INCONTRO TRA NUOVO ED ANTICO

La cattedrale di St. Patrick a Paramatta, recentemente riaperta al culto, è un esempio di integrazione tra nuovo e antico: è sorta unendo un progetto di stampo contemporaneo con i resti del vecchio edificio che nel 1996 bruciò in un incendio scatenato da un piromane. Il problema che si presentò nell’affrontarne la ricostruzione è ben espresso dalle parole di Bela Bartok: “Solo uno sciocco nel costruire violerà quel che è stato fatto nel passato. Per essere significativo, il nuovo deve sorgere da radici antiche…” Quando si presentò la necessità di riprogettarla, il gruppo di architetti incaricato era ben conscio  della sensibilità di chi nella chiesa neo-gotica aveva pregato sin dal 1936, come anche  delle aspettative dei giovani.
Così si impegnò a restaurare la vecchia cattedrale come parte del nuovo complesso. L’edificio distrutto era sottodimensionato come cattedrale, sia a causa della crescita della popolazione, sia perché era stato eretto come chiesa parrocchiale, capace di ospitare solo 500 persone.La diocesi di Paramatta è recente: è stata fondata nel 1986, staccandosi dall’Arcidiocesi di Sydney. Dopo l’incendio, rimasero in piedi solo il campanile, ispirato alle architetture di Augustus Pugin, e la struttura di arenaria.
Era chiaro che sarebbe stata necessaria una nuova struttura, di grandi dimensioni. Il progetto finale ha contemperato la ricostruzione della vecchia cattedrale, dove sono ospitati il battistero, la cappella del SS. Sacramento, oltre ad alcuni spazi di preghiera.
Mentre una nuova struttura esterna, pur mantenendo la memoria della vecchia St.Patrick, si distingue nettamente. Il gruppo di progettisti, diretto da Romaldo Giurgola (Studio MGT Architects di Canberra) stabilì che architettura e opere d’arte dovessero essere integrate. Molte di queste opere furono commissionate prima che cominciasse la costruzione.Si tratta di un approccio inconsueto nella costruzione di grandi edifici ecclesiastici: le opere d’arte non sono state ritenute decorative ma complementari all’architettura.
Alcune opere sono intese come “arte devozionale” e sono state create in dimensioni tali da coinvolgere il fedele individualmente.
Altre sono state create di scala tale da coinvolgere tutta l’assemblea nelle celebrazioni liturgiche.
Quindi i lavori di Robin Blau, Ann Ferguson, Kevin Perkins, Peter Corlett, Phil Cooper, Rachel Ellis, Graham Eddie, Hendrik Forster e lo scomparso Klus Zimmer non sono stati concepiti come elementi separati, ma sono il risultato di un intenso dialogo col gruppo di
progettisti.Le opere, in metallo, vetro, pietra e stoffa, si presentano come un assieme dinamico, sia per chi prega, sia per l’azione liturgica.
L’unica opera d’arte non commissionata è l’immagine della Vergine: su questa la discussione fu lunga e complessa. Si decise di acquistare una Madonna con bambino di scuola tedesca del XV sec. e in ossequio al principio di mantenere un rapporto con le tradizioni del passato.
Il cattolicesimo in Australia giunse dal cuore dell’Europa. Era giusto riconoscere questa eredità e l’immagine della Vergine Maria, e i fedeli l’hanno accolta con entusiasmo.
Come in qualsiasi altra grande cattedrale, è legittimo aspettarsi che in futuro i fedeli vorranno abbellire la costruzione con altre, nuove opere d’arte.Progetto: Arch. Romaldo Giurgola, MGT Architects, Canberra
Foto: Rev. Fr. Robert Cross, West Australian Photography

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