Caterina Giannattasio


Nel quadro dei processi di trasformazione che stanno investendo, ormai da decenni, il paesaggio contemporaneo, se si relazionano i centri storici ‘minori’ ai sistemi insediativi che contraddistinguono un’area vasta metropolitana o una regione, è evidente che essi possano essere intesi come ‘periferie territoriali’, denunciando, per certi versi, problematiche analoghe a quelle che investono le realtà urbane.
Si tratta, in altre parole, di luoghi ‘al margine’ che, per riuscire a mantenere un ruolo non semplicemente addizionale alla città tradizionale, hanno la necessità di rinnovarsi, trasformarsi, adeguarsi alle istanze della vita attuale, con una serie di conseguenze, sia dal punto di vista strutturale che formale.
A tal proposito, degne di interesse sono alcune località francesi, la cui vitalità è stata fortemente minacciata a partire dagli anni sessanta, ma che sono riuscite ad affrontare adeguatamente la questione.
Ciò grazie all’applicazione della loi Malraux, n. 62/903 del 4.8.1962,1 con cui è stato possibile controllare fenomeni di isolamento e di ghettizzazione di intere aree urbane e di avviare interventi di rivitalizzazione.

Colmar, planimetria indicante il perimetro del secteur sauvegardé, la superficie commerciale e i punti di sosta presenti nell’area protetta (da Ministère de l’Équipement, du Logement et du Transport, M. Berger, Ville de Colmar. Secteur sauvegardé. Rapport de Présentation, Paris, août 1994, fig. 3, p. 46)

La legge, infatti, rende obbligatoria, per alcuni ambiti prescelti – i cosiddetti secteurs sauvegardés- la redazione di plans de sauvegarde et de mise en valeur, strumenti di pianificazione particolareggiata volti alla tutela ed alla rivitalizzazione dei centri storici, fondati sulla puntuale conoscenza del patrimonio edilizio e sulla contemplazione di aspetti di ordine giuridico, amministrativo, tecnico, economico e sociale.
La messa in atto di tale politica ha consentito di giungere all’individuazione di soluzioni ‘personalizzate’, capaci di mutare la ‘vocazione’ originaria di un determinato ambito, trasformandolo, ad esempio, in attrattore turistico, economico, culturale … e quindi restituendogli una funzione rispondente alle moderne esigenze, onde evitare, insomma,
processi di graduale spegnimento o di ‘musealizzazione’.
Particolarmente significativi risultano, in questo senso, i piccoli centri di Colmar e Figeac, dove il successo verificatosi è certamente legato anche alla presenza di un’amministrazione locale molto attiva, che ha stimolato, peraltro, il coinvolgimento dei residenti nelle scelte operative.

Colmar, rue des Boulangers. La via rientra in una zona
ad alta densità commerciale (foto 2000)
Colmar, Petite Venise, scorcio di rue de la Poissonnerie. L’area, una delle più turistiche della città, è il frutto di un intervento di ‘restauro’ che ha fortemente compromesso l’autenticità dei luoghi, conferendo loro un falso carattere pittoresco (foto 2000)
Figeac, vista aerea della città con la perimetrazione del secteur sauvegardé(Mairie de Figeac)

In particolare, Colmar (Alsace, Haut-Rhin) rappresenta una delle prime località in cui si è applicata la suddetta legge. Il settore di salvaguardia, di estensione pari a 35 ha, è stato creato nel 1966 e sottoposto ad un aggiornamento nel 1995, conseguentemente all’effettuazione di un bilancio su trent’anni circa di sperimentazione.2 Da esso è emerso che, nonostante le misure adottate, nel centro storico si è continuato a verificare un fenomeno di spopolamento;3 inoltre, si sono registrate difficoltà per lo sviluppo del settore commerciale e la funzionalità del sistema viario, e si è presa coscienza della realizzazione di improprie operazioni di restauro, che, a detrimento del carattere tradizionale e dell’autenticità del patrimonio architettonico, hanno unicamente puntato ad enfatizzare il carattere pittoresco della città
per meri scopi turistici.
Di conseguenza, si sono avviate azioni mirate a ripopolare il nucleo antico, migliorando le condizioni delle cellule abitative in termini di salubrità e comfort – al fine di renderle competitive con quelle di periferia – valorizzando le attrezzature sul piano culturale, commerciale e ricreativo e facilitando l’accessibilità; inoltre, si sono definite idonee
misure per la conservazione dell’edilizia storica, fondate sui moderni principi del restauro, rinunciando alla realizzazione di interventi vistosi e falsificatori.
Differente è il caso di Figeac (Aquitaine, Lot-et-Garonne), il cui settore di salvaguardia è di estensione analoga a quella di Colmar, ma di più recente creazione (1986). Qui, per scongiurare i fenomeni verificatisi altrove, si è operato, innanzitutto, a scala territoriale, ovvero considerando il centro urbano come parte integrante di un tessuto regionale
più ampio, promuovendo azioni di aménagementglobale, incentrate su aspetti legati all’impiego, alla cultura e allo svago. In dettaglio, con l’applicazione del piano si è puntato a me
ttere in atto strategie volte a valorizzare l’area protetta attraverso interventi sul costruito storico; promuovere lo sviluppo infrastrutturale; incentivare il ‘ritorno al centro’ introducendo attrezzature e servizi; abbellire la città, ponendo l’accento sull’estetica urbana.4
I risultati, in termini quantitativi, sono stati certamente soddisfacenti: infatti, in un parco immobiliare costituito da 4800 alloggi, se ne sono riabilitati 1404, di cui 484 convertiti in habitations à loyer modéré (HLM), scongiurando, in tal modo, l’allontanamento delle classi sociali meno abbienti. In termini qualitativi, però, così com’è avvenuto a Colmar nei primi decenni di applicazione del piano, si assiste al perdurare di un mancato adeguamento ai moderni principi del
restauro,5 enfatizzando il significato ‘estetico’ del patrimonio architettonico e penalizzando quello ‘storico’, come attestano i diffusi interventi di restitution, con cui si privilegiano, specialmente in presenza di strutture medievali, le presunte forme originarie.

