Così si può arginare l’entropia urbana

Un Premio che rappresenta un giro di boa nella filosofia urbanistica, perché l’attenzione si appunta verso uno spazio che non ha fini lucrativi, ma religiosi o estetici. Si tratta quindi di un’iniziativa che apre le porte al recupero della “polis” nella possibilità di godimento degli spazi aperti e un punto di partenza per stimolare la riflessione sulle scenografie urbane. Il consuntivo del Presidente del Comitato Scientifico, Rev. Carlo Chenis.

"Usciamo dall’entropia urbanistica". Potrebbe essere lo slogan assunto
dall’Ordine degli Architetti per riqualificare la città del nuovo millennio. Un segno in tal senso è stato il Primo Premio Nazionale di Idee di Architettura "I Sagrati d’Italia". Si è trattato di un Premio atipico, in quanto i parametri compositivi erano del tutto "aperti". Non era prevista, infatti, un’area particolare, né un tema specifico. Un Premio, altresì, novatorio, poiché si è proceduto in termini telematici. I vari Ordini e il Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori (CNAPPC) hanno infatti giudicato materiali esclusivamente informatici. Gli architetti dovevano privilegiare tessuti
urbani comuni, individuando in essi un sagrato degradato, al fine di ridare a tale spazio la sua specifica funzione cultuale e, parimenti, di risolvere i connessi problemi urbanistici.
Rev. Prof. Carlo Chenis

Una sfida dunque per guardare la città con attenzione diversa, onde arginare i processi di entropia, connotando
l’impianto urbano di nuove energie antropiche. Pur nella contenuta partecipazione, la cui campionatura si è estesa a quasi tutte le regioni d’Italia, il Premio rappresenta un giro di boa nella filosofia urbanistica. Con esso, attraverso una "ideazione fattibile", l’attenzione è andata allo spazio collettivo "inutile", ovvero che non ha fini lucrativi, encomiastici, politici, ma semplicemente umanizzanti, religiosi, estetici. Il bilancio di quest’impresa, ormai vigiliare al XXIII Congresso Mondiale degli Architetti, che si svolgerà a Torino nel 2008, è dunque positivo. Elementi peculiari sono l’"economia", la creatività, la contestualità, la sacralità, la socializzazione, l’ecclesialità, la funzionalità, l’europeismo. Il carattere "economico". Il Premio ha campionato la corretta gestione di un habitat, attraverso ideazioni capaci di accogliere il pluralismo religioso quale elemento di rilevanza urbanistica. Questo al fine di esprimere nell’assetto urbano il genius loci e la differenziazione tipologica. Il carattere creativo. Il Premio ha stimolato il coniugarsi di indagine filologica e di invenzione creativa, dal momento che nella progettazione del sagrato si è investigato sul significato del luogo e sullo stile della chiesa che in esso si specchia, oltre che sugli stilemi contemporanei appropriati al territorio. Questo al fine di realizzare una "presenza carismatica" all’insegna del nova et vetera. Il carattere contestuale.

Il sagrato del Duomo di Monza.

Il Premio ha favorito lo studio tanto del monumento quanto dell’intorno, così da enfatizzare la destinazione dell’edificio religioso attraverso un’area di fruizione pubblica, correlata con il sistema urbano. Questo al fine di compaginare uno spazio differenziato ed integrato. Il carattere sacrale. Il Premio ha rievidenziato la componente sacrale, sia nel significato naturale, sia in quello soprannaturale, riqualificando la simbiosi ancestrale e la correlazione etimologica di cultura e culto. Questo al fine di ridefinire la sacralità della polis tanto nei valori della collettività quanto nell’apertura al divino.
Il carattere socializzante. Il Premio ha riscoperto un elemento di forte impatto sociale non solo per usi rituali legati alla liturgia, ma anche per usi di condivisione spontanea. Questo al fine di recuperare il senso di appartenenza al territorio nel vissuto quotidiano e nel confronto religioso. Il carattere ecclesiale. Il Premio ha riconsegnato all’edificio cultuale il connaturale spazio esterno in cui coniugare sacramentalmente l’azione liturgica al vissuto civile. Questo al fine di valorizzare i riti liminari di accoglienza e di congedo. Il carattere funzionale. Il Premio ha considerato l’indebita appropriazione del sagrato per usi profani, progettando soluzioni multiuso che ovviassero alle problematiche di circolazione e di stazionamento, senza nuocere alla destinazione religiosa. Questo al fine di risolvere le problematiche civili e di rispettare le pertinenze religiose. Il carattere europeista. Il Premio ha ribadito le radici cristiane della cultura europea valorizzando con il sagrato la presenza di vestigia ecclesiastiche fruibili da parte di fedeli e di visitatori. Questo al fine di configurare una cultura "glob-local" dove la memoria territoriale si colloca nell’attuale vissuto urbano
per una valorizzazione universale. Il Premio Nazionale di Idee di Architettura "I Sagrati d’Italia" rappresenta dunque un’iniziativa emblematica, ordinata al recupero della polis in riferimento alla differenziazione e fruizione degli spazi aperti. Dovrebbe rappre sentare un punto di partenza per incentivare l’ideazione architettonica in termini
scenografici e antropologici.

Rev. Prof. Carlo Chenis, SDB,
Presidente Comitato Scientifico,
Premio Nazionale di Idee di Architettura "I Sagrati d’Italia"

Foto tratta dal volume “Piazze in Lombardia”, autori Piero Orlandi e Guido Gerosa, Edizioni CELIP, Milano.

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