Chiesa dello Spirito Santo a Poggibonsi (Siena)Un classicismo moderno

Un classicismo moderno

Il muro di per sé acquisisce una forza comunicativa inconsueta quando si presenta quale elemento di definizione solido
e nobile. Questo si esperisce nell’avvicinarsi a questo artefatto progettato da Carlo Fantacci: l’edificio di culto è inteso
come scrigno a un tempo forte e accessibile, ma ricco di mistero.

La suggestione viene dalla presenza di un insieme di elementi che immediatamente rimandano alla tradizione classica. Dal grande sagrato rialzato di qualche gradino rispetto alla strada, che stacca decisamente la chiesa dal contesto, ponendola su un piedistallo di preminenza, alla colonna che impernia tutto l’edificio e nella sua dimensionalità esuberante
acquisisce una inconsueta carica simbolica, al duplice arco che intaglia lo spigolo del parallelepipedo ed è invenzione scenica di grande risalto. Di per sé l’apertura così concepita caratterizza tutto l’assieme. E’ nuovo, in quanto arco angolare. Ma nella sua grandiosità riecheggiano le forme trionfali e austere che accompagnano la storia dell’architettura occidentale dall’antica Roma all’Ottocento. Il disegno dell’arco è ripreso, ad accentuarne la valenza simbolica, come modanatura agli altri spigoli esterni. Come completamento e conclusione del ritmo delle aperture, come sottolineatura
del radicamento dell’edificio. Come cornice di luce e corona del centro della celebrazione nello spazio interno.

Vista verso l’altare, inquadrato dal grande arco sopra il quale continua la teoria di finestre squadrate.
Il cortile, vista verso il campanile che è inteso come volume vuoto.
Vista laterale dell’aula. La duplice serie di finestre e gli archi angolari ritmano tutto lo spazio.

Dove arriva la luce

“La chiesa non deve essere un elemento dominante il contesto urbano, ma deve presentare esternamente semplicità e rigore, ed allo stesso tempo relazionarsi al tessuto circostante per simboleggiare la sua capacità aggregante in seno alla comunità: in sostanza essa deve contemporaneamente possedere la semplicità dell’intima scelta legata all’atto di fede e la ricchezza del linguaggio che ciascun edificio rappresentativo di una comunità possiede” (Card. Giacomo Lercaro, 1965).
Questa è stata in sintesi l’idea guida dell’intero progetto. Riprendendo un concetto di Alvaro Siza potremmo dire che il linguaggio non si inventa, si trasforma per adattarsi alla realtà e per formalizzarla; ecco quindi che la chiesa, intesa come punto di aggregazione ed unione degli uomini, deve essere in rapporto dinamico con l’esterno, integrandosi col tessuto circostante attraverso la plasticità dei suoi annessi e l’uso di materiali simili agli altri edifici. Contemporaneamente l’edificio religioso si inserisce nel quartiere, sia attraverso la purezza delle forme sia come pausa architettonica fatta di spazi
aperti (sacrato, scalinate, rampe, giardini, cortili), i quali, senza cadere nella retorica, ne sottolineano la funzione pubblica.
La chiesa dello Spirito Santo, con la sua forma semplice ed articolata allo stesso tempo, vuole essere un edificio in equilibrio ed in armonia con ciò che la circonda.

Chiesa dello Spirito Santo a Poggibonsi (Siena)

Committente: Arcidiocesi di Siena Colle Val d’Elsa
Indirizzo: Via Volta, Poggibonsi (SI)
Progetto architettonico e arredi interni: Arch. Carlo Fantacci, Poggibonsi (SI)
Calcoli strutture: Ing. Giovanni Corti
Studio geologico: Dr. Stefano Nastasi, Geologica Toscana Studio Associato
Progetto impianti elettrici e illuminotecnici: Mauro Venturini
Sculture (altare, ambone, fonte, tabernacolo): Renato Corsi, scultore, Siena
Impresa appaltatrice: ICET Industrie Spa, Barberino Val d’Elsa (FI)
Laterizi: San Marco Laterizi Srl, Noale (VE)
Illuminazione: Targetti Sankey Spa, Firenze Zumtobel Staff Illuminazione Srl,Varna (BZ)
Campane: Fonderie Ecat Campane, Mondovì (CN)
Impianti di riscaldamento: Merloni Termosanitari Spa, Fabriano (AN)

