Complessi di Sant’Abbondio a Cremona

Complesso di Sant’abbondio a Cremona

L’opera paziente di conservazione consente di ricostruire la storia del complesso monumentale che include l’antica chiesa degli Umiliati e il Santuario Lauretano nel capoluogo lombardo, pur mantenendo pienamente attivi gli spazi per l’uso parrocchiale ricavati al suo interno. E in un’ala del chiostro nascerà un museo.

Nell’opera di conservazione degli edifici antichi talvolta l’approccio tende alla "monumentalizzazione": l’edificio è allora inteso come chiuso nel ruolo di testimone delle epoche che hanno lasciato elementi significativi nella sua struttura e nell’ornamentazione. Nel caso del complesso di Sant’Abbondio in Cremona, che è sede della parrocchia dei Santi Nazaro e Celso, i lavori, cominciati oltre vent’anni or sono su iniziativa del parroco, Don Giuseppe Soldi, hanno mirato a conservare l’imponente apparato monumentale in tutte le sue articolazioni e stratificazioni storiche, ma allo stesso
tempo anche a renderlo funzionale alle necessità parrocchiali. L’intervento si è svolto – e continua a svolgersi –
compaginando le diverse necessità che abitano il luogo, che è enormemente ricco di risonanze. Esso si articola infatti nella chiesa di origine duecentesca, nell’adiacente Santuario Lauretano – che fu eretto nel 1624 come riproposizione precisa del marchigiano Santuario della Madonna di Loreto – nel chiostro di matrice cinquecentesca e in una palazzina
novecentesca accostata sul lato nord ovest al complesso monumentale, adibita un tempo a ospedale dei bambini e oggi usata per l’oratorio parrocchiale. "Il nostro scopo – spiega Luciano Roncai, che dall’inizio cura l’intervento di conservazione – è stato di conservare tutto quanto, permettendo che i bambini continuassero i loro giochi negli spazi dell’oratorio, ma definendo questi in modo tale da evitare che la conservazione del chiostro storico ne venisse
messa a repentaglio.Abbiamo altresì lavorato per riportare alla luce gli antichi affreschi presenti in diversi ambienti, per adeguare tutta l’impiantistica del complesso alle necessità attuali e per rendere disponibili diversi locali per il Museo Lauretano". Museo che dispone di un deposito di centinaia di "ex voto": un patrimonio significativamente maggiore
di quello rimasto nell’originale Santuario di Loreto di cui questo è una copia perfetta.

Interno della chiesa cinquecentesca.
Vista verso il lato sud.
La storia
La storia del complesso passa attraverso molte fasi.
La chiesa antica fu costruita dagli Umiliati, il movimento
religioso che fu attivo in particolare in Lombardia
dal XII secolo. San Carlo Borromeo, quando
gli Umiliati furono soppressi nel 1571 per volontà di
Pio V, diede ordine che la chiesa fosse totalmente ricostruita. In realtà la struttura muraria fu conservata,
mentre furono rifatti totalmente pareti e rivestimenti
interni delle volte. In tal modo si costituì una
chiesa nuova dentro i muri esistenti, che sono rimasti
visibili solo in alcuni punti. Questo rifacimento totale
ha ridotto di circa due metri le dimensioni del
volume interno della chiesa.
Sezione trasversale della chiesa duecentesca rifatta
e del santuario lauretano.

L’opera di conservazione ha lasciato evidente la disomogeneità materica e formale derivante dai diversi interventi.
Il seicentesco santuario lauretano è stato accostato al fianco sud dell’antica chiesa, sul terreno del preesistente cimitero. L’ipogeo coi letti funebri viene oggi riscoperto con cauta lentezza. Cominciando da piccoli fori di aerazione per ridurre gradualmente l’umidità e riuscire quindi a portare a termine un’analisi degli intonaci e delle pitture.
Lungo il lato nord dell’antica chiesa invece, nel tardo Cinquecento è stato addossato il porticato e il chiostro, anch’esso originariamente eretto dagli Umiliati e poi reso oggetto di rimaneggiamenti. Per quel che riguarda il lato ovest del chiostro, spiega Roncai: "Si riteneva che fosse opera del Bramante. Ma in realtà la sua cronologia porta ad escluderlo.
Come avviene per quasi tutti i monumenti italiani, anche questo è il risultato di una complessa stratificazione, che va studiata con pazienza e attenzione. Non per nulla il chiostro per oltre quattro anni è stato oggetto di studi realizzati anche come esercitazioni degli allievi della scuola di restauro del Politecnico di Milano. In questo modo si è lentamente
ricostruita la storia dell’edificio. Alcuni studenti che qui si sono formati, oggi continuano l’opera e collaborano nella conservazione".

Nelle foto: A sinistra: la planimetria generale. Qui sopra/ in alto, lo stato di fatto prima
dell’intervento del piano terra. Sotto, la situazione dopo gli interventi, al primo piano.
Il lato sinistro (lato ovest del chiostro) è quello ove sarà ubicato il museo lauretano.

