Chiesa ad Arco di Trento

La chiesa dei Sacerdoti del Sacro Cuore, Dehoniani, ad Arco di Trento serve una casa dedicata all’accoglienza, all’assistenza nonché alla riabilitazione dei religiosi infortunati. Edificate all’inizio degli anni ’60, la casa e la chiesa sono state interamente ristrutturate al fine di renderle facilmente agibili anche da persone portatrici di handicap.

La casa è stata trasformata alla fine degli anni ’90 in centro di accoglienza e riabilitazione nonché casa di riposo per i religiosi dehoniani malati o che nel corso della loro vita e della loro missione si sono infortunati. Molti sono i missionari che nei luoghi più diversi sono stati colpiti nelle loro capacità motorie e, dopo la degenza in ospedale, necessitano di un periodo di riabilitazione. Ecco che la finalità primaria dell’intervento di ristrutturazione è stata quella di favorire l’accessibilità ai luoghi liturgici dei degenti portatori di handicap. La chiesa precedentemente presentava vari dislivelli che sono stati tutti eliminati, mentre l’accessibilità ai diversi piani è garantita dagli ascensori. L’altare si presenta come una grande mensa quadrata, così da consentire a molti sacerdoti di concelebrare. Reca impressa la memoria del periodo del Giubileo di fine millennio. L’evento è ricordato col simbolo giubilare posto sul lato dell’altare, mentre il paliotto sul fronte verso l’assemblea è costituito da un’icona che raffigura l’Ultima Cena. Le necessità funzionali dello spazio per la celebrazione sono diventate occasione di un disegno architettonico particolare.
In alto, vista del “transetto”. Si nota la spanciatura della nuova cappella ricavata su una soletta nel volume della navata.

L’ intervento è stato studiato da fr. Mario Stecca e dall’arch. Marco Angelini in modo tale da armonizzare la funzionalità con l’espressività del luogo. Una particolare attenzione è stata riservata all’elaborazione della luce, nelle trasparenze e nell’illuminazione artificiale. In funzione della grande mensa quadrata è stata elaborata una pavimentazione che pone in evidenza una grande croce. La mensa è collocata all’incrocio dei bracci della croce pavimentale. In questo modo lo spazio presbiteriale diventa esso stesso icona di grande espressività. La pulizia delle pareti, la loro diffusa, omogenea luminosità, contribuisce ad esaltare la preminenza dell’altare, centro visivo cui si rivolge tutto lo spazio circostante. Aspetto particolarmente interessante e innovativo dell’intervento realizzato è l’inserimento, nel volume interno della chiesa, di una cappella su di una soletta che divide in due l’altezza del volume della navata. La cappella serve per le celebrazioni quotidiane, mentre la chiesa sottostante è riservata alle celebrazioni più ampie, quando ai degenti si uniscono i familiari. La soletta che sostiene la cappella si protende con profilo a semicerchio nello spazio del “transetto”. Questo fa sì che la cappella superiore risulti ben presente entro la chiesa. Una parete totalmente vetrata consente di guardare dalla cappella verso l’altare della chiesa. I cristalli di questa parete sono totalmente trasparenti nella parte mediana, ma opacizzati nelle parti laterali.

La vetrata è sostenuta da una serie di setti verticali in legno che fungono anche da barriera per le persone. L’altare della cappella superiore presenta una mensa ad andamento semicircolare su un lato, sostenuta da setti disposti a raggiera che simboleggiano, come sottolinea fr. Mario, le pagine di un libro aperto. La pavimentazione appare più brillante nella zona presbiteriale rispetto alle altre zone. Anche questo è un modo per dare risalto all’altare. L’uso del legno di faggio è generalizzato e costituisce il segno caratterizzante del nuovo intervento di ristrutturazione. Infatti oltre ai poli liturgici, in legno sono elaborati anche diversi altri elementi. Partico-larmente significativo il rivestimento ligneo del soffitto sovrastante il presbiterio superiore. Il legno è stato tagliato in modo tale da riprodurre in alto il disegno tracciato sul pavimento dalle piastrelle colorate che evidenziano il luogo dell’altare. Ma, con ulteriore raffinatezza segnica, la copertura lignea presenta un vuoto il cui profilo è identico a quello della mensa: come se fosse il “negativo” di questa o, meglio, come se la mensa si fosse staccata dal “cielo” della cappella per venirsi a poggiare sui sostegni che emergono dal suolo. La funzionalità liturgica si esprime così con semplicità che non rifugge dall’uso studiato dei simboli. (L.S.)

In senso orario dall’alto: vista esterna della cappella. Il tabernacolo collocato su un piccolo altare laterale. L’altare della cappella superiore. La pavimentazione del presbiterio si evidenzia per colore e brillantezza.

 

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