Concorso per un tabernacoloCustodire il sacro

CUSTODIRE IL SACRO

Per la realizzazione del tabernacolo della chiesa di S. Giovanni Battista e S. Giuliano, in corso di costruzione a Sora, il Centro per l’Arte SIGNUM di Roma e la Diocesi di Sora, Aquino e Pontecorvo hanno indetto un concorso. Si tratta di un’iniziativa di grande rilevanza: la via del concorso è quella che dà le migliori garanzie di raggiungere i risultati migliori. Presentiamo le opere dei dieci partecipanti, commentati dagli Organizzatori e dagli Autori. I dieci progetti sono stati esposti nel corso della 10a edizione di ArteChiesa, nell’ambito della 36a edizione della “Settimana della Vita Collettiva”, tenutasi a Roma dal 10 al 14 novembre 2000.

N el suo breve testo del 31 maggio 1996, di presentazione a L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica, la Nota Pastorale della Commissione Episco-pale per la Liturgia, Monsignor Luca Brandolini,Vescovo di Sora, Aquino e Pontecorvo e Presidente della Conferenza Episcopale per la Liturgia, affermava: “La riforma liturgica, le cui basi sono state poste dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Ecumenico Vaticano II, si rivela come un impegnativo cammino di rinnovamento della mentalità e della prassi ecclesiale nella celebrazione del Mistero di Cristo”, riconfermando poi il manifestarsi de “l’impegno della Chiesa italiana nel campo dell’arte liturgica e dei beni culturali”, e ribadendo la necessità di una contemporanea attenzione su “lo sforzo di conservazione, la ricerca di adeguamento alle nuove esi-genze e la promozione di nuove opere corrispondenti all’indole di ogni epoca”. Pertanto, non ci appare casuale il fatto che proprio grazie alla committenza della Diocesi di Sora, Aquino e Pontecorvo e quindi del suo Vescovo Monsignor Bran-dolini, il Centro per l’Arte SIGNUM abbia promosso il suo primo concorso teso alla realizzazione del tabernacolo dell’erigenda chiesa di S. Giovanni Battista e S. Giuliano della cittadina laziale. E questo partendo da quel “progetto globale” che va dalla costruzione delle nuove chiese all’adeguamento liturgico di quelle esistenti cui fa riferimento la Nota succitata, e che (superando anche le conosciute ragioni storiche che hanno portato ad identificare per circa quattro secoli il tabernacolo eucaristico come l’elemento centrale dominante sullo stesso altare con quella sua tradizionale collocazione in asse) prevede come per la localizzazione e la realizzazione della custodia eucaristica si debba tener conto della sua “unicità”, di una facile individuazione, di un accesso diretto e di una apposita cappella possibilmente raccolta e favorevole all’adorazione personale. Non dimenticando, altresì, che per le nuove costruzioni “l’altare della celebrazione non può ospitare la custodia eucaristica”. Gli artisti che abbiamo voluto coinvolgere in questa “operazione” appartengono, ovviamente, ad una geografia nazionale che si muove da Catanzaro a Novara, da Lecce a Firenze, da Pesaro a Milano, nella riprova di quella crescente attenzione al sacro, di cui siamo da tempo convinti assertori. E le loro proposte si rivelano essere quanto mai “attuali”, offrendoci un campionario variegato di soluzioni che, pur nel legarsi a qualcosa di già progettato, si caratterizzano per le forme libere e moderne e per una rinnovata capacità interpretativa. Così, nell’alternarsi della duplice materialità della pietra e del bronzo e di quel suo molteplice manifestarsi, gli artisti propongono sovente – e in adesione all’architet-tura della chiesa – forme curve e compatte (l’ovale in pietra viva e bronzo di Giuseppe Corrado, la semisfera in marmo azzurro di Pantaleo Avellis, l’ovoide con Croce di Augusto Ranocchi e quello bronzeo solo parzialmente lucidato di Franco Zazzeri) che meglio di altre rappresentano il “senso della custodia”, ma anche strutture geometriche ad alta simbologia (la piramide pentagonale di Arianna Spizzico) e perfino descrittività solo parzialmente piane (la gradualità verticale e quel taglio nel bronzo altamente allusivo di Fausto Cheng), fino alla narratività dei rilievi di Donato Linzalata, alla libera creatività scultorea di Raffaele Della Rovere e Michele Zappino (dall’astrazione del primo al recupero figurale e cubico del secondo), alla sintesi espressiva, formale e materica – l’ovale, ma anche il quadrato e il segno – di Armanda Verdirame.

