sin dai primi schizzi, infatti, ho pensato a una “cittadella religiosa”, convinto che a differenza del passato, la parrocchia dei nostri giorni vada intesa come comunità di uomini, di opere e di spazi sia per le funzioni liturgiche che per l’istruzione religiosa, la vita ricreativa dei giovani e l’incontro delle famiglie.

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)