Chiesa S.Giovanni Battista in Ferro di Cavallo a Perugia

Chiesa S.Giovanni Battista in Ferro di Cavallo a Perugia

Porzione di città in una zona ai margini dell’abitato, il complesso parrocchiale si articola attorno al sagrato che è luogo
di distribuzione dinamica dei percorsi. I progettisti, Paolo Vinti e Alberto Porta, hanno scelto per l’aula ecclesiale una
posizione ribassata nel terreno in pendio: ne è derivata una distribuzione raccolta e coerente dei diversi spazi.

La strada scende seguendo il pendio della collina e curva definendo un’ansa. Qui si apre il luogo dell’incontro tra chiesa e città. Lo spazio del sagrato è luogo di riferimento, sito che completa il significato del costruito, momento ben presente della mediazione tra chiesa e città. Inquadrato dal campanile nella parte estrema, e dai varchi che immettono
nei due chiostri laterali oltre che dall’ampio portale dell’aula liturgica, assume importanza baricentrica nel complesso parrocchiale. L’aula liturgica è fortemente caratterizzata all’esterno: per la sua forma ottagonale, ben visibile grazie alla differenza di livello rispetto alla strada; per la lanterna (totalmente trasparente, specie di diamante che costituisce una preziosa manifestazione di centralità); per le pareti bianche del volume ottagonale, staccate tra loro da fenditure agli spigoli, ritmate da finestre verticali, definite in alto da un cornicione che si svasa in avanti, come in alcune chiese romaniche. Pur eminente, la chiesa non soverchia il complesso: le si giustappone con trasparente slancio il campanile. Ecco che è il "vuoto" del sagrato, con la sua silenziosa presenza che parla di eventi possibili, ciò che rende particolarmente significativo questo luogo. La somma degli edifici si risolve nella potenzialità espressa dalla piazza quale momento di passaggio e di ritrovo.

Il portale in cotto, ai cui lati si aprono gli accessi ai due chiostri laterali
La strada e il sagrato; il terreno in pendenza ha suggerito di porre la chiesa arretrata rispetto al sagrato.
Ne deriva un percorso introduttivo scandito da soste e pause.

La forma ottagonale, tipica del battistero, esalta la centralità, demarcata dalla croce sul pavimento. Vi si incontrano le tre tensioni fondamentali che vivono nell’ambiente: tra entrata e altare, tra battistero e cappella del tabernacolo e tra assemblea e lanterna. Da questo complesso intreccio centrale sembra dilatarsi lo spazio che trova il suo elemento di contenimento nella fascia che a mezza altezza lo avvolge perimetralmente. Qui sarà ospitato il programma iconografico. I banchi disposti su sei lati attorno all’altare e l’andamento a "catino" del pavimento affermano la prossimità dell’assemblea.

La planimetria

Chiesa di San Giovanni Battista in Ferro
di Cavallo a Perugia

Capogruppo e d.l.: Arch. Paolo Vinti
Progetto architettonico: Arch. Paolo Vinti, Arch. Alberto Porta, Perugia
Progetto strutture: Ing. Paolo Strappaghetti, Ing. Luca Cirimbilli
Impresa appaltatrice: Spinosa Costruzioni Generali, Piano San Vito (IS)
Strutture in legno lamellare: Canducci Holzservice, Pesaro
Panche: C.B.M., Asolo (TV)
Laterizi: San Marco Laterizi,Valenza Po (AL)
Tetto ventilato: Rheinzink Italia, Bardolino (VR)
Pavimenti lignei: Stile Pavimenti Legno, Città di Castello (PG)
Amplificazione: FBT Elettronica, Recanati (MC)
Cronologia: 1996, concorso di idee 2002, termine lavori
Dati numerici: Costo complessivo: e 2.300.000
Superficie totale: 2500 mq
Chiesa e cappella: 750 mq
Sagrato pavimentato: 600 mq

Il sagrato è definito dai varchi verso i due chiostri e caratterizzato dalle fasce pavimentali. Il portale e uno dei due chiostri.
In coerenza con la dedicazione a S. Giovanni Battista, l’aula si rifà all’archetipo del battistero ottagonale.
La posizione leggermente ribassata della chiesa è ricondotta alla dinamica "morte e resurrezione".
Nella copertura la lanterna emerge come segno di centralità, vivificante di luce.

La geometria e l’acustica

Già in fase progettuale è stato affrontato il problema della risposta acustica dell’edificio. Una tipica difficoltà che si riscontra negli ambienti di grandi dimensioni a pianta centrale, è infatti quella della qualità della percezione acustica, dovuta alle riflessioni onnidirezionali dell’onda sonora. In fase di progetto quindi si è cercato di rendere possibile l’attuazione di un sistema in grado di assorbire o "frammentare" l’onda sonora incidente sull’involucro.
Tali funzioni sono state affidate alla frastagliata orditura lignea della copertura, e ai pannelli che costituiscono la fascia perimetrale per l’iconografia. La prima, l’orditura lignea, è studiata in modo tale da "rompere" il suono.

In fase di direzione lavori si è poi passati a una verifica più puntuale sulla risposta acustica dell’ambiente. Sono stati effettuati rilievi fonometrici e simulazioni tramite software dedicati (eseguiti dall’ing. Paolo Carotti), dai quali è emerso che il problema maggiore dell’ambiente era quello di un eccessivo fenomeno di riverbero che si produceva in particolare intorno alla frequenza tipica del "parlato", creando alcune zone in cui la percezione della voce umana risultava confusa, al contrario della musica, per la quale l’ambiente risultava invece ideale. Tali considerazioni hanno portato a elaborare una soluzione che ha consentito di eliminare completamente il riverbero, posizionando un diffusore acustico per ciascun angolo dell’ottagono e uno al centro di ogni lato, al di sotto del ballatoio.

I secondi, i pannelli, sono stati studiati in funzione fonoassorbente. I pannelli che, ancorati a una struttura leggera in acciaio, delimitano anche un ballatoio di servizio, vanno a formare un’intercapedine di circa un metro di larghezza che funziona da gabbia acustica. Si tratta infatti di pannelli in fibra di legno mineralizzato (Eracustic) che assicurano elevate prestazioni fonoassorbenti. Tale soluzione, oltre ad occultare completamente la fonte sonora, produce un suono avvolgente, con una percezione acustica omogenea ed estremamente chiara in ogni punto dell’aula liturgica.

L’acustica delle chiese è particolarmente complessa. A differenza di quel che avviene in un teatro per esempio, nell’aula celebrativa la fonte sonora non è individuabile in un solo luogo. Oltre al sacerdote che parla dall’altare o dal pulpito, occorre tenere in conto l’assemblea che risponde e il coro che canta da posizioni diverse.

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