Conferenza Episcopale di BasilicataIl Convito della Bellezza

Tratto da:
Chiesa Oggi 47
Architettura e Comunicazione
La voce delle diocesi

Una finestra di dialogo per i Beni Culturali di ieri e di oggi

Sono moltissime le iniziative che vengono intraprese nelle Diocesi italiane in merito alla conservazione dei Beni Culturali Ecclesiastici, alla edificazione di nuove chiese, alla presentazione di nuove opere d’arte, alla discussione su tematiche attinenti al rapporto vivo tra architettura, arte e Chiesa. La nostra rivista, CHIESA OGGI architettura e comunicazione, nasce come strumento di documentazione, di informazione e di servizio. Il servizio consiste proprio nel mettere in comunicazione le diverse realtà che si muovono nel vasto mondo dell’architettura per la Chiesa, con tutto quel che questo comporta, con tutte le implicazioni nel campo progettuale, tecnologico, artistico, liturgico, ecc. Gli Uffici diocesani che si occupano dell’edificazione di nuove chiese e del mantenimento dei Beni Culturali Ecclesiastici sono l’interlocutore di tutti coloro che a diverso titolo stanno partecipando o desiderano partecipare al progetto della chiesa e al suo rinnovamento. CHIESA OGGI architettura e comunicazione è l’unica rivista specializzata nell’architettura della chiesa in tutte le sue articolazioni: l’unica rivista che raggiunge sia le parrocchie italiane, sia chi nell’ambito professionale o imprenditoriale ha fatto dell’edificio chiesa una parte importante, talvolta esclusiva, della propria specializzazione.

Ennio Calabria “Credo di averla vista”, 1995, Acrilico su tavola, cm 80 x 60. Proprietà Museo-Pinacoteca del Santuario di Loreto. Nel 1968 Calabria così scriveva della sua pittura: “Vorrei che le mie opere, i ritratti, le immagini, fossero esclamative e aggressivamente interrogative. Debbono farsi udire fra lo stridore della realtà e debbono sfidare un interlocutore visivo invadente: la pubblicità industriale”. A destra: Bruno Gandola, “La Trinità”, 1996, Bronzo dorato e legno, h. cm 98. Proprietà Bruno Gandola, Milano.

Conferenza Episcopale di Basilicata
Il Convito della Bellezza: un invito perché il committente si rinnovi
Nel Salone del Pontificio Seminario Regionale Minore di Potenza si è tenuta la mostra “Il Convito della Bellezza – Frammenti d’Arte Sacra nel Novecento” (9 febbraio – 1 marzo 2001), organizzata da Mons. Vito Telesca su incarico della Conferenza Episcopale di Basilicata. Obiettivo della mostra, come spiega Giancarlo Grano, Presidente del Comitato Esecutivo del Giubileo 2000 per la Regione Basilicata, nell’introduzione al Catalogo della mostra (pubblicato per la Regione Basilicata dall’Editrice STES di Potenza), è di “stimolare nuove acquisizioni nel campo dell’arte a contenuto religioso”. Nel suo intervento, Mons. Giancarlo Santi, Direttore dell’Ufficio nazionale beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, notando come la mostra di Potenza si collochi nel quadro delle molteplici iniziative volte a dar nuovo vigore al dialogo tra Chiesa e arte, afferma: “Rimaniamo ora in attesa che si apra la stagione (…) della committenza ecclesiastica: infatti gli artisti contemporanei attendono di essere chiamati a realizzare opere da collocare nelle chiese oltre a quelle da collocare nelle mostre… Sono convinto – continua Santi – che il committente ecclesiastico che pure, generalmente, ha abbandonato pregiudizi e opposizioni di principio nei riguardi di linguaggi della contemporaneità, è ancora privo di sufficienti motivazioni teologiche e spirituali da una parte, e dei necessari supporti professionali dall’altra. Difetta cioè del sostegno dei teologi e della consulenza dei critici, figure entrambe indispensabili per alimentare l’impegno faticoso che richiede il confronto con gli artisti per orientarsi nel mondo e nel mercato dell’arte in modo consapevole”. L’organizzatore della mostra, Mons. Vito Telesca ha avuto il grande merito di compiere una ricognizione a 360 nell’arte contemporanea, confortato da diversi artisti e critici, quali Bruno Gandola e Floriana Spalla del Museo dello Stucco e Scagliola intevlese, il prof. Natale Addamiano, Alfredo Paglione e molti altri. Hanno partecipato e sostenuto la mostra anche l’Accademia di Belle Arti di Brera, diversi Consolati, istituti pubblici e privati, a dimostrazione della complessità di un’operazione culturale di questo genere. Oltre un centinaio le opere a soggetto religioso esposte, che spaziano sui diversi linguaggi dell’arte del secolo XX, fornendo una panoramica di ottima qualità.

