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È quasi certa l’esistenza in Italia di più di 100 mila edifici ecclesiastici. Vi sono più di 140 mila architetti.
È indispensabile che Committenza e Architetti lavorino insieme. Che fare? La difficoltà viene dalla committenza che è “povera”. La parte dell’8 per mille destinato dalla CEI per l’edilizia di culto e i beni culturali ecclesiastici, serve quasi soltanto a realizzare nuove chiese e a conservare quelle pericolanti.
È bene che i responsabili degli Uffici diocesani per i BB.CC. promuovano una formazione ai temi relativi a tali beni connessi all’ente di cui si ha la responsabilità civile. Qualcosa di simile va inventato per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, non dimenticando le consacrate e i laici proprietari di oratori e cappelle. Partendo, per i preti, dalla formazione iniziale, fino all’anno di Pastorale.
Su questo insistette S.Em. Card. Francesco Marchisano, già Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. Un aiuto può arrivare dal Ministero dei Beni Culturali, il cui bilancio, però, è sempre più ridotto. Ecco allora la proposta lanciata dal direttore della rivista, Arch. Giuseppe M. Jonghi Lavarini (v. CHIESA OGGI architettura e comunicazione 91/2010): che su base volontaria un singolo architetto si prenda cura di un edificio ecclesiastico, naturalmente in accordo con gli Amministratori, quali i Parroci.
Mi sembra importante che la prendano in considerazione anche i competenti Uffici della CEI, quello per le nuove chiese, guidato da Mons. Giuseppe Russo, e quello per i beni culturali guidato da Mons. Stefano Russo. Così potranno essere interessate le diverse Diocesi (227 in Italia, compresa la Chiesa militare) e, attraverso di esse, le realtà locali: sia quelle gestite dal clero diocesano, sia quelle gestite dal clero regolare, dalle consacrate e dai laici. I primi a muoversi dovrebbero essere i giovani che hanno conseguito un master di architettura chiesastica. Poi tutti coloro che sono motivati verso i beni architettonici ecclesiastici, a prescindere dalla prospettiva di immediate committenze.

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Giacomo GrassoCibiemme
Armonia e coerenza
Arredamenti e Restauri per ChieseEcat
Concerto di campaneIl primo Regesto delle Chiese Italiane, pubblicato nel 1996, riguarda le chiese di Pistoia.
La ricerca sistematica in questo Comune toscano è nata dall’esigenza di sensibilizzare
le realtà amministrative (Comunale, Soprintendenza) chiamate alla tutela e alla valorizzazione; i confini della Diocesi invece sono ben più ampi. Ma come mai Pistoia è risultata “eletta” come una sorta di prototipo? È una città di medie dimensioni, in una delle zone più popolate d’Italia: l’area metropolitana Firenze Prato Pistoia.
Ha rappresentato un campo ottimale per approntare un metodo di ricerca e  sistematizzazione delle problematiche degli edifici religiosi, proiettabile nel più ampio panorama nazionale. La conformazione territoriale ha suggerito di delineare tre itinerari:
città (centro storico e primo anello periferico), fascia collinare e montana, pianura (ambiente prevalentemente agricolo e vivaistico); queste aree coincidono con una differenziazione tipologica e di inserimento ambientale, o con diverse vicende storiche e conservative. Ne è emersa una ricchezza di esperienze che spaziano da esempi di architettura romanica alle innovazioni tipologiche e linguistiche di un Giovanni Michelucci, che proprio a Pistoia pone le basi alla sua fertile produzione di architettura sacra. In questo tragitto temporale, la ricerca ha evidenziato la presenza di una continuità storica: anche nei periodi dove apparentemente minore è la quantità di opere, la qualità delle testimonianze fanno di questa città e del suo territorio uno scrigno prezioso ancora da approfondire e valorizzare.
Di recente, una ricerca coordinata da Lucia Gai sul Settecento Illustre ha confermato l’esistenza di un patrimonio di straordinaria importanza.
A dimostrazione di come le piccole città siano custodi di tante ricchezze diffuse, da riscoprire.
Alessandro Suppressa, architetto

Dati statistici PISTOIA – Edifici schedati n. 199
Itinerario urbano n. 77 (30 chiese)
Itinerario di pianura n. 41 (26 chiese)
Itinerario collinare montano n. 81 (41 chiese)

Vedi anche: Regesto Pistoia
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