Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Ugo Zottin: La sicurezza delle opere d’arte
L. Servadio

Le alienazioni illecite di opere d’arte sono in netta diminuzione: segno che le strategie per proteggere il patrimonio artistico sono efficaci. In attesa del completamento della catalogazione promossa dalla C.E.I., la schedatura delle opere di per sé costituisce uno strumento di prevenzione: è infatti molto difficile rivendere un’opera rubata se questa è stata opportunamente schedata.

I dati relativi all’andamento dei furti di opere d’arte mostrano una significativa diminuzione nel corso del 2002 rispetto agli anni precedenti. I furti denunciati fino al 15 dicembre sono stati 1506 (di cui 634 avvenuti nelle chiese). Un quarto meno che nel 2001, quando i furti di opere d’arte erano stati 2090 (740 nelle chiese) e nel 2000 erano stati 2267 (770 nelle chiese). Le variazioni sono notevoli e indicano una migliore capacità di difesa del patrimonio artistico nazionale. Abbiamo chiesto al Col. Ugo Zottin, Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, di commentare per noi lo stato attuale della sicurezza dei beni culturali in Italia e, soprattutto, di indicare con quali strumenti si possano ulteriormente ridurre le alienazioni illecite di opere d’arte. “La prevenzione dà buoni risultati – spiega il Col. Zottin – e i fattori che contribuiscono all’aumento della sicurezza dei beni culturali sono molteplici. Va citata l’attenzione che i responsabili di tali beni prestano alla tutela passiva: dall’istallazione di opportune grate alle finestre alla collocazione di sistemi di allarme collegati ai numeri telefonici d’emergenza. Ma tra i principali strumenti di prevenzione – molti non ci pensano, ma è così – vi è l’inventariazione di tali beni”. Da anni nelle diocesi italiane è partita la catalogazione dei beni culturali ecclesiastici…. “Recentemente presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana a Roma si è svolta la presentazione della prima catalogazione completata: quella della diocesi di Nicosia. La banca dati costituita presso la C.E.I. è di fondamentale importanza. Noi vi abbiamo accesso diretto e questo ci aiuta in modo sostanziale. D’altro canto è significativo che a concludere per prima la catalogazione dei propri beni sia stata non una delle diocesi di maggiori. La catalogazione è operazione complessa e richiede tempo, poiché comporta l’acquisizione di informazioni di carattere storico, artistico e conservativo piuttosto approfondite. Tuttavia va sottolineato che, ai fini della sicurezza del bene, è sufficiente una prima schedatura molto semplice, consistente in una fotografia dell’oggetto e in una sua sommaria descrizione. Nelle pagine web dedicate al Comando del sito internet oltre alla consultazione delle più importanti opere illecitamente sottratte, è consultabile e “scaricabile” un modulo predefinito che ciascun possessore di beni culturali può compilare e corredare di apposita fotografia, così da costituirsi un archivio privato, molto utile per descrivere compiutamente l’opera nel malaugurato caso di furto”.

Nelle foto: Crocifissione,frammento di dipinto su tavola con fondo oro, XV sec.
Domenico da Tolmezzo, Madonna con Bambino e Santi, gruppo scultoreo, sec. XV-XVI.
(Dall’elenco delle opere rubate consultabile nel sito www.carabinieri.it).

Avete avuto successi significativi nel ritrovamento di beni illecitamente alienati? “Per fare un esempio: recentemente abbiamo recuperato un dipinto su tavola di G. Bellini che era stato rubato a Milano nel 1975. E’ stato ritrovato nel Canton Ticino, a seguito di un fermo avvenuto al valico di Ponte Chiasso che ha portato la polizia svizzera alla scoperta di un caveau pieno di opere d’arte. Grazie alla nostra banca dati abbiamo dimostrato che quell’opera era stata rubata. Se non avessimo avuto fotografia e scheda dell’opera, l’indagine e l’incriminazione dei ladri sarebbe stato molto più difficile”. Con la vostra banca dati, vi limitate a compiere controlli incrociati sulle opere d’arte che le varie forze dell’ordine, in Italia e all’estero, reperiscono nel corso delle loro operazioni, o svolgete anche una attiva ricerca? “Entrambe le cose. Le nostre capacità operative sono andate crescendo nel corso degli anni, da quando nel 1969, per iniziativa del ministero della Pubblica Istruzione, fu costituito il primo Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico (si noti che il nostro fu il primo caso al mondo di nucleo di forze dell’ordine specializzato nella caccia alle opere d’arte rubate). Quel primo nucleo era composto da poche persone. Oggi il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che opera in stretto coordinamento col Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è articolato in una struttura centrale con un Reparto Operativo con sede a Roma e competenza su Lazio, Abruzzo e, per indagini di più ampio raggio, sull’intero territorio nazionale, nonché in una struttura periferica con 11 nuclei presenti in quasi tutte le Regioni. Questo ci consente un certo grado di conoscenza sulle diverse realtà, delle quali i ladri di opere d’arte si servono per trasportare e riciclare le opere rubate. In questi ambienti siamo in grado si svolgere attive ricerche. Si tenga presente che in Italia operano moltissimi antiquari e mercanti d’arte: tra i tantissimi onesti, che svolgono una funzione culturalmente importante di promozione dell’arte e che agiscono con professionalità, c’è anche qualche mela marcia che si presta a operazioni illecite. Ma un’opera schedata è molto difficilmente riciclabile. E per noi è molto più facile ritrovarla”. I furti nelle chiese sono particolarmente facili… “Non se si presta attenzione: se il parroco, il sacrestano, i parrocchiani sono coscienti del problema. Se la chiesa è depositaria di opere di particolare valore, è senz’altro utile che vi siano anche dei volontari che si occupino della loro conservazione. Inoltre la chiesa va adeguatamente protetta con grate e serrature di sicurezza negli orari di chiusura. Negli anni recenti sono stati compiuti molti interventi per rendere più sicuri gli edifici di culto, grazie ai fondi dell’8 per mille della Conferenza Episcopale Italiana e al Fondo Edifici di Culto, amministrato tramite le Prefetture. Il problema maggiore è quello delle chiese non officiate: se in queste vi sono beni di valore, è certamente saggio depositarli presso il museo diocesano. Un museo è ben protetto: basti pensare che nel corso del 2002 non sono avvenuti furti nei musei e nel corso del
2001 se ne erano verificati soltanto 3”.

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