E’ pensata come un organismo misurato che diviene a sua volta unità di misura e unità ordinatrice dell’isolato, dando identità ai luoghi tramite riferimenti architettonici come il campanile che diviene fulcro dell’aggregato urbano e simbolo di richiamo per i fedeli. Se esternamente l’edificio si mette in relazione a ciò che lo circonda e sviluppa una forza centripeta, quale luogo di meditazione e preghiera, contrappone alla semplicità degli esterni un interno intimo ed intenso. In effetti se volessimo accomunare il percorso materiale del fedele che procede verso la chiesa a quello spirituale che egli compie per avvicinarsi a Dio, potremmo vedere nel campanile, riferimento visivo che guida la direzione, il simbolo della tensione
interiore che porta ad avvicinarsi alla spiritualità, negli scalini che salgono sul sacrato, il gesto iniziatico verso l’innalzamento dell’anima, e l’avvicinarsi al portale, posto sullo spigolo, la scelta compiuta di fronte al bivio di percorrere una determinata via che materialmente introduce nella Chiesa e che spiritualmente porta alla comunione con Dio.

Alcune fotografie del modellino consentono di apprezzare le relazioni volumetriche tra i diversi
corpi che compongono il complesso parrocchiale.

Il punto quindi di passaggio tra l’interno e l’esterno, tra esteriorità ed interiorità, tra mondo materiale e mondo spirituale, avviene tramite il portale d’angolo, elemento fortemente caratterizzante della facciata (a forma di conchiglia simbolo del pellegrino) che introduce verso una nuova dimensione. Tale passaggio è ulteriormente ribadito dal mutare della forma dell’edificio dall’esterno all’interno: il quadrato percepito da fuori, figura che simboleggia il mondo, si trasforma in ottagono, (simbolo degli otto punti del credo Cristiano e simbolo del primo giorno dopo il settimo), che a sua volta al centro dell’edificio, diviene cerchio forma della perfezione Divina. Tuttavia, sebbene la centralità costituisca un tema
fondamentale dell’edificio, quale luogo di contenimento (aggregazione e solidarietà umana) e dilatazione (apertura della propria spiritualità a Dio), allo stesso tempo la chiesa ripropone al suo interno l’idea del percorso, simbolo della continua tensione verso Dio; essa deve presentarsi come sintesi tra assialità e centralità, come equilibrio dinamico tra questi due temi fondamentali, che ripropongano il rapporto del singolo con la collettività e con Dio. L’assialità proposta nella Chiesa, che come abbiamo visto comincia all’esterno con la direzione generata dal campanile, è fortemente ribadita all’interno dall’asse longitudinale che collega il portale al presbiterio. In questo senso la luce gioca un ruolo fondamentale:
già dall’esterno all’interno si assiste al passaggio da una luce intensa ad una luce rarefatta che tende ad intensificarsi verso l’alto, tramite piccole aperture, fino a raggiungere la copertura, realizzata con travi in legno lamellare; questa, lascia penetrare una croce di luce che ricorda una grande griglia, simbolo della contrapposizione fra l’essere prigioniero
della materia ed il desiderio di elevarsi verso Dio, verso la luce che comunque riusciamo a vedere in tutto il suo
splendore, e con tutta la sua carica evocativa, presentandosi sotto forma di croce.
A tale contrapposizione viene indicata una via di uscita, costituita dalla fonte di luce che attraverso i lucernari posti ad est illumina l’altare posto nel presbiterio. Questa fonte di luce posizionata simbolicamente alla fine del percorso accesso – altare, diventa simbolo di speranza, soluzione ai problemi terreni attraverso un cammino di fede.

