Chiesa del Sacro Cuore a Monza


I costoloni lignei ritmano il profilo avvolgente del nuovo soffitto a botte: con questo intervento Giancarlo Marzorati ha migliorato l’acustica della navata, ne ha ridotto il volume aumentandone il rendimento termico, ha esaltato la visibilità dell’altare. Una chiesa ridisegnata tramite strutture lignee, reversibili e che non incidono sul profilo esterno.

Riabitare la chiesa ma rispettarne il profilo, la costituzione, il volto (già vecchio a sufficienza per far parte della storia, ma non ancora abbastanza per rientrare nel novero delle architetture intoccabili). In quanto luogo della comunità, la chiesa deve saper accogliere e ospitare chi nel silenzio si avvicina per cogliere un momento di pausa per la preghiera.
Deve saper avvolgere l’intimità segreta della persona e col suo spazio vibrante offrire l’occasione per l’incontro – a chi lo va cercando. Tali le premesse da cui muove questa ristrutturazione. La chiesa di Triante risale al 1934: un edificio in mattoni che ben rispecchia la tradizione lombarda. Al progettista è stato posto il compito di migliorare l’accessibilità
dall’esterno e di risolvere i problemi di acustica e di riscaldamento interni.

Pagina a lato, in senso orario: modello della chiesa con la pavimentazione a raggiera del sagrato, la volta in legno lamellare aperta in corrispondenza delle finestre.

Dall’alto, la planimetria; a destra, la chiesa “ridisegnata” dalle volte in legno che, oltre a rendere più facile e meno oneroso il riscaldamento invernale, focalizzano l’attenzione su altare e Crocifisso.

Chiesa del Sacro Cuore, loc. Triante (Monza)
Progetto dell’intervento: Arch. Giancarlo Marzorati, Sesto San Giovanni (Milano)
Icona del Crocifisso: Irineu Toader (Torino)
Strutture in legno lamellare: Moretti Industria delle Costruzioni, Erbusco (Brescia)

L’intervento conferma come una chiesa si realizzi compiutamente nel corso del tempo, grazie al sommarsi di diversi apporti, e come nelle sue strutture si possano aggiungere elementi che ne raffinano il disegno e lo rendono più vicino alle necessità e alla sensibilità dei fedeli. Il sagrato a semicerchio percorso da strisce a raggiera che riconducono al portone dà adito alla navata: qui il volume è stato ridotto in altezza con un soffitto in legno voltato a botte, scandito da costoloni in evidenza.
Identica soluzione definisce il transetto. In tal modo l’ambiente appare non solo più “caldo” alla vista – grazie alla presenza del legno – ma diventa anche più facilmente riscaldabile, essendo più piccolo.
Il legno ha di per sé qualità acustiche notevoli; le aperture sulla volta in coincidenza con le finestre esistenti e i costoloni in rilievo contribuiscono a rompere il suono ed evitare riflessi.
In questo ambiente, divenuto più intimo e raccolto, la vista s’inoltra con naturalità verso l’altare, sopra il quale si eleva l’icona del Crocifisso trionfante.

 

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