Qui a lato: Aligi Sassu, “La Madonna dello Splendore”, 1994, Acrilico- cartone, cm 36 x 27.
Proprietà p. Serafino Colangeli, Giulianova (Te).
Queste pagine sono a disposizione delle Curie diocesane: qui possono presentare le iniziative che hanno intrapreso, che stanno realizzando o che intendono concretizzare in futuro. Una iniziativa di una singola diocesi può essere fonte di ispirazione per altri, può essere motivo di dibattito, può essere occasione per suggerire soluzioni nuove a problemi specifici. Siamo sicuri che altri vorranno comunicarci le loro iniziative e che il flusso di informazioni, proposte, analisi, suggerimenti, richieste che su queste pagine troveranno ospitalità, sarà sempre più ricco e fecondo. Inviate la Vostra comunicazione per posta elettronica: chiesaoggi@dibaio.com

Diocesi di Trento
Una nuova sezione del Museo Diocesano
In base a una convenzione stipulata nel 1998 tra il Comune di Villa Lagarina e il Museo Diocesano Tridentino, tre sale di palazzo Libera, a Villa Lagarina, sono state cedute in comodato gratuito dal Comune perché il museo allestisse una sua sezione staccata. Tale sezione è stata inaugurata nell’ottobre passato: ne troviamo notizia sul bimestrale della Provincia Autonoma di Trento, Poster Trentino di febbraio. Nella nuova sede distaccata del Museo Diocesano Tridentino trovano posto gli oggetti liturgici e artistici lasciati alla pieve di Villa Lagarina dai prelati della famiglia Lodron. In precedenza tale patrimonio era conservato, non accessibile al pubblico, nella sacrestia superiore della chiesa di S. Maria Assunta. “Si tratta di un nucleo di opere d’arte e suppellettili ecclesiastiche di notevole interesse – si spiega nella citata rivista – riferibili alla raffinata committenza dei Lodron: alla nobile famiglia spettava infatti il diritto di patronato sulla chiesa di Villa Lagarina, dal 1561 al 1804 retta appunto da membri di questa casata.” Il percorso museale si snoda dal piano nobile al sottotetto della villa settecentesca. Gli oggetti sono identificati secondo criteri cronologici e sulla base delle committenze. Tra questi si segnalano: la croce astile con nodo realizzata nel 1519 dall’orafo Antonio Guerini, una pisside in argento dorato di Hans Enders degli inizi del XVII secolo, il cui committente fu Paride Lodron, un parato di seta bianca con ricami in seta e filo laminato d’oro del Settecento, commissionato dall’arciprete Carlo Ferdinando Lodron. Il nuovo percorso espositivo è stato ideato e preparato dall’arch. Domenica Primerano, vicedirettore del Museo Diocesano Tridentino, in collaborazione con la prof.ssa Donata Devoti e la dr.ssa Domenica Digilio. Il progetto è dell’arch. Vittoria Wolf, l’allestimento illuminotecnico è stato diretto dall’arch. Massimo Iarussi.

