Chiesa di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi a Roma


ARCHITETTURA – CHIESA DI SANTA MARIA DEL ROSARIO AI MARTIRI PORTUENSI A ROMA

Lo spazio si racconta attaverso simmetrie e ripetizioni di elementi in un discorso di stringente logicità, con semplicità lungi dall’essere scontata. L’accorto studio del colore e delle fonti di luce operato dall’architetto Piero Sampaolo esalta una composizione che nell’ordine privo di forzature formalistiche esprime la tradizione del luogo celebrativo.

Bruno Zevi riteneva che delle nuove chiese di Roma – per nuove intendendo quelle dell’epoca postconciliare – la più rappresentativa fosse quella del ViIlaggio Olimpico, progettata con nitidi volumi in mattone faccia a vista da Francesco Berarducci.
Se prendiamo per buona questa affermazione che individua autorevolmente un’espressione del genius loci romano per quel che attiene all’edilizia di culto, non possiamo non notare che questa elaborazione di Piero Sampaolo si pone sulla stessa linea di continuità.

Il mattone faccia a vista, il cui colorito ricorda quello del peperino, è senza dubbio una “cifra” espressiva significativa, tanto più quando essa è svolta involumi puliti e contenuti, dotati di equilibrio e di simmetria, articolati da movimenti consoni sia alla tradizione, sia alla contemporaneità.
In questa chiesa risalta subito la duplice abside che garbatamente sporge sul fronte principale e sul prospetto di fondo, con eguale andamento. Il piacere della simmetria è uno degli aspetti della progettazione architettonica che nel Rinascimento ha trovato le sue manifestazioni più accurate e diffuse, ma che sin dai primordi ha caratterizzato la storia delle costruzioni. È evidentemente qualcosa di insito nell’animo umano o, meglio, qualcosa che l’umano istintivamente desidera nel momento in cui si pone di fronte al compito di costruire un ambiente adatto al proprio vivere.
Negli antichi templi, come nelle antiche chiese, proporzione e simmetria erano momenti caratteristici del progettare, la cui importanza andava di pari passo col fatto che in essi si fondono due necessità diverse ma convergenti: quella strutturale e quella estetica.

La pianta rende evidente la simmetria che
impernia il progetto. Sulla pedana presbiterale l’altare e la sede si pongono con evidenza naturale. In basso, le due prospettive interne.
Tra soffitto a “cassettoni”, abside rossa e
camminamento assiale evidenziato da losanghe si attiva un dialogo che riconduce con semplicità alla centralità dell’altare.

Chiesa di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi a Roma

Progetto: Arch. Piero Sampaolo
Impresa edile: Costruzioni Generali Gilardi, Roma
Copertura in legno lamellare: Habitat Legno, Edolo (Brescia)
Banchi: Caloi Industria, Susegana (Treviso)
Foto: courtesy Studio Sampaolo; foto di pag. 45, 49 (a sinistra e al centro) di Archivio CGG.

In questa realizzazione, la struttura in cemento armato non necessitava una costruzione geometricamente fondata: la sua scelta deriva semplicemente dal desiderio di ancorarsi alla tradizione compositiva degli spazi, allo scopo di recuperare la valenza segnica dell’edificio. E il campanile la completa esplicitandone il significato con inequivocabile
limpidezza. La stessa misura si ritrova all’interno della chiesa, caratterizzata da un progressivo allargarsi del volume secondo una scansione che consente di dar luogo sui lati alla cappella eucaristica e al battistero.
La forma biabsidata permette la positura di una soletta che funge da coro sopra l’ingresso (e fa memoria del nartece) e dall’altro lato inquadra il presbiterio evidenziato col rosso del fondo oltre che con i lucernari aperti nella trama ortogonale del soffitto ligneo.
Le finestrature, tutte ver ticali, tutte inserite nei momenti di raccordo delle espansioni volumetriche, contribuiscono a raccontare l’ordine che informa tutto il progetto.
La banda che corre orizzontalmente sulle pareti perimetrali evidenzia l’unitarietà dell’ambiente, pur nell’ar ticolazione dei luoghi. Così l’estetica della chiesa risulta ritmicamente ordinata, secondo canoni aderenti all’oggi quanto alla tradizione e i luoghi liturgici non necessitano di forzate sottolineature per manifestarsi come perno dello spazio.

(L.S.)

 

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