Giochi d’acqua

In pittura, si sa, esistono luoghi che sono luoghi dell’anima, e che divengono affinità e temi.
Claudio Malacarne, 54enne artista mantovano di lungo corso, da un lustro si dedica a una ricerca da cavalletto che ha per oggetto luoghi d’acqua e figure di bagnanti intenti in attività acquatiche. Un ciclo sfociato in una felice e per ora ininterrotta suite di quadri a olio su tela che sono gioielli di consumato mestiere ma anche di poesia, dove la musicale sinfonia dei colori diviene il traslato di un mondo sognato, calmo, feriale, lontanissimo dallo stress dell’ordinaria quotidianità.Le piscine e le baie di Malacarne accolgono uomini e donne, bimbi e adulti intenti in spensierati e vacanzieri giochi natatori, in tuffi e bracciate, in un bagno – letteralmente – di luce, di solarità, di trasparenze liquide, in una radiosa tavolozza fatta di turchesi, di
azzurri, di viola, di cadmio, di lacche.
Ispirati alla realtà, alla vita e alle sue piccole gioie, questi dipinti di Malacarne nulla hanno a che spartire coll’iperrealismo fotografico oggi di moda, viziato da una mala interpretazione della lezione pop di David Hockney, che con la sua nitida oggettività è stato anch’egli cantore dell’universo delle piscine, del culto fisico natatorio.

Claudio Malacarne è nato a Mantova nel 1956.
Giovanissimo si scopre pittore eseguendo i primi dipinti all’età di 14 anni.
Nel corso degli anni è riuscito a maturare quella sua raffinata ricerca pittorica che lo annovera tra i più apprezzati coloristi del nostro tempo.
Nel 1997 nasce una profonda amicizia con l’avvocato statunitense David Altman che promuove la sua arte negli Stati Uniti. Vive e lavora nella sua casa atelier nella campagna mantovana.Qui, anche il profano apprezza a occhio nudo l’agire proprio del pittore, il gesto della pennellata fresca, istintiva ma pure sapiente, capace di costruire flutti, onde, spruzzi, rifrazioni, luci e profondità, sia marine sia di vasca, con fare dolce e arioso, saturo e luminoso, senza mai eccedere quella perfetta misura che è la cifra stilistica di Malacarne.
Da anni, la pittura di Malacarne séguita istintiva, fedele a se stessa, tutta rapita in un’estasi en plein air di tonalità schiette, retaggio culturale di una sensibilità che guarda – aggiornandola – alla lezione storica dell’Espressionismo, fuggendo il pacchiano e il dejavu.Soggetti difficili ma affascinanti, questi di Malacarne, dove l’elemento umano è talora ridotto al minimo indispensabile, a qualche sparuta presenza circondata dall’azzurrità, fatta di una duttile partitura di pennellate (magre o meno, secondo necessità), di segni, di tocchi, di impasti, di vela ture. Il ruolo dell’artista moderno è parlarci di noi, raccontando esclusivamente di sè.
E questo Malacarne lo fa con cordiale franchezza, senza negarci il clima del sogno e dello stato d’animo, ma riproponendo una pittura che, tramata di luce e di colore, è a suo modo una piccola verità, una sintesi di sentimento e di artificio.

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