Come una bottega del medioevo


TESTIMONIANZE LA VENERANDA FABBRICA DEL DUOMO DI MILANO

Le 3000 statue del Duomo di Milano contribuiscono a mantenere vivo il rapporto tra la basilica e la città.
Ne parliamo con Benigno Mörlin Visconti, architetto della Veneranda Fabbrica, antichissima istituzione
della quale CHIESA OGGI architettura e comunicazione si fa portavoce attraverso questo spazio di dialogo.

Un po’ come una bottega delle meraviglie, contiene di tutto: e mentre con mirabile equilibrio vi si fondono passato e futuro, sembra vivere fuori dal tempo e dalle regole della consuetudine.
Al punto che non ha padroni: in un mondo ove l’assetto proprietario è la principale preoccupazione per moltissimi, il Duomo di Milano – impressionante esempio, unico al mondo, di fusione tra il Romanico e il Gotico – non ha un proprietario definito: è di tutti i cittadini, secondo una tradizione di diretta derivazione medievale. Ma ha una madre ben certa, che lo ha concepito, fatto crescere e continua a curarsene: la Veneranda Fabbrica.

L’Ing. Benigno Mörlin Visconti spiega…

La Fabbrica nacque nel 1387, in contemporanea con l’arrivo dei primi marmi provenienti dalle cave di Candoglia donate da Gian Galeazzo Visconti per l’edificazione del Duomo: la costruzione da poco cominciata era in mattoni, secondo la tradizione lombarda. I marmi servivano – e servono – solo per i rivestimenti e per la vastissima dotazione statuaria: oltre 3000 sculture che ornano le guglie si dispongono lungo le pareti, esterne e interne.
Una statuaria in continua crescita: infatti nel Duomo sono rappresentati in effigie i Santi la cui storia è legata alla città; e quando si creano nuovi beati, ecco che, sulla base di una procedura consolidata nel tempo, la loro immagine scolpita può essere collocata entro la cattedrale; lo stesso avviene per le personalità più rilevanti della storia della
Chiesa milanese. Di qui il fatto che, per esempio, in Duomo vi sia una statua di Paolo VI il quale, prima di essere eletto al soglio pontificio, fu Arcivescovo di Milano. Vi sono altre tre statue di papi la cui vicenda è legata a Milano: Pio IV, Martino V e Pio XI.

Da sinistra, il Dr. Luca Ciaramidaro, Leonardo Servadio, l’Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini
e l’Ing. Benigno Moerlin Visconti.

Si dice che vi siano sculture raffiguranti anche altri personaggi della storia recente, quali Arturo Toscanini o perfino Primo Carnera…
Occorre precisare che la Fabbrica è in continua attività.
Che i marmi devono essere continuamente manutenuti, puliti, a volte sostituiti. La facciata del Duomo è ottocentesca ma fino ai primi decenni del ‘900 è stata oggetto di aggiunte e di opere di completamento. Basti pensare che l’ultima porta, opera di Luciano Minguzzi, è stata collocata nel 1965. Così è accaduto che fino all’inizio del ‘900 sono stati realizzati ex novo alcuni elementi decorativi chiamati "peducci", posti per esempio negli archi della retrofacciata. Sono opere di carattere ornamentale non fortemente caratterizzanti, per le quali il Manerba, scultore della Fabbrica negli anni 1920-30 può essersi ispirato a personaggi noti dell’epoca.
Tuttavia la statuaria importante di nuova realizzazione è collegata alla storia della Diocesi: per esempio ci si aspetta che ora, con la beatificazione di don Carlo Gnocchi, si attivi l’iter per la collocazione di una sua statua…

In che cosa consiste dunque tale iter?
È necessario che un apposito comitato faccia richiesta per la collocazione della nuova statua e presenti di questa il bozzetto. La richiesta è vagliata da un apposito comitato (del quale fanno parte tra gli altri il Soprintendente ai Beni Artistici e l’Arciprete del Duomo) e, se approvata, si chiede a chi ha promosso l’iniziativa di fornire il modello in scala 1:1 per l’opera. Questa, che di solito è affidata a un artista scelto dallo stesso comitato promotore, sarà poi eseguita in pietra, sulla base del modello, da uno scalpellino della Fabbrica, operazione che richiede circa 300-400 ore di lavoro.

Oltre che per preparare nuove statue, le cave di Candoglia sono usate per ripristinare elementi ammalorati…
Infatti: questo riguarda sia i rivestimenti marmorei, sia la statuaria. Dato l’alto numero di statue, che sono collocate sulle guglie (non solo in posizione sommitale, ma anche negli spazi laterali), sui capitelli delle colonne, negli sguinci delle finestre, ecc. capita a volte di trovarne alcune che sono eccessivamente corrose dall’acidità dell’aria o dalla corrosione dovuta alla pioggia. In questo caso si procede a farne una copia: questa viene posta in sostituzione
dell’originale, che può essere collocato nel Museo del Duomo…

Da quando è attivo il Museo?
Dal 1953: raccoglie molti elementi di statuaria, oggetti liturgici, il prezioso modello ligneo del Duomo… Nel complesso ritraccia visivamente la storia della Cattedrale. È stato chiuso nel 2005 per consentirne il riallestimento e se ne
attende prossimamente la riapertura.

(L.S.)

 

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