Chiesa dei SS. Giusto e Donato a Monteroni d’Arbia (SI)

Estetica e Tecnologia: il legno
Fra’ Giacomo Grasso,O.P.

Nel piccolo centro abitato sulle colline senesi, la chiesa si presenta con garbo, cospicua ma accogliente, disegnata secondo ampie linee curve che le consentono di porsi in relazione con tutto l’ambiente circostante. Un edificio maturato nel tempo, che dialoga con un luogo in cui l’opera dell’uomo e la natura si compenetrano armonicamente da secoli.

Nelle foto: La fotografia serale pone in evidenza la finestratura continua che eleva il tetto.
Pianta del complesso; evidenziate le travi di sostegno della copertura, disposte a raggiera.

Monteroni d’Arbia si trova a circa 15 chilometri da Siena lungo la via Cassia e sorge all’interno della zona collinare delle crete senesi. Si tratta di un panorama unico, fortemente caratterizzato. Le colline sono dolci ma allo stesso tempo chiaramente disegnate dalla natura e ben individuate dagli interventi compiuti nel corso dei secoli. Sono in gran parte coltivate e la vegetazione è espressione di un connubio felice tra natura e mano dell’uomo. I declivi sono punteggiati da alberi. Le vie sono qua e là fiancheggiate da filari di cipressi. I tracciati delle strade si perdono tra le gobbe del terreno e ricompaiono più avanti, in prossimità dell’orizzonte. Borghi, cascinali e ville in pietra e laterizi testimoniano la grande capacità creativa, la cura per la forma e il dettaglio, espresse nei secoli passati da generazioni di architetti, artigiani e costruttori avvicendatisi in questa terra che è la più ricca del mondo quanto a patrimonio storico di opere artistiche. Progettare un edificio fondamentale per un centro abitato, quale è la chiesa, vuol dire oggi confrontarsi – usando le tecniche e le capacità espressive contemporanee – con l’immensa dolcezza di questa terra e con la sconfinata ponderosità della tradizione creativa del luogo.

Complesso parrocchiale SS. Giusto e Donato a Monteroni d’Arbia (SI)

Indirizzo: V.le della Rimembranza, Monteroni d’Arbia (SI)
Progetto: Architetti Luca Borgogni e Andrea Stipa, Siena
Blocchi in cemento: Unibloc Srl, Poggibonsi (SI)
Legno lamellare: Arch Legno Spa, Ascoli Piceno
Foto: Gianluca Bianchi & Beatrice Pediconi

Nelle foto: Il campanile in primo piano.
Il sagrato e l’ingresso all’aula.

L’intervento degli architetti Borgogni e Stipa si svolge con linguaggio garbato, nel rispetto per l’esistente pur nel netto distacco che le moderne tecniche nell’uso dei metalli e del legno consentono. Ne è nato un edificio assai accogliente, che nella morbidezza conferita alla forma dalle sue pacate rotondità sembra riflettere una delle caratteristiche peculiari dell’orografia locale. E’ una forma che significa capienza e agio: e questo anche grazie al modo con cui la chiesa di apre a chi entra, attraverso un grazioso sagrato elevato rispetto alla piazza e al prato vicini. La costruzione di questa chiesa ha una storia pregressa che abbraccia diversi decenni. Già nei primi anni ’60 venne costruito un primo edificio che includeva una grande aula pensata allo scopo di accogliere i servizi parrocchiali e una canonica su due livelli. La soletta di copertura della sala parrocchiale doveva fungere da pavimento per una chiesa che non venne costruita allora. Così nel corso degli anni successivi a questa prima edificazione la comunità è stata accolta nella sala per riunioni usata anche come aula celebrativa. La necessità di rendere visibile il luogo di culto, ha portato nei primi anni ’80 alla erezione del campanile. Ma alla metà degli anni ’90 la parrocchia si è trovata nella necessità di costruire anche una nuova aula liturgica: la popolazione del borgo era nel frattempo cresciuta e le dimensioni della vecchia sala per riunioni si erano fatte troppo anguste. L’intervento quindi è consistito in una ristrutturazione dell’esistente (la canonica e l’aula riunioni) per adeguarlo alle norme antisismiche, e nella progettazione di una nuova chiesa elevata al di sopra della struttura bassa esistente. I cambiamenti intercorsi nella topografia del luogo, da quando venne concepito il primo edificio a oggi, hanno suggerito ai progettisti di riorientare il complesso. Se un tempo infatti prevaleva il “peso” della vicina via Cassia, arteria di collegamento con il polo urbano di riferimento, la crescita del paese ha suggerito di porre in evidenza la piazza quale luogo baricentrico dell’abitato. Il complesso sagrato/ingresso della chiesa è stato quindi rivolto verso la piazza. La forma del nuovo edificio sembra sorgere quale emanazione logica dal profilo delle colline che costituiscono lo scenario entro il quale vive l’abitato. Le linee dolcemente ricurve delle pareti perimetrali, il tetto leggero ad ampia falda anch’essa ricurva, l’elevarsi della chiesa sopra lo zoccolo esistente che la stacca dal suolo, propongono un’immagine di quasi levitazione. La differenza di quota tra la piazza e la chiesa è mediata da una rampa che definisce il lato lungo dell’edificio e si estende ben oltre la dimensione del suo paramento murario, dalla parte della piazza e del prato, collegando questi spazi al sagrato. Questo, chiuso su tre lati dalla chiesa e dai corpi di fabbrica di canonica e servizi parrocchiali, segnato da una croce di legno, è uno spazio di dimensioni limitate ma aperto verso la natura, quasi la tolda di una nave inondata dal vento. Pur con le sue dimensioni notevoli nel contesto del piccolo centro abitato, la chiesa si presenta come un edificio garbato, ben inserito. L’assenza di una facciata prevalente gli consente di dialogare a 360 gradi con quanto la circonda. La scelta dei materiali contribuisce a questo suo integrarsi: legno lamellare e blocchi in cemento precompresso bianchi che conferiscono un cromatismo campestre al costruito. “Uno dei principali temi del progetto – scrivono Borgogni e Stipa – è il rapporto con l’ambiente circostante. Il percorso alberato esistente nel parco a nord della chiesa continua fino ad incontrare la rampa che porta alla quota del sagrato. Il progetto ha te
so a ricucire gli elementi principali che caratterizzano il tessuto urbano di Monteroni: l’acqua con il mulino, il parco, la piazza e la chiesa”. Così si dà corpo al nucleo centrale dell’abitato in modo autonomo dalla via Cassia, lungo la quale si erano allineate le prime abitazioni del borgo. Nella zona tra l’edificio e il parco è posto un oliveto che circonda un piccolo campo sportivo.

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