La conservazione
Seguendo la logica della ricerca dell’equilibrio tra la necessità di conservazione e la necessità di utilizzo degli ambienti per fini parrocchiali, è stato ripristinato lo scantinato sotto il chiostro e qui si sono ricavati diversi locali per l’oratorio, mentre al piano terra dell’edificio ovest del chiostro sono state ricavate le aule per il catechismo e per le riunioni. Si sono inoltre stabilite zone di passaggio che collegano questa parte all’edificio dell’ex ospedale, che è accostato
esternamente al lato nord-ovest del chiostro e che oggi funge da area giochi per i ragazzi dell’oratorio. Una parte molto significativa dell’intervento è quella che riguarda i locali destinati a ospitare il museo lauretano. Questa è la parte artisticamente più pregevole e monumentale del chiostro di Sant’Abbondio: occupa infatti gli ambienti, posti al primo piano del lato occidentale, nati tra il XVI e il XVII secolo per ospitare dapprima l’appartamento di Gerolamo
Landriani, preposto degli Umiliati, e quindi la libreria dei Teatini, l’ordine a cui fu conferito l’edificio quando questo fu tolto agli Umiliati.

I locali per il Museo Lauretano
Il Landriani è senza dubbio l’artefice della costruzione del grande soffitto cassettonato che copre gli ambienti al primo piano occidentale del chiostro, perché sulle mensole poste al di sotto delle travi che costituiscono l’orditura principale di tali strutture sono incisi il suo stemma e il suo motto "Gott Weiss Wen"; e, risalendo la sua morte al 1525, tale
data costituisce il termine "ante quem" per la collocazione cronologica del solaio ligneo. Quando a inizio ‘800, a seguito delle soppressioni giuseppine il convento divenne parrocchia, il grande vano unico fu diviso in due da un muro. Questo ha fatto sì che oggi lo spazio unitario non venisse individuato per tale se non dopo lunghe ricerche, e che
le vicende pregresse delle due metà della sala seguissero strade diverse, tanto che oggi non solo lo stato di conservazione delle due porzioni, ma anche la trama della struttura lignea, appaiono decisamente differenti.
Mentre il vano più meridionale mostra tuttora una coloritura sei-settecentesca, l’altra appare coperta con uno scialbo chiaro dalla cui rimozione è emersa la quasi assoluta mancanza di tracce di ornamenti, se si escludono alcune cornici che appaiono caratterizzate dalla presenza di decorazioni geometriche policrome, del tutto simili a quelle che si intravvedono nella sala contigua, al di sotto della dipintura tarda di cui è stata oggetto. Il solaio è costituito da diversi tipi di legno: sono di rovere i travoni e i travetti, di pioppo i cassettoni, le mensole e mensoline, mentre le fodere dei travoni sono di pioppo e abete. La diversità fa pensare all’utilizzo di legni di recupero.

Raffronto tra prima (sinistra) e dopo (destra). Dall’alto: il loggiato superiore dell’ala dove sarà ospitato il Museo
lauretano. Il loggiato inferiore dell’ala sud. Il soffitto a cassettoni della sala grande attigua al lato ovest.

L’intervento qui è consistito nella pulitura dei legni, che nel vano settentrionale erano ricoperti da un generalizzato residuo di patina biancastra del vecchio scialbo; in seguito si è proceduto al trattamento antitarlo e al nutrimento del legno, quindi sono stati fissati tutti gli elementi mobili e semimobili, quali le mensoline e le cornici. Mentre i solai lignei coprono i vani posti in corrispondenza del corpo di fabbrica occidentale retrostante al portico e alla loggia costituenti il chiostro, la loggia occidentale, tamponata e quindi assimilabile a un ambiente chiuso, ha una struttura di copertura
costituita da una volta in muratura a botte cassettonata, differente nella tipologia costruttiva rispetto alle volte a botte lunettate che coprono gli altri due lati del loggiato di Sant’Abbondio. La costruzione della volta occidentale si può far risalire all’epoca in cui i Teatini succedettero agli Umiliati (1579): essi promossero interventi edilizi intesi ad adeguare alle loro diverse esigenze, legate soprattutto alla didattica, gli spazi del convento. Nell’opera di conservazione dell’edificio, un ruolo primario è stato ricoperto dai lavori intesi a risolvere il problema della presenza di umidità nella struttura del chiostro, che rappresentava uno dei principali problemi di degrado dell’edificio. E’ stato rimosso
totalmente il sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche esistente (che le scaricava entro la corte).Tutta la lattoneria è stata sostituita con elementi nuovi in rame per formare una nuova rete di raccolta e di smaltimento che evita la dispersione dell’acqua nel terreno. Un obiettivo finale dell’intervento è di approntare una sistematica raccolta su supporto informatico di tutto il materiale raccolto nella fase di studio, nonché un adeguato programma di manutenzione, affinché non si debba ricorrere in tempi brevi a nuovi interventi della stessa consistenza.

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