Diocesi di Bergamo
La “pastorale” del progettare
Don Giuseppe Mignami, parroco di Ambivere (BG) ci fa pervenire la seguente riflessione sull’architettura e sulla liturgia, sul senso del costruire una chiesa nuova. “Dio si incarna”. Per i credenti della religione ebraico-cristiana è fondamentale. Il creatore, l’Altissimo, viene sulla terra degli uomini e sta con loro: “Il Signore è con te. Il Signore sia con voi!”. Dio e l’uomo mangiano assieme il pane della storia. L’iniziativa è sempre di Dio e l’incontro è là dove Dio accende il suo “a cuore a cuore con l’uomo”. Ma quando si costruisce una chiesa si pone un radicale segno dell’essere di Dio nelle opere e nei giorni dell’uomo; si affida a questo luogo la funzione di accogliervi Dio e gli uomini, insieme, affinché si possa narrare,sussurrare, gridare, cantare, celebrare, vivere e consumare l’evento strepitoso del “Dio con noi!”. Il progetto di edificare una chiesa richiede energie di carattere tecnico, estetico ed economico. Non si dovrebbe fare anche un discorso di fede e di “pastorale”? Tecnici, architetti, ingegneri, maestranze varie non dovrebbero acquisire sensibilità di fede quando si occupano di spazi sacri, di segni liturgici, di luoghi religiosi? Qualche anno fa la Chiesa diocesana di Bergamo, per iniziativa dell’Ufficio d’arte sacra e in collaborazione con il centro culturale Rezzara, ha organizzato corsi ad alto livello affinché architetti, ingegneri e geometri tuffassero le loro professionalità nei temi della fede e della spiritualità. Architettura e arte segnano sempre i percorsi sui quali Dio e l’uomo si cercano. E la gente, la comunità? Non sarà da coinvolgere? Non solo con offerte di denaro; solitamente quelle ci sono. Il popolo di Dio andrebbe coinvolto nella coscienza di essere edificio spirituale, fatto di pietre vive e fondato sulla pietra di base che è Gesù Cristo (1 Pt 2, 1-10). Costruire una chiesa significa trovare un luogo che restituisca al tempo ciò che le troppe cose dello spazio gli sottraggono; per fare questo occorre “dare spazio al tempo”, occorre trattarlo come fosse spazio da occupare, volume da ricavare, edificio da costruire. Così, si vive il tempo in compagnia di Dio che sta nell’eternità, anche quando si incarna. La chiesa: un frammento di eternità da abitare? Lì, spazio e tempo ritrovano il loro equilibrio; poi si contraggono, si umiliano, si sfiniscono volontariamente, dolcemente, santamente. Allora, tecnica ed estetica, da usarsi al massimo della maestria e della competenza, diventano arte e lasciano trasparire la gratuità, la poesia, la preghiera; continuamente vi alludono, vi rimandano. Il “segno del Tempio” dovrebbe essere un po’ questo. Questo dovrebbero dire anche i segni che popolano il Tempio e le sue adiacenze: crisalidi che continuano a rompersi, a schiudersi per dar vita alla farfalla dell’arte della poesia e della fede.

Diocesi di Vicenza
Gli spazi della fede. Corso di architettura.
È cominciato l’annunciato Corso di specializzazione per architetti sull’ Adeguamento liturgico delle chiese dopo il Vaticano II, programmato dall’ordine degli Architetti della provincia, con la collaborazione degli Uffici diocesani per la Liturgia e per i Beni culturali, e dell’Associazione ABACO di Vicenza. Il Prof. G. Cattin ha aperto il corso nella mattinata di venerdì 23 marzo, alla presenza puntuale e attenta di 45 architetti partecipanti, evidenziando l’opportunità di una tale iniziativa, di grande utilità per intraprendere un cammino di collaborazione fra arte e fede, necessario alla riqualificazione delle nostre chiese. Nel pomeriggio il Prof. C. Chenis, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali, ha tenuto la prolusione ufficiale, svolgendo il tema L’adeguamento liturgico nel rispetto della memoria e della sensibilità attuale, mettendo a fuoco una tensione ancora irrisolta fra la struttura tradizionale delle chiese e le nuove esigenze nate dalla Riforma liturgica. Tra venerdì 23 e sabato 31 sono state svolte sei relazioni su argomenti di interesse generale e di carattere fondativo per affrontare problematiche inerenti al Corso, sia nella sua dimensione teoretico-dottrinale come in quella tecnico-progettuale: sono intervenuti i relatori R. Tagliaferri, V. Sanson, M.A. Crippa e F. Gasparini. Venerdì 30 marzo tutti gli iscritti, suddivisi in tre gruppi e accompagnati da tre tutor, si sono recati per un sopralluogo alle tre chiese scelte per il Laboratorio di progettazione (Dueville, Noventa vic., S. Croce), dopo aver preso visione della loro configurazione architettonica e delle loro esigenze in vista dell’adeguamento liturgico. Una caratteristica saliente di questo Corso, infatti, è quella di chiedere ai partecipanti di impegnarsi non solo ad acquisire informazioni
e saperi, ma di cimentarsi nell’elaborazione personale di un progetto di adeguamento, nel quale, stimolati nella propria creatività, mettere a frutto le conoscenze apprese nelle lezioni. Nei partecipanti ci sembra di aver notato un grande interesse per i temi svolti e un certo qual stupore nella scoperta di legami così stretti fra la ritualità umana e la creatività simbolica, e fra queste e la fede e la liturgia cristiana, come se si riaprisse una nuova prospettiva di gioiosa, anche se problematica, ricomposizione fra l’arte e la fede o, meglio ancora, fra l’architettura e la liturgia, fra il mondo dell’abitare in armonia con se stessi e con gli altri, nella città e nella natura, e l’ineluttabilità del camminare, dell’oltrepassare cioè la soglia del sensibile per inoltrarsi nell’inaccessibile.
Don Virginio Sanson Direttore, Ufficio Beni Culturali, Diocesi di Vicenza

 

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