Costruita col bosco e con l’erba

Stone Creek Camp, a Bigfork, nel Montana un luogo che parla di un’altra epoca, quasi di un altro mondo. Dove “natura” fa ancora rima con “avventura”.

Realizzata per una coppia di amanti della natura, questa è più che una casa: è un luogo in cui artefatto ed elemento paesaggistico si intersecano vicendevolmente per raggiungere un equilibrio nuovo, in cui l’architettura va oltre il tema dell’imitazione o della mimesi, per abbracciare decisamente il materiale nella sua manifestazione più evidente, quasi selvaggia, come cifra esplicativa e interpretativa. L’edificio si dilegua tra i ciocchi e ta i fili d’erba che crescono sopra la copertura. Ma non cessa di essere frutto di progetto, e la precisione degli allineamenti, il rigore ritmico delle aperture e degli spigoli lo rendono un momento di sublime alleanza tra ragione e sentimento.La parte posteriore del complesso (che raccoglie la casa padronale, un edificio più piccolo e una casa per gli ospiti) si estende sul terreno che scende verso il lago. Se verso l’alto il complesso confina col bosco, verso il lago il panorama si slarga in un ampio orizzonte. Così qui l’edificio indugia sul concetto di gradinata che consente di proiettare all’interno, attraverso ampie vetrate, lo splendore delle visuali sconfinate. Le poche superfici in cemento grezzo a vista interrompono il predominio del legno, che nei tagli più diversi riempie le pareti esterne e interne. Il disegno architettonico si limita a tratteggiare superfici, piani, gabbie strutturali: l’eloquenza del costruito è patrimonio dei materiali. All’interno della casa, l’originale sistemazione di ciocchi accatastati entro telai metallici si accosta a superfici in pietra: isolamento e traspirabilità sono assicurati.Il nome, Stone Creek Camp, già dice tutto, associando i termini  “pietra”, “baia”, “campo”. Ma non tragga in inganno: non si tratta di un resort o di albergo, bensì di una comproprietà, per pochi appassionati. Nato comunque per iniziativa di chi intendeva mantenere con decisione il carattere originario del sito.
Il progetto architettonico riesce qui a realizzare qualcosa che ha del miracoloso. Al di là del rapporto esterno-interno che si esperisce attraverso le aperture, il bosco, la natura, il declivio che scende nel lago qui si fanno presenti nella molteplicità dei materiali e nel loro presentarsi in modo schietto, quasi sfacciato. nella cucina, nal salone, nei corridoi interni, al legno tagliato e accatastato si alterna la pietra sulle pareti verticali: una finitura più pregiata, quasi “urbana” è riservata alle pavimentazioni e ai soffitti.
Il che è un po’ come dire che ci si muove in un ambiente totalmente progettato per il comfort e l’accoglienza, ma che si esprime con il linguaggio della natura selvaggia.La cucina della casa maggiore: spazio passante contiguo al soggiorno (vedi la pianta nella pagina precedente) tra due muri pieni, di cui uno (quello in pietra) si avvolge a definire una nicchia in cui trovano posto i forni. Le mensole a vista completano l’immagine relativamente spartana dell’ambiente. La casa è nel suo complesso concepita secondo il dogma di Charles Moore, per il quale architettura vuol dire rafforzare il senso del luogo.L’atmosfera di questi ambienti può anche ben intendersi come un portare un passo più in là la tendenza delle “prairie house” di Frank Lloyd Write, ovvero un fondersi tra design e tradizione vernacolare americana, in cui la fattoria è una presenza cospicua, solitaria sul terreno, articolata perché è un organismo autosussistente.L’importanza dei materiali di costruzione è prevalente proprio perché la fabbrica artigianale cerca necessariamente di esaltarne le prestazioni senza inseguire fantasie espressive di derivazione artistica. Così qui vediamo come l’impatto estetico sia esclusivamente dovuto alle nude superfici, cospicue nella manifestazione materica. Sotto: l’ingresso.Guardare una parete di ciocchi segati o una superficie di pietre a spacco non è infatti come porsi di fronte a un piano trattato a stucco o intonacato e pitturato. Qui colore e ornamento sono bensì frutto di progetto, ma anche derivato della materia grezza. In questa manifesta autenticità materica c’è un che ri fortemente artistico, l’espressione di una verità che sta al di là delle forme. Alcuni osservatori notano che l’architettura di Andersson e Wise a volte ricorda quella delle grotte: un po’ come risalire alle origini. Il miracolo si compie proprio nella capacità di ricorrere a questa espressività primigenia del materiale grezzo, coordinandolo tuttavia con l’agio dell’organizzazione interna degli spazi e del loro corredo strumentale che li rendono facilmente abitabili. Quello che maggiormente stupisce, nell’osservare la parete di ciocchi, questa invenzione “postecologista”, è la precisione del piano che si forma, e allo tesso tempo la sua articolata differenziazione: chi mai vi conficcherebbe un chiodo?La casa per l’ospite, in realtà un edificio di minori dimensioni che fa parte dello stesso complesso. Anche qui risalta il ruolo delle vetrate verso il lago, inserite in un disegno strettamente tradizionale, col tetto a due spioventi e pareti esterne in pietra e in assi di legno.
Il disegno e l’esecuzione della guest house sono più consueti, rispetto all’originalità delle pareti in ciocchi accatastati della casa principale, ma il suo profilo si inserisce con grazia nell’insieme.
Gli edifici sono vicini, e si guardano l’uno con l’altro, ma sono autonomi: la loro stessa fabbrica ne sottolinea l’autonomia.
Nella sala panoramica, quasi un loggiato chiuso da vetrate, si nota la leziosità delle assi di legni alternati per cromia e altre soluzioni come le zampe del tavolo disegnate a  spirale bicroma. Nella pagina a destra, dall’alto: sezione, pianta e altre viste della guest house.Arthur W. Anderson e F. Christian Wise hanno costituito il loro studio associato nel 2001, dopo una collaborazione quindicennale che li ha visto assieme a Charles W. Moore, che è considerato uno dei maggiori progettisti e teorici del XX secolo. Elaborando quelle idee, Andersson Wise Architects, in cui opera una decina di professionisti, ha prodotto opere di eccellenza in campo pubblico, provato, religioso, istituzionale (Gethsemane Cathedral di Fargo, Washington State History Museum di Tacoma, <Laurie Engineering Center, University of Michigan….). Con la loro opera Anderson Wise Architects cercano di recuperare il significato simbolico dell’architettura mentre evidenziano la connessione fisica e storica col sito, elaborando i loro progetti in collaborazione col committente.

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