Chalet in Engadina elegante e rigoroso


Oggi che il clima sta cambiando e si prospettano estati più calde e inverni più gelidi, la veranda diventa indispensabile non solo per proteggere le piante tropicali, ma anche per farci vivere meglio.

Fuori si presenta come un’architettura in legno molto semplice, dentro mostra delle forme tradizionali ma fantasiose nella sagomatura dei pannelli che fanno da sostegno al soppalco. La mansarda è divisa dal piano terra da una soletta che su un lato viene sostenuta con una parete in legno traforato che ha un motivo a cuspide (vedi foto nella pagina a destra). Dietro si scorge un passaggio parzialmente nascosto, mentre davanti c’è una cassapanca contadina poggiata su una base con due cassetti: è un mobile non recente, difficilmente databile, che ha in piccolo lo stesso motivo della
cuspide vista sulla parete. Tale intersecarsi di piani dà ricchezza e profondità allo spazio centrale.

Nelle foto: l’uniforme perlinatura in legno biondo su due pareti e sul soffitto a falde mette in risalto il diverso colore e la patina dell’antica cassapanca.
Sui lati corti la boiserie s’interrompe per lasciar posto, tra un pilastro di legno e l’altro, a tamponamenti con intonaco
bianco che assicurano una notevole luminosità.
La balaustra del soppalco è solidamente trilitica, in accordo con la scansione dei pilastri sulle pareti e, forse inconsciamente, mostra una certa vicinanza all’antica architettura estremo-orientale.
Un moderno quadro astratto appeso alla parete mostra che chi vi abita ha interessi che vanno ben oltre le tradizioni
di questa valle.

Caccia e Roccoli nelle vallate bergamasche

Nell’ eta’ primitiva, la fame, il freddo ma soprattutto la difesa da animali feroci, obbligarono l’uomo a cacciare armandosi di pietre, clave o bastoni.
Con lo sviluppo della pastorizia e dell’agricoltura la caccia perse il suo carattere di essenzialita’ e divento’ almeno nei paesi ritenuti piu’ progrediti, attivita’ fisica e sportiva. La storia della caccia dell’eta’ primitiva fu tramandata infatti attraverso graffiti lasciati sui muri delle grotte dove l’uomo
abitava.
Ma l’origine caratteriale e principale della caccia risale al Medioevo, quando questa era praticata esclusivamente da feudatari latifondisti che si dedicavano principalmente alla caccia di selvaggina"grossa" (cervi, cinghiali ecc.). Quindi popolani e contadini non potevano praticare la caccia se non con rarissimi eccezionali permessi, consentiti dai loro "padroni".
Ma la fame che era molta spinse molti a dedicarsi alla caccia di piccola selvaggina (trascurata dai latifondisti).
Cosicche’ contadini e boscaioli che venivano a stretto contatto con la natura e quindi ne conoscevano ritmi e frequentazioni (volatili in primis) cominciarono a costruire trappole per catturarli.
Dai lacci, alle reti si passo’ brevemente alla costruzione dei roccoli che non erano altro che architettura rustica e spontanea che la conformazione montana del territorio consentiva e favoriva; erano costituiti principalmente da una costruzione a forma di torretta, avvolta da alberi, arbusti
o erbe rampicanti per nasconderne la visibilita’, con intorno filari di alberi a fila circolare che si intersecavano tra loro ai cui rami venivano appese gabbie di richiamo,e tutt’attorno il prato ben tenuto, tagliato e curato…. insomma una vera bellezza. Questi roccoli vennero costruiti dove gli uccelli avevano l’abitudine di fermarsi o passare; queste "opere d’arte" inserite perfettamente nel territorio subirono continue trasformazioni sempre piu’ funzionali allo scopo di catturare i volatili e quindi questo significando mangiare e sopravvivere per parecchie persone che venivano da diverse localita’.
Si puo’ tranquillamente dire che i roccoli sono stati il frutto di conoscenze molto importanti e che purtroppo i ritmi della vita di oggi stanno portando in buona parte al loro abbandono e disfacimento. Riassumendo, la caccia e i roccoli, in particolar modo, furono e sono stati una componente molto importante della vita valligiana. I piu’ noti e conosciuti roccoli in Val Brembana si trovano nella zona di Miragolo (Zogno), Camerata Cornello, Sussia (San Pellegrino Terme), Brembella, Pianca, Oneta,
Monte Badile (Branzi), Valnegra, Roncobello, Ornica, Torcola (Piazzatorre) e Mezzoldo.

Questi interni sono interessanti per il loro rigore e la loro semplicità; sembrano l’esatto contrario del nostro stile “cortinese” tanto più espansivo e barocco. Qui la simmetria è quasi assoluta e i colori ci sono ma risultano tutt’altro che caldi. La sensazione che si prova è quella di una rassicurante pulizia sia fisica che psicologica, in compenso non c’è traccia di complessità e di mistero. Sembra la casa di campagna di un giudice inflessibile uscito da un romanzo di Dürrenmatt. Ma forse questa è la lettura di un mediterraneo, non di un nordico che in questo interno potrebbe vederci tutt’altro.
Un altro particolare nordico è dato dalle tende a disegni grigio-verdi molto simili al paesaggio che lasciano intravedere.

 

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