Chiesa della Visitazione ad Almenno S. Bartolomeo (BG)Il presidio della trasparenza

Tratto da:
Chiesa Oggi 46
Architettura e Comunicazione

IL PRESIDIO DELLA TRASPARENZA

 

La copertura è attraversata da un’ampia vetratura con struttura lignea a capanna, in forma di croce. E’ tale soluzione che determina la globalità dello spazio interno e sottolinea l’andamento dell’aula e evidenzia i poli liturgici.

Con andamento a “T”, al porticato, baricentro del complesso, si raccorda da un lato la chiesa, dall’altro i due corpi dei locali del catechismo e della casa del parroco.

Il campanile è inteso nella sua valenza simbolica. La croce che solleva verso il cielo è segno visibile di lontano e, grazie alla trasparenza del lucernario, diventa anche la croce liturgica dell’aula, stabilendo un poetico gioco di rimandi che si completa nel fatto che la concavità del campanile diventa abside dietro l’altare, luogo di un Crocifisso essenziale, privo di croce, come in movimento tra terra e cielo. L’aula è dominata dal colore chiaro del legno, che risalta sul fondo scuro del pavimento e delle pareti senza finestre.


CHIESA DELLA VISITAZIONE AD ALMENNO S. BARTOLOMEO (BG)

In questo paese della Bergamasca, il progettista è riuscito nell’intento di coniugare modernità, tecnologia, tradizione, in un’invenzione architettonica che ha nel porticato sagrato coperto e nel dominio della luce i suoi punti di forza. «È opera devota, progettata in ginocchio con genuina sensibilità religiosa e realizzata con diligenza amorosa dall’arch. Cesare Rota Nodari» scrive nel suo commento Vito Sonzogni.

Un borgo della campagna bergamasca, non lontano dalle Alpi Almenno San Bartolomeo dispone, a una certa distanza dal centro abitato, di una preziosa architettura romanica, la “rotonda” di San Tomè: una chiesetta a pianta centrale tutta archi e volte, ricca del fascino antico. Il nuovo centro parrocchiale è sorto in risposta alla necessità di un luogo di culto adeguato all’accresciuto numero di fedeli, vicino all’abitato e dotato di spazi adeguati per l’istruzione religiosa, per lo svago e per la residenza di parroco e sacerdoti. La costruzione avviene per lotti: tre corpi di fabbrica separati si raccolgono attorno a un portico che funge da snodo e raccordo. Specie di sagrato coperto di grande significato architettonico (la duplice struttura a spioventi caratterizza fortemente l’edificio) il portico rende trasparente l’architettura e la apre verso tre direzioni. In quanto luogo protetto, adatto alla sosta e all’incontro, il porticato segna una pausa e media l’ingresso in chiesa, accentua la continuità tra “dentro” e “fuori”, fa della soglia non una barriera ma un momento di transizione. Il campanile proteso in avanti, da banda opposta rispetto al porticato, conferisce uno slancio non indifferente all’architettura. Lo spazio interno dell’aula è dotato di grande dinamicità, perché alla tensione verso l’altare si unisce lo slancio verso l’alto dato dal lucernario longitudinale, dal quale si traguarda la croce posta sul campanile: questa così diventa segno sia per chi sta nella chiesa, sia per chi sta fuori di essa: quasi un simbolo di comunione che unisce vicini e lontani nello sguardo verso il cielo. La chiesa è chiusa da un muro compatto in mattoni: le aperture sono solo verso l’alto e sui lati solo là dove evidenziano il luogo dell’altare e del leggio. L’ambiente dell’aula è fortemente caratterizzato dalla semplicità del disegno e dalla schiettezza dei materiali: predomina il legno chiaro delle coperture, delle panche, dell’altare e degli altri luoghi liturgici, che risaltano sullo sfondo scuro della pavimentazione e delle pareti perimetrali che paiono arretrare, poiché non vengono direttamente investite dalla luce proveniente dall’alto sull’asse mediana dell’aula. Con forma di “T” in pianta, al porticato si uniranno i due edifici delle opere parrocchiali e della casa del parroco, mentre al livello seminterrato è collocato un locale pluriuso, oltre all’autorimessa. Un teatro all’aperto completa l’insieme architettonico.
Alfonso Cantoni