Se volessimo accomunare il percorso materiale del fedele che procede verso
la chiesa a quello spirituale che egli compie per avvicinarsi
a Dio, potremmo vedere nel campanile un riferimento visivo che guida il cammino

Per tale motivo uno dei temi generatori del progetto è costituito dall’orientamento dell’edificio est – ovest, ottenuto attraverso il passaggio reale non meno che simbolico dal quadrato all’ottagono, direzione che taglia e guida contemporaneamente l’edificio, e che propone su scala macroscopica il tema del percorso verso la luce. La scelta di tale orientamento nasce da precisi riferimenti evangelici: il Paradiso è posto ad oriente (Gen. 2,8), da oriente nasce la luce del giorno e Cristo è vera Luce (Gv. 1,4-5,9) il sole sorge ad oriente e Cristo è sole di giustizia (Ml. 3,20); inoltre la fonte di luce sull’abside favorisce la dilatazione spaziale verso l’altare, rappresentando la prosecuzione del percorso spirituale che continua oltre i riferimenti materiali dell’edificio, in direzione della luce. Se all’esterno viene usato un medesimo materiale
che collega e relaziona la costruzione all’ambiente consolidato, all’interno l’utilizzo di materiali differenti accentua la tensione verso l’alto. Il pavimento in travertino levigato a poro aperto (senza stuccatura e lucidatura) ed il cemento dei
pilastri, con il loro aspetto scarno e quasi brutale, rappresentano il legame che l’uomo ha con la terra, e quindi con la materia, tuttavia lo sviluppo verticale di tali elementi vuol simboleggiare il desiderio di volgersi ad una vita più spirituale.
Il resto delle pareti sono trattate ad intonaco, con coloritura bianca, per far sì che l’intera struttura si permei di luce, diffusa e risplendente, tale da smaterializzare le strutture fino quasi a far scomparire, in alto, la loro consistenza fisica.
In questo sistema di relazioni e simboli è stata rivolta particolare attenzione anche alle dimensioni che devono coesistere
all’interno della chiesa: una dimensione umana, punto di partenza del percorso spirituale, ed una divina, punto d’arrivo.
Ciò è segnalato da due ordini di aperture: le finestre a “dimensione umana”, situate in basso, illuminano tramite fessure il percorso perimetrale dell’edificio ed indicano la strada che l’uomo deve fare per prendere coscienza del suo essere materiale, mentre le finestrelle in alto, traforano la struttura e rappresentano la smaterializzazione stessa
della materia. Ancora, internamente, troviamo un ordine minore, costituito dai pilastri in cemento, la cui altezza è pari
a quella dell’ambulacro (percorso orizzontale dell’uomo), ed un ordine maggiore, rappresentato dall’innalzamento
centrale, corrispondente al cerchio della pianta, da cui filtra la luce (percorso verticale verso Dio). La parte centrale dell’edificio, quindi, rappresenta l’innalzamento spirituale e si trova in equilibrio dinamico col presbiterio.

Pianta e sezioni del complesso.
Il lucernario si apre dietro l’arcata che inquadra l’altare e illumina il crocifisso.

Questo è il punto di arrivo del percorso simbolico: la centralità e l’assialità in questo caso si compenetrano a vicenda, creando all’interno della chiesa uno spazio intenso, ricco, totale,ma allo stesso tempo in movimento, simbolo del continuo divenire, e quindi rinascere, che è presente nell’atto di fede del credente. Il campanile, che per forma, posizione e materia è stato molto discusso è un elemento architettonico volutamente leggero che rappresenta la scarnificazione e l’essenza di una forma, la sintesi di un elemento che nel passato era presente; e proprio tra queste linee pure che formano il moderno campanile, prendono corpo gli spazi intermedi delimitati, attraverso il cielo che in prospettiva li riempie. Quasi
un color by number tridimensionale. Sulla tavolozza cangiante del cielo si stampano le linee pure ed essenziali del campanile. La leggerezza del campanile aumenta l’importanza del corpo chiesa che altrimenti ne sarebbe rimasta schiacciata. La forma scatolare evoca una scala verso il cielo. Le linee danno la forma e l’idea, il cielo che tra esse
appare da il corpo Il complesso Parrocchiale dello Spirito Santo, non è solo questo, è anche spazio di relazione, grazie ad un salone poli funzionale, aule per il catechismo, uffici parrocchiali, chiostro, cortile, abitazioni per i sacerdoti, spazi per le associazioni di volontariato, magazzini, il tutto per circa 3000 mq suddivisi fra seminterrato piano terra e piano primo.

Carlo Fantacci, architetto

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)