Toti Carpentieri

Il Centro per l’Arte SIGNUM di Roma ( Tel. 06.7013980) è stato incaricato di redigere il progetto di dettaglio per la realizzazione degli arredi liturgici della nuova Chiesa di S. Giovanni Battista e S. Giuliano a Sora. Affronta-to tale lavoro dai tecnici e dagli artisti che da sempre sono parte integrante del Centro, si è pensato di coglie-re questa occasione per verificare la possibilità di una ulteriore collaborazione artistica. Grazie anche alla fidu-cia ed alla sensibilità di S.E.R. Mons. Luca Brandolini,Vescovo di Sora, Aquino e Pontecorvo, il Centro per l’Arte SI-GNUM ha pensato di affidare l’ideazione e la realizzazione del tabernacolo al vincitore di un concorso a cui sono stati invitati dodici scultori. La scelta della Committenza ecclesiastica di affidare ad un artista uno degli og-getti liturgici più significativi; la possibilità di confronto tra diverse soluzioni formali ma tutte derivate da chiare ed inequivocabili esigenze liturgiche e funzionali; la scelta del progetto vincitore operata da una giuria che rap-presenta le diverse esigenze a cui doveva rispondere il lavoro, costituiscono dei punti di riferimento qualificanti per future esperienze che si vorranno sviluppare. Questi i membri della Giuria del Concorso: S.E.R. Mons. Luca Brandolini, Vescovo di Sora, Aquino e Pontecorvo; Don Francesco Cancelli, Parroco della Chiesa di S. Giovanni Battista e S. Giuliano; Dott.Toti Carpentieri, critico d’arte, curatore Triennale d’Arte Sacra Contemporanea di Lecce; Prof. Mario Berga-mo, del Centro di Azione Liturgica; Dr. Arch. Rosario Scrimieri, progettista dell’arredo liturgico della erigenda chiesa; Prof. Armando Marrocco, autore degli arredi liturgici della erigenda chiesa.

Progetto vincitore. “Il rilievo sulla porta in bronzo dorato e grezzo (cm 35 x 32) raffigura una spirale riprendendo l’antichissimo simbolo co-smico dell’infinito; un cerchio dinamico, senza inizio, senza fi-ne. I granelli di semi sono impronte di orzo e di miglio sparsi nello spazio senza un ordine preciso, ma tendono, attraverso la forza della spirale, a un ordine proprio: il cosmo. Quello stesso ordine a cui si tende attraverso la parola di Cristo.” Armanda Verdirame (Milano)

“Una semisfera in marmo azzurro su cui è scolpito il mare, simbolo dell’energia e di unione del globo terrestre. Basti pensare che il mare unisce tutti i popoli da oriente ad occidente toccando tutte le loro coste. Sospeso su quattro sfere di cristallo, il tabernacolo, un cubo in bronzo dorato con un lato del frontespizio apribile, l’oro e l’azzurro, il cerchio e il quadrato; elementi presenti nella liturgia”. Pantaleo Avellis Bitonto, (Bari)

“La forma che racchiude il vano ospitante il Santissimo, tendenzialmente ovoidale, è in pietra bianca o in bronzo. Questo involucro principale dalla forma essenziale è spaccato da una croce in bronzo, astratta, lavorata, quasi una fiamma emergente simbolicamente dal nucleo del Tabernacolo, resa nel contrasto tra la sua presenza espressivamente marcata e la riposata semplicità dell’insieme.” Augusto Ranocchi Riano (Roma)

“Con la premessa di ‘un contenuto adatto a dire l’essenziale intorno al Cristo’ abbiamo inteso innestare, sulla forte simbologia della materia e individuata dall’unione marmobronzo, il semplice e immediato riferimento alla Trinità attraverso lo sviluppo piramidale di un Tabernacolo a base pentagonale dove i 5 lati rappresentano i Continenti che indicano l’universalità della comunione con Cristo.” Arianna Spizzico (Bari)

 

“Il tabernacolo è caratterizzato da un’unica icona, cristiana per eccellenza: la Croce. Identità vibrante ottenuta dal drammatico e tormentato taglio gestuale della materia. Una elaborazione essenziale, un segno forte, deciso, una ‘ferita viva’ che evidenzia il dolore, la sofferenza, il sacrificio del Cristo. La facciata è divisa in due: la parte inferiore adibita a porta, è mimetizzata con il taglio orizzontale della croce”. Fausto Cheng (Teramo) “La ricognizione plastica è connaturata attraverso la scelta iconica dell’immagine simbolo. L’aspetto iconografico è espresso nelle due libere forme del ‘volo’, in una intesa formale che vuol essere anche richiamo alla teologia. Gli angeli sono ambasciatori e portatori all’assemblea delle ‘Ostie consacrate’, é così che dalla loro discesa si ripete la linea di congiunzione tra la trascendenza divina e la terra.” Raffaele Della Rovere (Roma) “Il progetto del Tabernacolo mi ha impegnato a considerare i valori umani, storici-artistici e spirituali di S. Giovanni Battista e di S. Giuliano. E’ costituito da un pannello rettangolare in bronzo e marmo e al centro viene inserito il tabernacolo. Al centro di esso vi è una croce fatta di 5 formelle di bronzo di cui 3 formano il braccio verticale, e da 2 formelle che formano il braccio orizzontale.” Donato Linzalata Genzano di Lucania (Potenza) “L’Eucarestia è simboleggiata nel sostegno del Tabernacolo da un fascio di spighe di grano e da un tralcio di vite. Nel suo rigore formale la custodia del sacramento si presenta nella forma essenziale di un cubo. Sulla portella, appena inflessa verso l’interno, sarà tracciata una croce fiammeggiante. Sulla parte superiore poggiano tre figure rappresentanti la cena di Emmaus.” Michele Zappino (Milano) “Per la linea architettonica della chiesa di S. Giovanni Battista e S. Giuliano di Sora ho pensato all’ “uovo” tema a me caro nella mia ricerca scultorea. L’uovo rigenera l’altro uovo, così il moto perpetuo della vita. Quale altra soluzione poteva simboleggiare l’eternità della casa di Dio? La scultura sarà realizzata in bronzo, con il sistema della tecnica ‘fusione a cera persa’, altezza cm 70 larghezza cm 45.” Franco Zazzeri (Milano)

 

 

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