Il commento

La luce protagonista Visitando la chiesa nuova e i luoghi dove è sorta, ho avuto la sensazione che questo edificio per il culto sia nato vitale e moderno, nel segno della continuità della più alta tradizione della nostra cultura popolare. Quella tradizione religiosa che ricomprende anche quelle chiesette di campagna una volta dette “Madonne dei campi”. Nella loro modestia, queste chiesette rendevano ai contadini testimonianza delle loro fatiche, offrivano spunti di forza morale e religiosa ai loro pensieri. Riproporre questo tema in chiave moderna alla società di oggi così profondamente cambiata, è stata per il progettista una sfida difficile dalla quale è uscito vincente. L’architetto Cesare Rota Nodari ha osato volare sulle ali della più antica e affascinante delle creature di Dio: la luce. La luce che crea lo spazio percepibile caricandolo dei messaggi e delle geometrie della materia e delle sue forme. Ed è proprio l’utilizzo della luce come messo per creare uno spazio architettonico, ciò che più sorprende in questa opera meticolosa e pitagorica. La luce è protagonista dell’intero organismo. Ancor prima di entrare in chiesa, sul vasto sagrato, una sicura mano trasparente ti protegge e senza interruzione di continuità ti accompagna nell’aula liturgica. Superi la soglia senza quasi avvedertene, perché il presacro del sagrato è subito il sacro dell’aula. Siamo ora fermi nel cuore dell’aula liturgica… la luce insiste, ti circonda, domina e definisce ogni cosa. Non sembra vero di vedere il cielo. La magia della luce dunque, come “mezzo” nelle mani del registaarchitetto, ma anche il disegno, l’ardimento della struttura e l’astuzia come gioco intellettuale della ragione d’essere, i materiali antichi come l’argilla dei mattoni, il legno di abete delle travi lamellari, il vetro, il ferro, le terre colorate, potenziate dalla tecnologia che ne ha accresciuto la capacità di durare, trasparire, portare, assorbire, tenacemente incollare, non scolorire, deformarsi senza cedere, tutte entità essenziali, elementi costitutivi dell’architettura che l’architetto ha qui usato con creatività moderna tenendo però nel debito conto la “misura” come metro della modernità.
Vito Sonzogni, architetto

Chiesa della Visitazione

Indirizzo: Località Cascine d’Agro, Almenno S. Bartolomeo (BG)
Progetto: Arch. Cesare Rota Nodari, Almenno S. B.
Collaboratori: Geom.V. Ponzoni, Ing.V. Bolognini
Strutture: Ing. G. Damiani, Ponte S. Pietro (BG)
Impianti elettrici: Studio Rota, Almenno S.B.
Realizzazione: Costruzioni Capelli, Almenno S.B.
Legno lamellare: Habitat Legno Spa, Edolo (BS)
Pavimentazioni: Fulget Srl, Scanzorosciate (BG)
Impianti elettrici: Rota Alessio R., Almenno S.B.
Impianti termoidraulici: M.A.R.S., Almenno S. B.
Diffusione sonora: Sangio Sound Snc (Seriate (BG)
Serramenti alluminio: F.lli Vanotti, Barzana (BG)
Serramenti in legno: Fagiani G., Almenno S.B.
Vetrate: Vetreria Imagna, Brembate di Sopra
Arredi sacri: Tino Sana Srl, Almenno S.B.
Corpi illuminanti: Telmotor Spa, Bergamo
Opere in ferro: Cornali Claudio, Almenno S.B.
Strutture in ferro: Facchinetti L., Capizzone (BG)

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