UNO STRUMENTO PER IL DIALOGO

Vent’anni di pubblicazioni costituiscono un’eredità sulla quale far crescere nuove proposte. Alcuni esponenti del Comitato Scientifico della rivista offrono i loro contributi di pensiero su questa storia e sulle prospettive future. Ne nasce un quadro che prefigura crescenti impegni e più ampie prospettive.

NEL RITMO DELLA STORIA, IL VALORE PROSPETTICO DELLA PROPOSTA 2013.
Un anno ricco di appuntamenti quanto mai significativi anche per CHIESA OGGI architettura e comunicazione. Il rincorrersi delle date suscita valenze psicologiche che possono lasciare indifferenti oppure invitare a un confronto. E l’anno in corso costituisce per la rivista e per tutti i lettori un’occasione privilegiata sia per fare il punto su alcuni temi, sia, soprattutto, per prospettare futuri percorsi.
Il rapporto con il passato è fissato dalla memoria degli avvenimenti. E il senso del “fare memoria” legato a ogni persona e cultura, acquista nel culto un valore imprescindibile per le implicanze che tutto ciò racchiude e comporta.
CHIESA OGGI è giunta al n. 100. Un appuntamento che non va disatteso perché riassume le tappe di un lungo cammino, non facile per la novità che lo ha caratterizzato nel contesto del panorama editoriale italiano.
La coincidenza del n. 100 si arricchisce di particolari concomitanze che la rivista non può sottacere, in quanto le sfide e i progetti che essa ha dinanzi in qualche modo riflettono aspetti di un percorso che in questo caso risulta essere molto lungo. Ne ripercorro gli appuntamenti essenziali per trarre auspici e prospettive per il cammino che si prospetta quanto mai laborioso e delicato insieme.
Nel 2013 si ricordano i 1700 anni dell’Editto di Costantino. La data segna l’inizio di un’epoca nuova nella vita e vitalità delle Chiese, dando attraverso lo sviluppo dell’architettura sacra un’immagine plastica della comunità che nella sacralità di uno specifico spazio si ritrova come identità orante.
Nel 2013 si ricordano i 450 anni della conclusione del Concilio di Trento. Nessun documento conciliare tratta il tema. Ma sarà soprattutto il coraggio e l’esperienza di Carlo Borromeo a codificare le prospettive conciliari nell’opera Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae edita pochi anni dopo il Concilio, nel 1577. Sarà questo il testo di riferimento per molto tempo, fino ai nostri giorni.
Nel 2013 si ricordano i 50 anni della Sacrosanctum Concilium. Il cap. VII sull’arte e la sacra suppellettile costituisce la magna charta su cui continueranno a confrontarsi i modelli di comportamenti e di ispirazione per un linguaggio finalizzato alla simbolica di un’esperienza cultuale.
Nel loro insieme i tre appuntamenti determinano una pluralità di riferimenti che dalla memoria rinviano all’oggi. Altrettanti interrogativi però possono costituire motivo di attenzione e di rilancio di prospettive per l’architetto di chiese, per il committente, per chi deve educare ad abitare lo spazio sacro e gestirlo come responsabile della celebrazione.
Con l’Editto di Costantino e con gli sviluppi della libertà religiosa per i cristiani ha inizio una fase dell’architettura ecclesiastica che è senza confini.
È forse necessario un nuovo “editto” per far sì che l’architettura sacra possa riacquistare un ruolo determinante nell’identificazione di una comunità che ha bisogno di ritrovarsi entro uno spazio sacro? Forse il segreto risiede nella riappropriazione dei contenuti della Sacrosanctum Concilium!
Il Concilio di Trento non ha avuto alcun intervento in ordine all’arte sacra; ma i moduli teologici riflessi nei suoi documenti, principalmente quelli riguardanti i sacramenti, hanno determinato una visione di Chiesa quale traspare da tante costruzioni dal sec. XVI in poi.
È percepibile oggi una visione di Chiesa dall’insieme delle scelte che si attuano nelle
diverse situazioni architettoniche? Il confronto con l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II può risultare oltremodo illuminante!
La Sacrosanctum Concilium costituisce il primo documento ufficiale del magistero della Chiesa nel prendere in attenta considerazione l’arte; altri ne sono venuti dopo. A distanza di 50 anni possiamo dire che quelle prospettive hanno cominciato a condizionare positivamente un’immagine di Chiesa quale deve trasparire anche dall’arte e dall’architettura? Le istanze conciliari e gli approfondimenti successivi offrono un termine di riferimento imprescindibile! In conclusione. Da questi tre versanti può scaturire una linea di azione che nell’intreccio dei vari elementi e prospettive invita a riflettere e a interpretare l’esigenza teologica per un dialogo tra artista ed esigenze liturgiche.
Le pagine che illustrano i progetti o le riflessioni che li contestualizzano sono un laboratorio aperto, finalizzato a un’esperienza divino-umana quale si attua nel culto.CHIESA OGGI 5/1993. Dedicato all’altare, primo di una serie sui luoghi liturgici, con testimonianze di progettisti, storici, teologi e ampio corredo di esempi. In appendice, gli Atti del primo convegno “50 Chiese per Roma 2000”: il programma per dotare di chiese le periferie romane in vista del Grande Giubileo di fine millennio

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