Cappelle dove il legno ha un cuore


ATTUALITÀ IL PREMIO DIARCHITETTURA PRITZKER 2009 A PETER ZUMTHOR

“I suoi edifici hanno una presenza imponente, tuttavia esprimono una capacità di inserirsi in modo ragionato, il che ancora una volta dimostra come un atteggiamento di modestia nell’ap-proccio progettuale non sia affatto incompatibile con un risultato generale di grande impatto.” Questo è uno dei passaggi più significativi della motivazione con la quale la Giuria del Pritzker ha assegnato il pre-mio allo svizzero Peter Zumthor.

Formatosi nella bottega paterna, Zumthor ha esercitato dai quindici anni il mestiere di mobiliere: solo successivamente ha studiato alla Scuola di Arti e Mestieri e quindi design al Pratt Institute di New York.

Arch. Peter Zumthor

(foto di Gary Ebner)

Ha aperto il suo studio nel villaggio di Haldenstein, dove tuttora opera: tra le montagne, con un piccolo gruppo di collaboratori. Non ha all’attivo una quantità travolgente di opere, ma quelle compiute, recano tutte il sigillo di una perfezione straordinaria pur nella semplicità generale della forma.
Due cappelle spiccano tra queste: la cappella di San Benedetto (cfr. CHIESA OGGI architettura e comunicazione
n. 82/2008), già da molti anni indicata quale esempio di purezza essenziale. Più recente, la cappella dedicata a Fratel Klaus (lo svizzero St. Nicholas von der Flue) è stata costruita da un coltivatore e sua moglie, Hermann-Josef e Trudel Scheidtweiler, nella campagna presso Wachendorf in Germania.

La cappella di Wachendorf (Germania), progetto di
Peter Zumthor: vista interna e esterna.

(foto di Pietro Savorelli)

L’idea di Zumthor è stata semplice: 112 tronchi diritti posti a “tenda indiana” hanno costituito una struttura conformata secondo il disegno dell’architetto, così da lasciare l’accesso su un lato. Attorno a tale struttura, giorno dopo giorno i coniugi hanno accatastato strati su strati di cemento compresso e lisciato esternamente a cazzuola fino a costituire un
monolito. Poi per tre settimane è stato tenuto acceso un falò dentro la “tenda”, finché i legni carbonizzati sono stati tolti. Ne resta all’interno l’impronta che trasfigura il cemento.

 

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