Figeac, edificio in rue Seguier.
L’immagine evidenzia una prassi molto diffusa in Francia, consistente nell’evidenziazione degli elementi di origine medievale, tralasciando del tutto l’unità formale dell’opera architettonica (foto 1998)
Figeac, edificio in place Champolliot, 4.
L’episodio, di fondazione duecentesca, è l’unico caso appartenente al settore di salvaguardia che conserva tutte le stratificazioni, non essendo stato ancora
interessato da un’operazione di restitution (foto 1998)

1. Per approfondimenti cfr. C. Giannattasio, La legislazione relativa ai settori di salvaguardia in Francia, in Interreg IIC Cadses – Let’s care Method, H. Porfyriou (a cura di), Studi comparativi:
1. Metodi e strutture catalografiche europee nell’ambito dei beni architettonici e culturali;
2. La legislazione relativa ai settori di salvaguardia in Europa, Padova 2002, pp. 127-159, 240-253, 274-277. Cfr. anche, della stessa autrice, Il restauro urbanistico in Francia: 1962-2002. Piani e interventi nei secteurs sauvegardés, Quaderni di Ricerca del Dipartimento di Restauro e Costruzione dell’Architettura e dell’Ambiente della II Università di Napoli, Napoli 2003 e La tutela dell’ambiente costruito.
Le disposizioni in Francia, in ‘Arkos’, VII (2004), pp. 61-67.
2. A tal proposito cfr. Ministère de l’Équipement, du Logement et du Transport, M. Berger, Ville de Colmar. Secteur sauvegardé. Rapport de Présentation, Paris, août 1994; Ministère de l’Aménagement, du Territoire, de l’Équipement et des Transports, Ministère de la Culture, M. Berger, Ville de Colmar. Secteur sauvegardé.
Dossier de publication. Règlement du plan de sauvegarde et de mise en valeur, Paris, avril 1995.
3. Esso è da implicare, in generale, ai seguenti aspetti: preferenza per abitazioni collocate in periferia, facilmente
raggiungibili e dotate di un maggior numero di comfort rispetto agli alloggi del centro storico; incontrollato sviluppo del terziario, con la conseguente trasformazione delle abitazioni in uffici, e delle attività commerciali, che sono andate ad occupare, oltre ai piani terra, anche quelli superiori, riducendo sensibilmente il numero di vani con funzione residenziale;
mutamento del modello sociale, rappresentato da famiglie composte da un numero sempre più ridotto di persone, e conseguente calo della domanda di ampi appartamenti.
4. Ministère de l’Équipement, du Logement, des Transports et de la Mer, Direction de l’Architecture et de l’Urbanisme, Commune de Figeac, A. Melissinos, G. Seraphin, Secteur sauvegardé de Figeac. Règlement, avril 1990; Ministère de l’Équipement, du Logement, des Transports et de la Mer, Direction de l’Architecture et de l’Urbanisme, Commune de Figeac, A. Melissinos, G. Seraphin, Secteur sauvegardé de Figeac.
Rapport de présentation, février 1991.
5. Cfr. C. Giannattasio, I recenti interventi di ripristino nel ‘secteur sauvegardé’ di Figeac e la pratica del restauro
in Francia, Atti del 5° Congresso Internazionale sul Restauro del Patrimonio Architettonico – Firenze 2000 (Firenze, 17-24 settembre 2000), CICOP, Firenze 2000, pp. 258-266.

Ad ogni modo, tali casi, nonostante i limiti, dimostrano come interventi volti alla valorizzazione del patrimonio possano rappresentare un effettivo vettore di sviluppo, oltre che un efficace strumento per far fronte al fenomeno dello spopolamento dei centri storici, tuttora grande piaga di numerose città europee; ciò, innanzitutto, rispondendo
alle esigenze dei cittadini, puntando sul settore residenziale, commerciale, artigianale, amministrativo, nel rispetto del principio di mixitésociale e funzionale, e non affidandosi unicamente al rilancio turistico, che condurrebbe alla creazione di villes-musée. In altri termini, essi offrono uno spunto per riflettere su questioni evidenziate dalle Carte del Restauro, ma purtroppo, spesso non ancora recepite, ed in particolare sulla necessità di favorire la cooperazione tra i vari stati europei, mettendo a frutto le esperienze, positive e negative, compiute in decenni di sperimentazione.
La situazione si mostra particolarmente delicata proprio se riferita ai centri storici, caratterizzati dalla cosiddetta ‘edilizia diffusa’, il più delle volte manomessa per mancato riconoscimento del significato storico e culturale che essa possiede. E il discorso diviene sempre più complesso per le località di esigue dimensioni, che rischiano di divenire luoghi sempre più marginali, subordinati ai maggiori insediamenti urbani, e, paradossalmente, alle stesse periferie, divenute poli di attrazione commerciale, economica, amministrativa, ricreativa.
In tale quadro, la metodologia operativa attuata dalla nazione francese sembra essere l’unica perseguibile, mettendo essa in risalto la dimensione urbanistica del concetto di tutela, nonché operando secondo uno
spirito di giustizia sociale e nel rispetto del principio di conservazione integrata.

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